Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 23, 1948)
Buona festa dei lavoratori. Soprattutto a chi non ha un lavoro e lo cerca disperatamente.
E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, al lamento d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.
«Al liceo avevo un professore di italiano che si chiamava Emanuele Cassesa. Era uno scioperato, passava le notti nelle bische clandestine, ma ci spiegava Dante in un modo straordinario. Aveva la capacità di smontare il testo, riducendolo a delle concretezze, da noi facilmente afferrabili e poi ricostruirlo poeticamente trascinandoci nel turbinio di sensazioni e di idee e tornare ai livelli di Dante. L’intera classe, 27 imbecilli, semplicemente lo capiva. Ci tenne tre sole lezioni su Dante, poi disse: “Basta, le lezioni sono finite perché lo stipendio che mi passa lo Stato equivale a tre sole mie lezioni”. Protestammo tutti. Allora Cassesa disse: “Va bene, se ci tenete proprio a queste lezioni, allora mi pagate voi privatamente. Non pretendo molto, un pacchetto di sigarette Macedonia a settimana”. Così ci tassammo e diventammo esosi, Cassesa doveva fare lezione fino al tocco della campanella, non terminare un secondo prima, perché pagavamo e lo pretendevamo. Solo dopo capii che era un suo abilissimo modo per fregarci tutti.» – Andrea Camilleri
Tratto da “La lingua batte dove il dente duole“, dialogo sulla lingua italiana tra Andrea Camilleri e Tullio De Mauro.
Quanto la bellezza delle parole può portarci a guardare oltre il nostro orizzonte quotidiano e quanto può essere il ruolo del maestro in tutto ciò?
Lasciamo che il bello ci rapisca e ci travolga anche in questo anno che verrà. Pretendiamolo ma allo stesso tempo ricerchiamolo attivamente ogni giorno.
Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri. Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio. Ti auguro tempo per guardare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono. Ti auguro tempo anche per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.
Elli Michler
Buon Natale, amici dalla redazione di fuoritempofuoriluogo.
Ecco, arriva questo mese dell’anno e, puntuali come sempre, siamo pronti a farci problemi dove non ce ne sono e ad avere assurdi sensi di colpa semplicemente perché vediamo nelle maschere di zucca un modo per divertirci e trascorrere momenti di allegria.
Parliamo di Halloween, la terribile festa americana, oscura e tenebrosa che non va festeggiata in Italia in quanto inneggiante al male ma soprattutto perché lontana dalle nostre tradizioni. 🎃🎃🤦🏻♀️
Direi però di concentrarci sui suoi aspetti storici.
Prima di tutto NON è una festa americana. Infatti alcuni ricercatori ritengono come questa tradizione abbia delle radici celtiche.
Halloween prenderebbe origine dall’antica festa di Samhain, una sorta di capodanno celtico che separava il periodo estivo da quello invernale. La festa di Samhain durava un’intera settimana durante la quale, secondo le credenze dell’epoca, il mondo terreno e quello dell’aldilà potevano incontrarsi. (tratto da https://www.focusjunior.it/comportamento/feste/halloween/halloween-quando-si-festeggia-e-perche/)
Inoltre sembra che la parola “Halloween” sia nata dall’espressione “All Hallows’ Eve”, indicante la vigilia della festa dedicata a “Ognissanti” ed usata in Scozia a partire dal XVIII secolo.
Le migrazioni degli irlandesi verso gli Stati Uniti, nel corso dell’Ottocento, determinarono lo spostamento di abitudini e tradizioni locali, tra cui quelle dedicate ad Halloween che quindi così ebbe modo di diffondersi in America e da lì poi nel mondo.
Fu però con l’istituzione ufficiale della festa dedicata a tutti i Santi che le popolazioni che festeggiavano la festa di Samhain la spostarono al 31 ottobre.
Durante la notte di Samhain veniva lasciato del cibo ai morti in modo da evitare che questi potessero fare dei dispetti ai vivi. Ed ecco spiegato il famoso “Dolcetto o scherzetto”, il famoso trick-or-treat.
