Parole su carta: recensione di “Giuro che non mi sposo” di Elisabeth Gilbert

Parole su carta: recensione di “Giuro che non mi sposo” di Elisabeth Gilbert

Incuriosita da un titolo d’effetto ma decisamente molto lontano da quello originario, Giuro che non mi sposo si propone come seguito ideale della storia d’amore tra l’autrice e giornalista Elizabeth Gilbert ed il suo compagno Felipe, che abbiamo già avuto modo di conoscere in Mangia, prega ama.

fotodi©MariaDomenicaDepalo

Reduci entrambi da due divorzi molto sofferti e difficili, innamoratissimi l’uno dell’altro, i nostri protagonisti vivono la loro relazione con una serenità nuova ed accogliente, godendo della tranquilla quotidianità di una coppia ben affiatata e completa nella sua reciprocità. Almeno fino al giorno in cui vengono fermati dagli agenti dell’immigrazione dell’aeroporto di Dallas. Il motivo? Felipe non è americano e tutti quei viaggi negli States appaiono sospetti. Per non parlare della sua permanenza illegale presso il domicilio di Liz. A nulla servono le giustificazioni: Felipe deve essere immediatamente espulso dagli USA.

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L’unico modo per restare sarebbe sposare la sua compagna ma ciò non è possibile nell’immediato: è necessario eseguire tutti i controlli e verificare le reali intenzioni dei nostri protagonisti. Ecco quindi un periodo di attesa lungo circa un anno che vede Liz e Felipe impegnati a risolvere tutte le rogne legate alla loro situazione ma soprattutto a viaggiare in Asia per conoscere le popolazioni e le culture locali soprattutto in merito alla tradizione del matrimonio.

La Gilbert, ben lungi dal voler elaborare un saggio accademico, propone un vero e proprio viaggio attraverso celebrazioni, storie e persone impegnate nella preparazione di una delle cerimonie più importanti della vita. Il filo conduttore della narrazione è l’agognato matrimonio che risolverebbe tutti i loro problemi. Ma è davvero così agognato e le ragioni che portano a questa decisione sono quelle giuste? In realtà il suo matrimonio diventa un piacevole e curioso pretesto per addentrarsi in culture e mentalità così straordinarie proprio per la loro singolarità e bellezza e spesso molto differenti da quelle a cui siamo abituati.

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Per quanto la protagonista sia presa da mille ragioni e dubbi relativamente a questo passo così importante (visto che si tratta del suo secondo matrimonio, mi sembra abbastanza legittimo e normale), tuttavia mai ho percepito da parte dell’autrice il desiderio di rinunciare a questo progetto e quella perentorietà presente nel titolo.

D’altronde il titolo originario del libro è Committed, cioè impegnato. Per questo non comprendo la scelta dell’infelice titolo italiano visto che mantenere quello originario forse avrebbe reso maggiormente le idee ed i pensieri dei personaggi. Già sposati intimamente necessitano solo di questo riconoscimento burocratico per tornare alla loro routine e quotidianità.

Consiglio questo libro prima di tutto per sapere come andrà a finire la storia di Liz e Felipe ma anche per la sua natura saggistica che introduce il lettore a momenti di riflessione personale molto profonde ed intime.

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: recensione di Il Signore di Notte di Gustavo Vitali

Parole su carta: recensione di Il Signore di Notte di Gustavo Vitali

Bentornati alla rubrica Parole su carta. Dopo un’estate tesa a scoprire interessanti novità letterarie e a riscoprire opere e capolavori immortali, l’attenzione della redazione di fuoritempofuoriluogo si è soffermata su un giallo ambientato in una Venezia seicentesca alle soglie del Barocco e sempre straordinaria e suggestiva.

Frutto di pura invenzione ma costellata di personaggi reali, come dimostra la bibliografia del romanzo, la trama di Il Signore di Notte si sviluppa in modo avvincente a partire dal rinvenimento del cadavere di un nobile caduto in miseria del quale si occuperà Francesco Barbarigo, proprio uno dei personaggi realmente esistiti a cui facevo riferimento.

