Quanto sono l’altro e in quale misura sono determinato dalla sua presenza?
How the way I am and exist is determined by who surrounds me and how am I the other one?
Quanto sono l’altro e in quale misura sono determinato dalla sua presenza?
How the way I am and exist is determined by who surrounds me and how am I the other one?
Dove finiscono i nostri sogni quando ci svegliamo?
Where do our dreams go when we wake up?
L’inganno dell’adulatore
Non c’è niente di più ignobile di un adulatore. Perché? Perché davanti a lui si è indifesi. Non si può accondiscendere senza essere ridicoli a ciò che blatera in vostro favore, ma non si può nemmeno redarguirlo e voltargli le spalle. Ci si comporta scioccamente come se si fosse contenti delle sue esagerazioni. Lui crede di avervi messo nel sacco, e assapora la sua vittoria senza che possiate disingannarlo. Che cosa ignobile!
EMIL CIORAN, Quaderni, 1957/72 (postumo).
Le parole di Cioran ci inducono a riflettere sull’inganno dell’adulazione. Quanto pesano sulla nostra individualità quelle parole che nascono solo per prenderci in giro, parole vacue perché adornate di un significanza vuota e falsa?

Vi è mai capitato di imbattervi in una persona che ha cercato di “comprarvi” con falsi complimenti?
Come vi relazionate con gli adulatori? Quanto vi influenzano?
Link:
https://www.libriantichionline.com/divagazioni/emil_cioran_ignobile_adulatore
Basta con la guerra
Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte
né per mare né per terra:
per esempio, LA GUERRA
-Gianni Rodari

« È importante sapersi ritirare in se stessi: un eccessivo contatto con gli altri, spesso così dissimili da noi, disturba il nostro ordine interiore, riaccende passioni assopite, inasprisce tutto ciò che nell’animo vi è di debole o di non ancora perfettamente guarito. Vanno opportunamente alternate le due dimensioni della solitudine e della socialità: la prima ci farà provare nostalgia dei nostri simili, l’altra di noi stessi; in questo modo, l’una sarà proficuo rimedio dell’altra. La solitudine guarirà l’avversione alla folla, la folla cancellerà il tedio della solitudine. »
Lucio Anneo Seneca, “De tranquillitate animi”
Solitudine e socialità: due sostantivi dal significato antitetico ma non per questo indicanti realtà disgiunte l’una dall’altra.
La socialità è parte costitutiva dell’essere “umani”. D’altronde Aristotele stesso, secoli prima, lo aveva evidenziato sottolineando la natura relazionale degli uomini attraverso la nostra definizione come “animali sociali”. Non possiamo essere e vivere da soli vista la nostra natura. Talvolta, tuttavia, ne sentiamo la necessità.

In tal senso la solitudine può essere intesa come un vero e proprio balsamo, in grado di allontanarci da ciò ci “intossica” ma anche di rigenerarci e di riportare alla luce ciò che di più intimo alberga in noi, come desideri, passioni e sogni a cui da tempo non prestiamo più attenzione, presi dalla frenesia del nostro tempo.

Solitudine e socialità non hanno ragion d’essere l’una senza l’altra. Solo soli, apprezziamo la socialità e solo in compagnia apprezziamo la solitudine.
E voi, che rapporto avete con queste realtà della natura umana?
Link:
https://fuoritempofuoriluogo.com/2019/10/30/la-solitudine-e-la-riscoperta-di-se/
Maria Domenica Depalo
“La cosa migliore da fare quando si è tristi”, replicò Merlino, cominciando a soffiare e sbuffare, “è imparare qualcosa. È l’unica cosa che non fallisce mai. Puoi essere invecchiato, con il tuo corpo tremolante e indebolito, puoi passare notti insonni ad ascoltare la malattia che prende le tue vene, puoi perdere il tuo solo amore, puoi vedere il mondo attorno a te devastato da lunatici maligni, o sapere che il tuo onore è calpestato nelle fogne delle menti più vili. C’è solo una cosa che tu possa fare per questo: imparare. Impara perché il mondo si muove, e cosa lo muove. Questa è l’unica cosa di cui la mente non si stancherà mai, non si alienerà mai, non ne sarà mai torturata, né spaventata o intimidita, né sognerà mai di pentirsene. Imparare è l’unica cosa per te. Guarda quante cose ci sono da imparare”.
– T. H. White
Il pensiero di White sottolinea la possibilità di affrontare e vincere quei momenti di tristezza nei quali inevitabilmente ci si può imbattere nel corso del tempo, attraverso quella “semplice” attività che è l’imparare.
Si può apprendere qualsiasi cosa: dal cucito alla cucina, dalla letteratura alla logica matematica, dalla passeggiata in luoghi sconosciuti al canto. Tutto si presta a questo ruolo salvifico.