L’ultimo mistero legato ad Halloween e che sveleremo è ovviamente quello della zucca.
Come facilmente intuibile, alla sua base vi è una leggenda.
In un tempo molto lontano in Irlanda viveva un agricoltore dispettoso di nome Jack. Amante dei tormenti e dei dispetti, nonché autore di scherzi inquietanti e terribili, riuscì ad imbrogliare il diavolo in persona, costringendolo a rifugiarsi sopra un albero. Per non farlo scendere, Jack incise sul tronco una croce, e cominciò a mercanteggiare con Lucifero. Dopo lunghe trattative, si giunse ad un compromesso: il diavolo avrebbe salvato Jack dall’inferno e lui, in cambio, gli avrebbe permesso di scendere dalla pianta. Sicuro di rimanere impunito, il furbo Jack cominciò a combinarne di tutti i colori, commise tanti di quei peccati, ma, quando arrivò il suo momento, la parola di Lucifero si rivelò infondata, e il nostro Jack non venne perdonato, né ammesso in Paradiso. Costretto a vagare sulla terra senza riposo, decise di svuotare e intagliare una zucca e di metterci una candela dentro per farne una lanterna da usare nelle notti tenebrose. (https://www.ilmessaggero.it/social/zucca_halloween_perche_storia_31_ottobre_ognissanti-4831226.html)
Detto questo, finalmente intagliamo le zucche ma soprattutto mangiamole e al bando le superstizioni assurde che sembrano sempre più diffondersi inutilmente. Godetevi la cascata di dolcetti, se siete bambini (e non solo), ma prima di tutto divertitevi con i vostri costumi spaventosi.
La redazione di fuoritempofuoriluogo è in vacanza ma presto torneremo con articoli sempre più nuovi ed intriganti. Stay tuned!!! Nel frattempo leggete e rileggete i nostri articoli storici cliccando sul link e seguiteci su INSTAGRAM, FACEBOOK e TIK TOK. A presto #fuoritempofuoriluogo #rewind #articolistorici #onholiday #vacanze #ristoro #ferie #brainstorming
Uomo sensibile e umile, uno dei personaggi più importanti della storia contemporanea, Francesco lascia un segno indelebile in ognuno di noi e sicuramente continuerà a farlo in futuro. Uomo di Chiesa ma soprattutto uomo di speranza contro ogni difficoltà per tutti i sofferenti – come ha detto il nostro presidente Mattarella- Papa Francesco ha riscritto la storia della Chiesa dandole un’impronta nuova e moderna.
La sua benedizione Urbi et Orbi, impartita ieri, appare quindi non solo come il suo ultimo saluto al mondo ma come un gesto di speranza e di consapevolezza per ognuno di noi.
L’amicizia non è frutto di calcolo, e neanche di costrizione: nasce spontaneamente quando riconosciamo nell’altro qualcosa di noi. E, se è vera, l’amicizia è tanto forte che non viene meno neanche di fronte al tradimento”. “E oggi Gesù, nel Vangelo, ci dice che noi per Lui siamo proprio questo, amici: persone care al di là di ogni merito e di ogni attesa, alle quali tende la mano e offre il suo amore, la sua Grazia, la sua Parola; con le quali – con noi, amici – condivide quello che ha di più caro, tutto quello che ha udito dal Padre. Fino a farsi fragile per noi, a mettersi nelle nostre mani senza difese e senza pretese, perché ci vuole bene. Il Signore ci vuole bene, come amico vuole il nostro bene e ci vuole partecipi del suo.
E con un ramo di mandorlo in fiore, a le finestre batto e dico: «Aprite! Cristo è risorto e germinan le vite nuove e ritorna con l’april l’amore Amatevi tra voi pei dolci e belli sogni ch’oggi fioriscon sulla terra, uomini della penna e della guerra, uomini della vanga e dei martelli. Aprite i cuori. In essi irrompa intera di questo dì l’eterna giovinezza ». lo passo e canto che la vita è bellezza. Passa e canta con me la primavera.