La morte del nobile tuttavia sarà solo il primo dei delitti che macchieranno la Serenissima. Ad essere coinvolti nello sviluppo della trama saranno aristocratici ricconi e quelli che vivacchiano malamente, mercanti, usurai, bari, prostitute e altri. Nella vicenda tutti recitano i rispettivi ruoli e la contestualizzano in quella società veneziana che si era appena lasciata alle spalle un secolo di splendore per infilarsi in un lento declino. Compaiono anche personaggi sgradevoli, come i “bravi”, perché il tempo del declino è anche il loro, accomunati agli sgherri da una violenza sordida e sopraffattrice.(cit. dell’autore)

Il romanzo si caratterizza anche di riferimenti a curiosità relative agli usi e tradizioni di Venezia e del suo popolo. Essi permettono di addentrarsi maggiormente nella trama del giallo e di comprendere meglio la psicologia dei personaggi, soprattutto del protagonista che in effetti si presenta in modo molto diverso dal cosiddetto eroe positivo. Il Barbarigo è un uomo contorto che affronta le indagini con una superficialità pari solo alla sua spocchia. Vorrebbe passare come chi sa il fatto suo, spargere sicurezza, ma nel suo intimo covano ansie e antichi dolori. Non sa come cavarsi dagli impicci, cambia idea e umore da un momento all’altro, insegue ipotesi stravaganti e indaga su persone del tutto estranee al delitto. Il linguaggio è spiccio, crudo, spesso beffardo e dissacratorio, mette in ridicolo difetti e difettucci del protagonista e insieme quelli della società del tempo. (cit. dell’autore)

Coinvolto parallelamente anche in trame amorose, il Barbarigo potrà contare sull’aiuto di un capitano astuto e ricco di quella esperienza di cui il protagonista è privo e che gli permetterà di risolvere il caso producendo un finale sorprendente e inatteso.

Per saperne di più e acquistare il libro, cliccate sui link:

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Maria Domencia Depalo

Parole su carta: Baci da Polignano di Luca Bianchini

Parole su carta: Baci da Polignano di Luca Bianchini

Siete mai stati a Polignano? Non ancora? Allora quest’estate non potete non recarvi in un luogo in cui il mare, le spiagge straordinarie e persone dall’animo generoso si mescolano armoniosamente proponendosi come solo alcune delle caratteristiche di questa meraviglia pugliese che funge da sfondo su cui si sviluppano le vicende amorose dei protagonisti del libro di cui parleremo oggi.

Baci da Polignano di Luca Bianchini è l’ideale prosecuzione della storia dei protagonisti, Don Mimì e Ninella in Io che amo solo te” La cena di Natale.

photo by ©MariaDomenicaDepalo

Don Mimì e Ninella, innamorati da sempre l’uno dell’altra ma separati da giovanissimi per volontà e decisione delle famiglie, hanno finalmente una possibilità. Don Mimì è stato lasciato dalla moglie, da sempre gelosa di Ninella, che ha preferito il “tuttofare” di famiglia ad un marito per il quale lei è sempre stata la sua seconda scelta. Tuttavia Ninella sembra apparentemente indifferente a questa possibilità, si dedica alle sue figlie, al lavoro, alle surreali e comiche beghe familiari per un trullo avuto in eredità da una zia che nessuno sembrava frequentare da tempo, ma soprattutto al suo architetto settentrionale.

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Non voglio però svelarvi altro. Posso solo aggiungere che la narrazione ed il racconto scorrono velocemente pagina dopo pagina e che sarà inevitabile immedesimarsi con i personaggi del libro e fare il tifo per loro.

Se siete alla ricerca di una lettura piacevole e volete trascorrere delle ore all’insegna della leggerezza allora non potete non perdervi tra queste righe che vi permetteranno non soltanto di vivere questa tenera storia d’amore ma di cogliere anche l’atmosfera dei luoghi più significativi di Polignano, anche attraverso la descrizione del mare su cui Ninella dirige lo sguardo ogni volta in cui è immersa nei suoi pensieri, ma anche attraverso la statua di San Vito a cui lei si rivolge per dei “consigli d’amore”.

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Buona lettura!

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro

Parole su carta: “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro

Forse il romanzo più noto dell’autrice e scrittrice triestina Susanna Tamaro, “Va’ dove ti porta il cuore” è sicuramente uno dei libri che ho amato di più nella vita. L’ho infatti letto e riletto così tante volte da non ricordare neppure quante ma venendo sempre travolta da un turbine di emozioni fortissime, come se fosse la prima volta.

L’anziana protagonista Olga, tornata a casa dopo un ricovero in ospedale, decide di scrivere una lettera alla nipote Marta ora in America. Il loro rapporto inizialmente ricco di complicità e di affetto, è andato deteriorandosi nel tempo tanto da indurre la ragazza a trasferirsi lontano. La nonna della ragazza, consapevole delle proprie precarie condizioni di salute, ben lungi però dal voler interrompere il soggiorno di Marta negli Stati Uniti, prima che sia troppo tardi vuole parlarle delle sue origini rivelandole alcuni segreti che potrebbero spiegare il perché delle sue inquietudini.