Tutto quello che stimola l’intelletto non può non aiutarci quando tutto appare così insormontabile, difficile e complesso tanto da farci sentire smarriti, soli e tristi.

Condividete il pensiero di White? Come vi approcciate alla tristezza?
Maria Domenica Depalo
L’importanza della tenacia
Oggi parliamo di tenacia e, per farlo, faremo riferimento ad un brano di Hermann Hesse che ho scoperto su Libriantichionline, un sito che amo particolarmente sia per la ricchezza dei testi che per le proposte editoriali che comprendono libri rari ed edizioni preziose.
“C’è una virtù che molto amo, l’unica. Essa ha nome tenacia […]tutte le altre virtù, tanto amate e lodate, sono obbedienza a leggi che sono state imposte da uomini; soltanto la tenacia non si inchina a queste leggi. Chi è tenace obbedisce infatti a un’altra legge, una legge particolare, assoluta, ente sacra, la legge che ha in se stesso, il “tenere a se stesso”.(tratto da Il coraggio di ogni giorno)

Cos’è la tenacia, secondo voi? Personalmente ritengo che sia una caratteristica umana intimamente e fortemente connessa non solo alla nostra volontà di affrontare le difficoltà della vita ma al contempo anche alla perseveranza nel perseguire e realizzare i nostri obiettivi. Ecco perché è giusto pensare ad essa come ad una virtù che obbedisce all’unica legge che in fondo conta: il tenere a se stessi anche perché tutto parte e riparte dalla propria persona. Anche e soprattutto il rapporto con il prossimo.
Link:
https://www.libriantichionline.com/divagazioni/hermann_hesse_tenacia
Maria Domenica Depalo
La felicità
La felicità è uno stato mentale, corporeo, che sentiamo in modo acuto, ma che è ineffabile. Una sensazione che non è possibile condividere con altri. Ciononostante, la caratteristica principale della felicità è quella di essere un’apertura di possibilità, in quanto dipende dal punto di vista con il quale la esperiamo. (vedi https://www.libriantichionline.com/divagazioni/zygmunt_bauman_paradosso_felicita)
Concludiamo quindi questo mese con le parole dedicate alla felicità dal filosofo polacco Zygmunt Bauman. Cosa ne pensate?
In particolare:

Se vi va, rispondete a queste domande nello spazio dedicato ai commenti. Ogni pensiero sarà apprezzato.
Link: https://www.libriantichionline.com/divagazioni/zygmunt_bauman_paradosso_felicita
Maria Domenica Depalo
Conosci te stesso.
Concludiamo il mese di settembre con una riflessione antica ma sempre attuale, che trae origine da un’iscrizione presente nel tempio dedicato al dio Apollo a Delfi: γνῶθι σαυτόν(gnothi sautòn), cioè “conosci te stesso.
Quanto ci conosciamo? Quanto siamo consapevoli del nostro valore, delle nostre prerogative e dei nostri desideri ma anche dei nostri difetti e delle nostre manchevolezze?

Se vi va, rispondete alle domande e condividiamo le nostre riflessioni a riguardo.
Maria Domenica Depalo
Fuoritempofuoriluogo va in vacanza. Ci vediamo a gennaio per nuovi e interessanti articoli.
Buon Natale e buon anno! Nel frattempo, godetevi i nostri “vecchi” articoli.
Fuoritempofuoriluogo is on holiday. Stay tuned! We will be back soon! In the meanwhile, read our old articles and Happy Christmas and happy new year.
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