Se l’arte, il disegno, i fumetti e le illustrazioni in generale sono la vostra passione e amate cimentarvi nel disegno, allora questo evento fa per voi.
Il 15 ed il 16 giugno dalle ore 16 alle ore 22, la Cittadella della Cultura di Giovinazzo, in provincia di Bari, sita in piazza Sant’Agostino, ospiterà gli artisti del nostro territorio che avranno la possibilità non soltanto di mostrare le loro opere ma anche di disegnare dal vivo.
Per non parlare poi delle lezioni gratuite di disegno destinate a tutti, grandi e piccini e a cui potrete partecipare.
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Se quindi siete degli artisti e volete partecipare a questo evento esponendo i vostri lavori GRATUITAMENTE in una location suggestiva e ricca di storia, scrivete ad arteinchiostro@gmail.com!
Celebriamo il primo maggio con questa celeberrima immagine e con la speranza che a tutti venga garantito il diritto al lavoro ma soprattutto la propria sicurezza e salute.
Il lavoro è vita ma anche fonte di speranza: ricordiamolo.
In attesa della Relazione annuale Inail, che metterà a disposizione informazioni più consolidate rispetto a quelle ricavabili dalle rilevazioni mensili, i primi dati del 2023 evidenziano che il calo del 16,1% delle denunce di infortunio è la sintesi del -19,2% dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati dai 607.806 del 2022 ai 491.165 del 2023, e del +4,7% di quelli occorsi in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, da 89.967 a 94.191. Analizzando l’andamento per classe di età dell’infortunato, emergono diminuzioni in tutte le fasce a eccezione di quella degli under 20, che registra un aumento dell’11,7%, da 73.862 a 82.493 casi. Su questo incremento può aver influito l’estensione della tutela assicurativa degli studenti prevista per l’anno accademico 2023-2024 dall’articolo 18 del decreto legge 48/2023.
Il calo è molto più consistente tra le lavoratrici (-27,6%) rispetto ai lavoratori (-8,1%). In ottica di genere il calo degli infortuni denunciati è l’effetto di una riduzione del 27,6% per le lavoratrici, dai 286.522 casi del 2022 ai 207.484 del 2023, rispetto al -8,1% dei lavoratori, da 411.251 a 377.872. La quota femminile si attesta nel 2023 al 35% degli infortuni contro il 41% del 2022, un anno caratterizzato ancora da un elevato numero di contagi, soprattutto tra le donne. L’analisi territoriale evidenzia una diminuzione delle denunce di infortunio in tutte le aree del Paese: più consistente al Sud (-20,6%) e nel Nord-ovest (-19,6%), seguiti da Isole (-18,6%), Centro (-15,9%) e Nord-est (-9,9%), con i maggiori decrementi percentuali in Campania (-35,6%), Liguria (-31,5%), Molise (-26,8%) e Lazio (-24,7%). (tratto da https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/news-ed-eventi/news/news-dati-inail-infortuni-mp-2023.html)
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Tuttavia gli infortuni mortali sul lavoro sono ancora troppi. Fonti INAIL riportano come nel 2023 siano morte 15 persone: troppe.
Risultano in aumento anche le patologie legate al lavoro, le cosiddette malattie professionali, molte delle quali relative al sistema osteomuscolare e tessuto connettivo. Per non dimenticare quelle legate al sistema nervoso (troppi i casi di stress, burn-out e di patologie legate alla sfera dell’ansia e della depressione), all’orecchio nonché all’apofisi mastoide.
Sempre l’INAIL sottolinea purtroppo l’incremento, se pur sensibile, dei tumori. I casi sono passati dai 1.630 del 2022 ai 2.018 del 2023 (+23,8%).
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Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 23, 1948)
Oggi, 14 aprile, celebriamo la giornata nazionale della donazione degli organi e dei tessuti. La possibilità di trapiantare gli organi rientra tra i gesti più umani ed accoglienti che si possano compiere. Si tratta di un gesto semplice ma efficace che può salvare più vite senza danneggiare la nostra visto che la donazione si realizza quando i nostri organi non ci servono più.
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L’accertamento di morte che prelude al trapianto di organi è infatti assolutamente imprescindibile dall’espianto e trapianto. Vi sono infatti dei criteri che attestano la perdita irreversibile di tutte le capacità e funzioni cerebrali e neurologiche e gli organi vengono prelevati solo dopo tale accertamento. Non c’è limite di età al trapianto.