Lo scorrere delle pagine pone l’accento sui momenti più difficili ma anche più intensi della loro vita, dei rapporti con la famiglia ma anche sulla forte conflittualità tra la narratrice e la figlia, Ilaria. Donna problematica, fragile e piena di risentimento nei confronti dei suoi genitori che considera la ragione dei suoi fallimenti, quest’ultima è il riflesso del passato, degli errori ma anche delle speranze disattese dell’autrice di questo diario. La madre di Marta può essere vista in particolare come simbolo di un disfattismo fragile ed intrinseco le cui radici sono profonde ma che non lo giustificano.

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Tuttavia la nostra attenzione non può divergere da una narrazione piena di verità e di dolore ed il cui riscatto sembra essere rappresentato proprio da quella ragazza temporaneamente lontana da casa ma che è ancora sicuramente legata fortemente ad essa.

Maria Domenica Depalo

P.S. Mentre Olga rievoca il suo rapporto con la piccola Marta, riporta alla memoria un libro letto assieme e che presto sarà un altro dei protagonisti di questa rubrica: Il piccolo principe. Voi lo avete già letto?

Parole su carta: “Io uccido” di Giorgio Faletti

Parole su carta: “Io uccido” di Giorgio Faletti

Io uccido” dell’attore, comico, cantautore e scrittore piemontese Giorgio Faletti, scomparso nel 2014, si è rivelato un’incredibile ed appassionante scoperta di cui non potevo non rendervi partecipi.

Thriller psicologico dal linguaggio veloce ma attento nella scelta dei particolari, questo romanzo si caratterizza per una trama complessa, se pur lineare, e soprattutto per una profonda capacità di indagare la psicologia dei personaggi.

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Ambientata a Montecarlo, la storia si sviluppa a partire da un duplice omicidio che vede come prime vittime un pilota di formula uno ed una campionessa mondiale di scacchi; le prime ad essere oggetto di un macabro rituale che andrà a ripetersi negli omicidi successivi e che porterà i corpi ad essere orrendamente mutilati dopo la morte.

Chi è l’autore di questa barbarie ma soprattutto cosa c’è dietro quel gesto orrendo che va a spersonalizzare l’identità di queste persone? Chi è così folle?

  • Ciao. Chi sei? […]
  • Non ha importanza. Io sono uno e nessuno. […]
  • Credo di intuire che non ami la gente.
  • Tu la ami?
  • Non sempre. A volte cerco di capirla e quando non ci riesco cerco almeno di non giudicarla.
  • Anche in questo siamo uguali. L’unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco. Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia. Io no. Io di notte non posso dormire, perché il mio male non riposa mai.
  • E allora tu cosa fai, di notte, per curare il tuo male?
  • Io uccido… (cit.)

Quanta oscura e tremenda forza ma soprattutto quanta follia mostrano tali parole.

Nessuno“, nome che viene attribuito al serial killer dalla polizia monegasca e dall’agente Frank Ottobre, correda ogni suo atto criminale con della musica. Sarà proprio quest’ultima infine, ricercata e mai banale, a contribuire a svelare l’assassino.

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Consiglio vivamente il thriller d’esordio di Faletti a chi ama conoscere o riconoscere le innumerevoli sfaccettature di cui un animo tormentato può caratterizzarsi (e non parlo solo di quello di un serial killer) ma anche a chi vuole approfondire la profondità e complessità della psiche umana in genere evidenziandone la luce ed il buio.

Buona lettura: ne vale davvero la pena.

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Tenero e delicato, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare si propone come un racconto intenso e senza tempo.

Scritto dallo scrittore cileno Luis Sepulveda, morto nel 2020 a causa delle complicanze legate al coronavirus, le sue parole raccontano del gatto Zorba che decide di mantenere una promessa e di occuparsi di una piccola gabbianella dandole nutrimento e protezione ma soprattutto aiutandola ad esprimersi come tale, ovvero attraverso il volo.

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L’edizione da me scelta, della collana Gli Istrici della Salani è scritta in un linguaggio veloce ma anche delicato, incisivo e diretto. Le sue pagine, ricche di parole, vedono alternarsi le immagini dell’illustratrice Simona Mulazzani alle frasi ed ai pensieri di tutti i personaggi coinvolti.

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Come non sorridere pensando al gatto “enciclopedico” Diderot, grazie alla cui curiosità e passione per il sapere vengono comprese molte cose della piccola Fortunata; oppure a Segretario intento a “togliere i miagolii di bocca” al Colonnello; al gatto di mare Sopravento; infine alla scimmietta dispettosa Mattia intenta a presiedere l’ingresso di un posto ricco di curiosità, Harry. Bazar del porto.

