Parole su carta: recensione di “Un animale selvaggio” di Joël Dicker

Parole su carta: recensione di “Un animale selvaggio” di Joël Dicker

Imprevedibile, veloce nella narrazione, diretto ed immediato nella rappresentazione della storia e dei suoi attori, “Un animale selvaggio” ha tutti i requisiti che permettono di definire l’ultimo lavoro di Joël Dicker un vero e proprio capolavoro di suspense e di inquietudini.
L’apparente normalità dei personaggi narrati cela un groviglio di passioni, inganni e misteri che lasciano il lettore con il fiato in gola fino all’ultima pagina.


Letto in meno di una settimana, questo romanzo cattura chiunque decida di cimentarsi in pagine che scorrono rapide, secondo un ritmo incalzante ma costante, tuttavia mai banale. La noia infatti non è contemplata.

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La vita perfetta di Sophie e Arpad non è davvero così come appare ma nasconde segreti che affondano le loro radici profonde in un pericoloso passato dal quale Arpad vorrebbe divincolarsi ma a cui la moglie è legata in maniera ossessiva.


La parola ossessione inevitabilmente rimanda a Greg, poliziotto sposato e padre di due bambini, marito solo in apparenza devoto alla moglie Karine. La sua passione smodata per Sophie lo porterà a rischiare la famiglia, la carriera ma soprattutto la vita.

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Come la rischierà Sophie, a sua volta ossessionata da Fauve, vecchio rapinatore ed  amico di Arpad, che la coinvolgerà in un progetto iniziato quindici anni prima.


Arpad, così apparentemente forte e spiritoso, si mostrerà invece tanto debole da non comprendere di essere una pedina di un gioco più grande ed i cui giocatori migliori ed efficaci sono proprio Sophie e Fauve.


Ad accumunare quest’ultimi due anche il tatuaggio di una pantera, resa protagonista di una racconto narrato dal Viscontini. Ma anche questo non è un caso.
Buona lettura.

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Maria Domenica Depalo

Parole su carta: rilettura di Io uccido di Giorgio Faletti

Rilettura di Io uccido di Giorgio Faletti

Ciao. Chi sei? […]
Non ha importanza. Io sono uno e nessuno. […]
Credo di intuire che non ami la gente.
Tu la ami?
Non sempre. A volte cerco di capirla e quando non ci riesco cerco almeno di non giudicarla.
Anche in questo siamo uguali. L’unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco. Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia. Io no. Io di notte non posso dormire, perché il mio male non riposa mai.
E allora tu cosa fai, di notte, per curare il tuo male?
Io uccido… (cit.)

Partiamo da questa citazione per il nostro momento rewind per riproporre la rilettura di “Io uccido” di Giorgio Faletti.

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Thriller psicologico cruento ma dal linguaggio veloce e attento nella scelta dei particolari, questo romanzo si caratterizza per una trama complessa, se pur lineare, e soprattutto per una inusuale e profonda capacità di indagare la psicologia dei personaggi.

Nulla è scontato e nulla è così come appare.

Le pagine scorrono veloci e ogni volta che tutto sembra acquistare un senso logico, qualcosa di sorprendente ci sconvolge.

Buona rilettura!

Link:

https://fuoritempofuoriluogo.com/2021/03/08/parole-su-carta-io-uccido-di-giorgio-faletti/

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: momento rewind. Panchine letterarie. Quando arte e letteratura si mescolano armoniosamente.

Letture psicologiche, pedagogiche  e filosofiche dominano ormai incontrastate le mie giornate da un bel po’ di tempo. Nonostante ciò però, la mia attenzione, tra un momento di pausa e di studio matto e disperatissimo, non è riuscita a distogliere lo sguardo da un mio “vecchio” articolo. Vecchio solo cronologicamente ma in realtà sempre attualissimo.

Mi riferisco ad una meravigliosa scoperta architettonica fatta non solo di pietra ma anche  di parole: le panchine letterarie.

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Il materiale che le costituisce diventa così il tramite di lettere, frasi, immagini e sogni che abbracciano idealmente chi vi si siede.

Le parole incise diventano il volàno delle storie e dei desideri espressi ed inespressi degli scrittori che trovano un ulteriore e giusto riconoscimento del loro lavoro e del loro impegno attraverso l’arte.

Vi lascio quindi a questa rilettura che spero essere piacevole.

Ovviamente il mio invito rimane sempre quello di segnalare le panchine letterarie delle vostre città e di leggere magari proprio seduti su quelle panchine: buona lettura.