“Gli organi che possono essere donati dopo la morte sono: cuore, polmoni, rene, fegato, pancreas e intestino; tra i tessuti: pelle, ossa , tendini, cartilagine, cornee, valvole cardiache e vasi sanguigni. La legge vieta espressamente la donazione del cervello e delle gonadi” (https://dri.hsr.it/eventi/14-aprile-giornata-nazionale-della-donazioni-organi-tessuti/). Si possono donare anche parti di organi come ad esempio, una parte del fegato da donatore vivente.
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Come fare per mostrarsi disponibili alla donazione? Le modalità sono semplici: ad esempio recandoci all’anagrafe, nel momento in cui rinnoviamo il nostro documento d’identità, possiamo dichiarare di essere a favore della donazione dei nostri organi. Possiamo farlo anche tramite un semplice bigliettino olografo, scritto e firmato da noi, o attraverso l’adesione ad un’associazione dedita alla donazione degli organi.
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“La dichiarazione di volontà sulla donazione di organi e tessuti non è obbligatoria nel nostro Paese; tuttavia, attraverso le campagne informative promosse dal Ministero della Salute e dal Centro Nazionale Trapianti, si invitano i cittadini a prendere una posizione in merito e a non lasciare questa decisione ai propri cari, in un momento difficile e delicato. Inoltre, è sempre importante discuterne in famiglia, affrontare insieme l’argomento e informare i propri cari della scelta fatta. Il principio del “silenzio-assenso”, introdotto dalla Legge 1 aprile 1999 n. 91 artt. 4 e 5, non ha trovato attuazione e, per questo, le modalità di dichiarazione sopra indicate discendono dall’applicazione del consenso o dissenso esplicito (art. 23 della Legge 1 aprile 1999 e Decreto del Ministero della Salute 8 aprile 2000)”( https://dri.hsr.it/eventi/14-aprile-giornata-nazionale-della-donazioni-organi-tessuti/).
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In caso di mancata dichiarazione, i congiunti quindi possono essere contattati per la donazione o per l’eventuale opposizione. Donare gli organi non costa nulla, ricordate.
Con questi versi dedicati all’amore impossibile tra Paolo e Francesca, narrato nel V canto dell’inferno, ricordiamo, nel giorno a lui dedicato, il sommo ed immenso poeta Dante Alighieri, padre della nostra lingua e autore di capolavori immortali.
Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante. Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante.
Oggi partiamo dalle parole di Corrado Augias per riflettere sull’importanza dello studio.
Cos’è lo studio? Corrisponde solo all’apprendimento mnemonico ed asettico di concetti oppure è qualcosa di più? Quanti insegnanti, genitori ed inevitabilmente studenti vanno al di là del mero nozionismo asettico per concentrarsi invece su una dimensione che è vitale e centrale?
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La scuola che ruolo deve assumere in tal senso? Riesce ad proporsi come organismo vivo e vitale con tutti i suoi attori?
Ricordo ancora la domanda che fece il professore di filosofia il primo giorno di liceo:
Ci guardammo stupiti. “L’ignoranza è un carcere. Perchè là dentro non capisci e non sai che fare.
In questi cinque anni dobbiamo organizzare la più grande evasione del secolo. Non sarà facile, vi vogliono stupidi, ma se scavalcate il muro dell’ignoranza poi capirete senza dover chiedere aiuto. E sarà difficile ingannarvi. Chi ci sta?”.
Mi è tornato in mente quell’episodio indelebile leggendo che solo un ragazzo su venti capisce un testo. E penso agli altri diciannove, che faticano ad evadere e rischiano l’ergastolo dell’ignoranza.
Uno Stato democratico deve salvarli perchè è giusto. E perchè il rischio poi è immenso: le menti deboli chiedono l’uomo forte.
Salutiamo quest’anno con le parole preziosissime di Gianni Rodari che ci inducono a riflettere sul mistero e sulla preziosità del tempo passato ma anche di quello futuro, inaspettato e misterioso nel suo stesso svolgimento.
Che sia un anno splendido!!!
Indovinami, Indovino, tu che leggi nel destino: l’anno nuovo come sarà? Bello, brutto o metà e metà?”