Tuttavia questa è principalmente la storia di un amore che travalica le differenze per superarle ed unirle evidenziandone affinità e unitarietà, a dispetto di una distanza tra due esseri che apparirebbe essere immediata.

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Zorba è un gatto ed in quanto tale dovrebbe vedere in Fortunata del potenziale cibo, invece prende un impegno, promettendo alla morente Kengah che si sarebbe preso cura del suo uovo.

Affetto, amicizia, rispetto ed impegno sono soltanto alcuni dei temi che emergono da questo libro di cui consiglio fortemente la lettura ai bambini ma anche ai grandi che non potranno che restarne colpiti in modo positivo riflettendo sulla profondità dei suoi significati e messaggi.

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: Benvenuti in casa Esposito. Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista.

Iniziamo il 2021 con un libro sui generis, scritto con un linguaggio veloce e scorrevole, divertente ma anche ricco di parole che inducono a spunti di riflessione sulle contraddizioni che caratterizzano la straordinaria Napoli.

fonte: http://www.pixabay.com

Parliamo di “Benvenuti in casa Esposito – Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista” di Pino Imperatore, un libro di cui mi sono innamorata subito.

Le sue pagine sono incentrate sulle storie e avventure di questa famiglia divisa tra normalità e anormalità, consuetudini e stranezze.

Il protagonista è Tonino Esposito, figlio di un boss ucciso in un agguato, di cui cerca di imitare le gesta senza però riuscirci essendo solo un simpatico combinaguai. È sposato con la bellissima Patrizia, da cui ha avuto il piccolo Genny e la liceale Tina, ragazza riflessiva ed attenta alla realtà che la circonda ma soprattutto desiderosa di liberarsi del marchio di figlia di un delinquente.

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Come non ricordare anche i divertenti nonni materni Assunta e Gennaro il cui matrimonio sembra un eterno battibecco e quella paterna Manuela, donna colta, elegante e raffinata. La famiglia si arricchisce anche della governante multitasking Olga e dei due singolari animali domestici Gigetto e Sansone, l’interlocutore privilegiato di nonno Gennaro.

fonte della foto: http://www.pixabay.com

Scorrendo le pagine di questo romanzo risalente al 2012, si resta incantati dall’attenta e ricca descrizione dei luoghi, dalle suggestioni e dalle tradizioni del capoluogo campano da cui traspare il profondo amore dell’autore nei suoi confronti ed in particolare da alcuni personaggi fondamentali, come “il capitano”.

Questi cercherà, attraverso i suoi consigli sempre saggi ed ironici, di aiutare Tonino a prendere le decisioni più giuste per quanto riguarda la sua famiglia e la sua vita.

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Non voglio però dire nulla di più. Quindi vi rimando alla lettura di questo romanzo che vi permetterà di trascorrere delle ore in compagnia di un’allegria che non è mai banale ma sempre riflessiva. Buona lettura!

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Maria Domenica Depalo

Parole su carta: La sindrome di Pinocchio

Se amate la suspense ed il mistero, allora questo eccellente thriller politico del 2003 fa proprio per voi.

Scritto in un linguaggio crudo ma efficace, il libro esordisce con un attentato su una nave da crociera, la Crescent Queen. Un’esplosione nucleare uccide centinaia di studenti e rigetta nel panico un’intera nazione, l’America. Questo episodio suscita sentimenti contrastanti nel popolo americano ancora spaventato dall’attentato alle Torri Gemelle.

Gli americani appaiono divisi tra un atteggiamento di tolleranza e uno di odio verso lo straniero. Uomini senza scrupoli cercheranno di approfittarne per il proprio tornaconto personale. A contribuire a questo status vi è anche la diffusione di una malattia nuova e terribile allo stesso tempo la cui eziologia è sconosciuta ma il cui evolversi ne mostra subito l’estrema pericolosità. Essa sembra riguardare indifferentemente gente di ogni ceto sociale e di qualsiasi età, anche bambini. Le persone malate sono colpite da una paralisi che porta lentamente ad una morte dolorosa e terribile. Il loro corpo subisce una terribile mutazione agli arti come accade a Lucignolo e Pinocchio nel paese dei Balocchi. Quando ad essere colpito è il presidente americano, ha inizio una vera e propria crisi nell’amministrazione. Goss, magnate dell’industria farmaceutica, forte del suo messaggio di odio, cercherà di approfittarne. Ad opporvisi sarà il Senatore Campbell. Non tutto però è così come appare, come cercheranno di dimostrare la giornalista Karen Embry e l’agente Kraig.

