Aut- Aut

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Aut – Aut

Bene e male, gioia e tristezza, luce e buio, yin e yang e chi più ne ha più ne metta: siamo circondati da dualismi e dicotomie. Tuttavia, in realtà, queste opposizioni e contrasti costituiscono solo il momento finale di una serie di atti chiamati scelte.

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https://pixabay.com/it/scelta-decisione-business-soluzione-2426936/

Semplici, difficili, complesse o dolorose: le scelte ci caratterizzano e ci determinano. Quanto però ci influenzano? Possiamo farne a meno?

Nel 1843 il filosofo danese Sören Kierkegaard scrisse un’opera intitolata “Aut – Aut” dal titolo fortemente esemplificativo. Aut infatti è una congiunzione avversativa e significa oppure. La traduzione del titolo quindi corrisponde a “O questo o quello”.

In particolare Kierkegaard pone l’accento sulla drammatica e angosciante presa di coscienza della vacuità di una vita “estetica” tutta tesa al piacere effimero di un momento presente. Cosa fare? Perseverare con questa tipologia di vita tesa fondamentalmente al nulla o optare per una vita “etica”, moralmente più accettabile e tesa al futuro pur avendo uno sguardo rivolto al passato?

L’uomo d’altronde viene quotidianamente posto dinanzi ad una varietà di opzioni e possibilità che possono, per loro varietà e caratteristica, essere affascinanti ed intriganti ma anche fortemente destabilizzanti.

“Cosa si sceglie? Si sceglie se stessi, non nella propria immediatezza, non come questo individuo casuale, ma si sceglie se stessi nell’eterno valore […]”. (cit. Aut – Aut, ed. Mondadori, pp. 90 – 92)

L’atto della scelta quindi è fondamentale in quanto momento di “riconquista” del proprio sé. Attraverso lo scegliere infatti l’uomo in fondo non fa altro che continuare scegliere sempre e solo se stesso. Lo fa attivamente senza subire passivamente gli eventi.

Ricordiamoci questo: la molteplicità di opzioni e di strade in cui possiamo imbatterci vanno viste sempre come un’occasione, come un momento in cui l’attivismo può e deve dominare dinanzi alla passività della paura della non scelta.

Le scelte potranno essere giuste o sbagliate ma saranno sempre manifestazione di ciò che noi siamo e da cui non possiamo prescindere.

Per curiosità:

Aut- Aut” di Sören Kierkegaard, Mondadori

Filosofia” di Sergio Moravia, 3° volume, ed. Le Monnier

Maria Domenica Depalo

Pubblicato da fuoritempofuoriluogo

Salve, mi chiamo Maria Domenica Depalo. Sono nata e cresciuta in Germania ma vivo in Italia da moltissimi anni. Sono appassionata di filosofia, matematica, psicologia e lingue straniere. Ho scritto due libri: "Il dono e altri racconti" e "Il problema della memoria. Aspetti filosofici e scientifici". Sono fondatrice ed editor in chief di "fuoritempofuoriluogo" e di "freewordsmagazine". Se vi va, leggete i miei articoli, commentateli e condivideteli.

16 pensieri riguardo “Aut- Aut

  1. ciao io nella mia vita raramente ho fatto delle scelte. Mi lascio andare dalla vita e da quello che essa mi offre o mi propone o mi chiede. Io scegliere? Non é il mio carattere, ma quello che hai scritto tu che chi s ceglie, bene o male, é comunque un atto che costruisce e conferma una parte di sé … era interessante. Io non ci avevo mai pensato.grazie ciao

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  2. Molto spesso ho avuto problemi nel fare una scelta. Perchè per me scegliere significava rinunciare a qualcosa, quello che non avevo scelto. Eterna indecisa, con la paura di avere rimpianti, ripensamenti. Vivevo la scelta sempre come una questione di vita o di morte, qualcosa di troppo definitivo. Fintanto che ho capito che si puo’ scegliere al momento e poi scegliere anche diversamente in un altro momento, anche cambiare idea o scelta. Insomma le scelte per me hanno avuto molto peso, le ho sempre prese molto sul serio, forse in maniera troppo rigida..D’altro canto vedo in questa epoca la troppa facilità nel fare scelte, poca ponderazione, fare e disfare con poca riflessione sulle conseguenze..Certo, anche vivere in questo modo è scegliere se stessi, ma nel fare questo, io penso che occorra comunque una certa responsabilità, sinonimo di maturità, merce rara in questo periodo.

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  3. Sono d’accordo. L’uomo nutre sempre un po’ di rammarico nel fare una scelta, perché questo gli preclude alcune possibilità destinate a rimanere inespresse. Bisognerebbe concentrarsi non su ciò che si potrebbe perdere, ma su ciò che si potrebbe guadagnare. E mai guardarsi indietro, fa solo male.

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