“Trovo stampato nei miei libroni che avrà di certo quattro stagioni, dodici mesi, ciascuno al suo posto, un Carnevale e un Ferragosto e il giorno dopo del lunedì sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo nel destino dell’anno nuovo: per il resto anche quest’anno sarà come gli uomini lo faranno!
GIANNI RODARI, Filastrocche in cielo e in terra (Torino, Einaudi 1960).
Ho appena assistito ad uno scempio: libri nella spazzatura.
Non buttate i libri!!! Donateli o in alternativa portateli alla Cittadella della Cultura in Piazza Sant’Agostino a Giovinazzo (Bari)!!!! È aperta tutte le mattine e pomeriggi tranne la domenica e nei giorni festivi. Tutti i libri sono sacri, soprattutto quelli vissuti e le vecchie edizioni 📚♥️
Se comandasse lo zampognaro Che scende per il viale, sai che cosa direbbe il giorno di Natale? “Voglio che in ogni casa spunti dal pavimento un albero fiorito di stelle d’oro e d’argento”. Se comandasse il passero Che sulla neve zampetta, sai che cosa direbbe con la voce che cinguetta? “Voglio che i bimbi trovino, quando il lume sarà acceso tutti i doni sognati più uno, per buon peso”. Se comandasse il pastore Del presepe di cartone Sai che legge farebbe Firmandola col lungo bastone? “Voglio che oggi non pianga nel mondo un solo bambino, che abbiano lo stesso sorriso il bianco, il moro, il giallino”. Sapete che cosa vi dico Io che non comando niente? Tutte queste belle cose Accadranno facilmente; se ci diamo la mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno.
Gianni Rodari
Tantissimi auguri di buon Natale a tutti voi e noi dalla redazione di fuoritempofuoriluogo. Che questa festa Santa ed Universale, indipendentemente dalla fede individuale, possa portare cambiamenti reali e concreti ma soprattutto positivi alle nostre vite.
I poveri di oggi (e cioè coloro che costituiscono un “problema” per gli altri) sono prima di tutto e soprattutto dei “non consumatori”, più che dei “disoccupati”. Essi vengono definiti innanzi tutto dal fatto di essere consumatori difettosi: infatti, il più basilare dei doveri sociali cui vengono meno è il dovere di essere acquirenti attivi ed efficaci dei beni e servizi offerti dal mercato. […]
Il consumatore “difettoso”, chi dispone di risorse troppo scarse per rispondere adeguatamente all’appello, o più esattamente ai richiami seduttivi dei mercati, è gente di cui la società dei consumatori “non ha bisogno”; se non ci fosse, la società dei consumatori ne guadagnerebbe. […]
La società dei consumatori cresce rigogliosa finché riesce a rendere perpetua la non-soddisfazione dei suoi membri, e dunque la loro infelicità, per usare il suo stesso termine. Il metodo esplicito per conseguire tale effetto consiste nel denigrare e svalutare i prodotti di consumo poco dopo averli portati alla ribalta nell’universo dei desideri dei consumatori.
ZYGMUNT BAUMAN, Consumo, dunque sono
Le parole di BAUMAN ci portano a riflettere sulla possibile suddivisione degli esseri umani tra “ricchi consumatori-fruitori” e “poveri non consumatori-difettosi” e su una possibile ed ulteriore biforcazione della categoria umana in “attivi e passivi” del processo economico.
È evidente come suddividere gli individui in tal modo sia fortemente limitante oltre che fuorviante. Tuttavia sembra proprio che il contesto socioculturale dell’era postmoderna nel quale siamo inseriti sia caratterizzato da un modo di vedere che tende sempre più ad “escludere”. Anche e soprattutto da un punto di vista economico e, a partire da questo, da quello umano.
Ma è giusto considerare l’uomo solo come consumatore? Cosa c’è dietro questa categorizzazione? Dietro c’è l’individuo con le sue prerogative, sogni, progetti ma anche delusioni, fallimenti e aspettative disattese.
L’impossibilità di fruire di un bene materiale può essere causa di frustrazione oltre che di emarginazione in una società nella quale il possesso diviene manifestazione di uno status che in realtà non è benessere ma può essere anche solo manifestazione di vacuità.
Domandiamoci quindi anche quale visione di noi stessi possa produrre questo modo di “subire” un consumismo che, per quanto fondamentale per una buona salute dell’economia, in realtà può divenire cartina tornasole di un disagio che non può più restare celato ma diventa ogni giorno più importante.