L’autore propone un ritratto acuto e profondo della società americana e la sua analisi precisa e puntuale induce il lettore a chiedersi fino a che punto la brama di potere possa spingere l’agire umano. Zeman descrive con acutezza la cupezza e le paure dei protagonisti ma anche il profondo desiderio di verità e giustizia. La sua ricerca e il suo raggiungimento saranno il filo conduttore di questa storia. Buona lettura.

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/09/18/la-recensione-del-mese-la-sindrome-di-pinocchio/

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: “il Dubbio” di L. De Crescenzo

Parole su carta: “il Dubbio” di L. De Crescenzo

Da brava filosofa o aspirante tale, non posso non parlare di uno dei miei libri preferiti scritto da uno dei miei scrittori più amati: Luciano De Crescenzo.

Ironico, colto e sui generis, egli ha saputo presentare in modo semplice il pensiero dei maggiori filosofi rendendolo più chiaro. Oggi però non parlereremo solo della sua capacità divulgativa ma anche della sua tendenza all’invito alla riflessione proprio attraverso questa sua opera.

Scritto nel 1992, “il Dubbio” (ed. Oscar Mondadori) è uno dei libri più noti di Luciano De Crescenzo, ex ingegnere dell’IBM prestato alla filosofia. L’amore per il sapere unito alla sua profonda curiosità per i cambiamenti del reale hanno indotto l’autore a scrivere un libro di poco più di 140 pagine in cui affronta temi che abbracciano le scienze, la fisica e la filosofia. Influenzato dalle vicende personali che lo hanno portato a lasciare la sua amata Napoli e a trasferirsi a Milano, De Crescenzo si occupa di metafisica e di scienza. Egli riflette sull’esistenza di Dio, sul destino, sull’infinità dell’universo e del tempo richiamando la teoria della relatività di Einstein attraverso formule e disegni ma usando un linguaggio semplice, lineare e condito di ironia.

Il titolo dell’opera è legato all’incertezza delle soluzioni ai quesiti esistenziali ma al contempo anche alla possibilità di intavolare numerose discussioni ricche di ulteriori sviluppi.

Particolare attenzione – a mio parere – merita il concetto di entropia, cioè di disordine che viene analizzato sia da un punto di vista strettamente fisico come “misura” dell’espansione dell’universo sia da un punto di vista “umano”. A tal proposito consiglio di riflettere sull’”immobilità dinamica”, cioè sulla tendenza a fare progetti e parlarne a più non posso senza però muovere in concreto un dito per realizzarli.

Tuttavia non voglio assolutamente rivelarvi altro rimandandovi quindi a questa lettura da non perdere.

Link: https://freewordsmagazine.wordpress.com/2018/01/08/la-recensione-del-mese-il-dubbio-di-l-de-crescenzo/

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: “La fine del mondo storto” di Mauro Corona

Parole su carta: “La fine del mondo storto” di Mauro Corona

Qualche anno fa, mentre curiosavo tra le bancarelle del mercatino della mia città, mi sono imbattuta in questo libro di Mauro Corona che ha subito attirato la mia attenzione un po’ per il titolo e un po’ per la sua suggestiva copertina.

Poi ho cominciato a leggerlo, divorandolo in pochi giorni.

La fine del mondo storto”, premio Bancarella 2011, con le sue parole dirette, crude e senza fronzoli, propone uno scenario apocalittico che potrebbe realizzarsi in breve tempo se non ci impegniamo tutti a proteggere la terra e l’ambiente.

Mai come oggi il tema proposto appare attuale. Siamo tutti infatti consapevoli dei rischi per la salute legati alla diffusione delle polveri sottili e dell’inquinamento in genere. Tuttavia, imperterriti, continuiamo a “violentare” e a distruggere ciò che ci è stato dato solo in prestito per poterlo donare ai nostri figli (parafrasando un famoso detto).

Il libro esordisce con un’ipotesi inquietante ed apparentemente lontana: la scomparsa delle fonti energetiche non rinnovabili come il gas naturale ed il petrolio.

Che cosa potrebbe accadere alla nostra società senza tali fonti? Sarebbe sicuramente la fine ma potrebbe essere anche l’inizio di una rinascita, di una consapevolezza nuova.

La considerazione finale, nel suo essere una profezia, in realtà va vista come un monito.

Riscopriamo noi stessi e rispettiamo la natura perché l’equilibrio su cui si basa il nostro stesso essere non è mai stato così fragile.

Link: https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/11/06/la-recensione-del-mese-la-fine-del-mondo-storto-di-mauro-corona/

Maria Domenica Depalo