I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare”, affermava Umberto Eco. Tuttavia c’è chi li rispetta anche in un altro modo: attraverso delle sculture alquanto suggestive che nella forma e motivi rimandano a libri noti e ai loro rispettivi autori. Ma di cosa parliamo più precisamente? Parliamo delle panchine letterarie, un’idea straordinaria che, nata in Gran Bretagna, si sta pian piano diffondendo in tutta Europa.

Iniziamo dalla capitale britannica. Se avete l’occasione di recarvi a Londra ed avete voglia di avventurarvi in un tour differente dal solito, allora vi consiglio di recarvi a Bloomsbury Trial, City Trial, Greenwich Trial e Riverside Trial. In queste quattro zone infatti è possibile imbattersi nelle “literary benches”, cioè nelle panchine letterarie.

Si tratta di 50 installazioni riconducibili ad un progetto di scoperta – riscoperta del piacere della lettura mediante opere richiamanti i capolavori della letteratura inglese.

Le panchine, frutto del lavoro di artisti locali, costituiscono un vero e proprio percorso letterario dedicato a personalità come Jane Austen, Lewis Carroll, Geoffrey Chaucer e ovviamente William Shakespeare. Eccone alcune: meravigliose, vero?

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Siete rimasti positivamente colpiti da questa iniziativa ma al momento non potete recarvi a Londra? Nessun problema dal momento che anche a Foggia è possibile incontrare ed ammirare questo tipo di panchine.

Proprio l’Università di Foggia grazie alla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia e all’Accademia delle Belle Arti, ha inaugurato queste installazioni nel novembre del 2018. Esse si trovano presso i dipartimenti di Giurisprudenza, Economia, Scienze agrarie, Scienze Umanistiche ed il polo Biomedico dello stesso Ateneo.

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Frutto del lavoro di alcuni studenti dell’Accademia, le panchine sono dedicate a personalità letterarie come Alessandro Baricco, Oriana Fallaci, Niccolò Ammaniti, Dacia Maraini e Giuseppina Torregrossa.

Link:

https://fuoritempofuoriluogo.com/2019/06/17/panchine-letterarie-quando-arte-e-letteratura-si-mescolano-armoniosamente/

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: recensione di Kitchen di Banana Yoshimoto

Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.

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Direi di partire proprio da queste parole per parlare di Kitchen di Banana Yoshimoto, un romanzo che, pubblicato negli anni 90 dalla casa editrice Feltrinelli, mi incuriosiva da tempo ma che solo ora sono riuscita a leggere.

Ufficialmente destinato ad un pubblico di ragazzi, in realtà esso è ricco di storie che ognuno di noi può sentire come parte di sé, vuoi per il contenuto vuoi per l’inevitabile identificazione con i personaggi del libro.

Ma andiamo con ordine: il libro si apre con Mikage che, persa la nonna, si ritrova completamente sola. Consapevole di essere l’ultima ed unica sopravvissuta della sua famiglia, trova consolazione soltanto nella cucina. Vissuta, ricca di ricordi, è l’unico luogo nel quale sembra trovare consolazione per la morte e la pace per il suo spirito. Tuttavia ben presto la vita della ragazza subisce una svolta, grazie a Yuichi Tanabe, un ragazzo che lavora part-time presso un fioraio presso cui la nonna comprava i fiori con cui addobbava la cucina.

Yuichi e sua madre Eriko l’accoglieranno e questo darà modo alla nostra protagonista di riscoprire se stessa e le sue passioni. Non voglio però dirvi altro.

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Morte, amore, cibo e amicizia sono tra i temi più ricorrenti e caratteristici che attraversano le pagine del romanzo, in cui la profondità delle parole si mescola ad un’armonia d’insieme che ne rende la lettura veloce ed piacevole.

In particolare nell’edizione in mio possesso (del 2021) c’è anche lo spendido ed onirico racconto Moonlight Shadow.

Moonlight Shadow, con cui l’autrice chiude il libro, è uno di quei racconti che ti rimangono dentro sia per la profondità della storia e che per la sensibilità fuori dal comune dei protagonisti, a mio parere.

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Anche qua si parte dalla morte di un ragazzo e dell’impatto che ha avuto su Satsuki, la protagonista di questo racconto, e su Hiiragi, fratello della vittima.

Tormentata ed inquieta, Satsuki avrà però modo di incontrare una misteriosa ragazza di nome Urara, che le darà modo di vedere l’alba con occhi nuovi e di rinascere.

Tantissima attenzione viene ancora una volta riservata ai sentimenti e alle emozioni dei protagonisti. Essi ci aiuteranno a comprenderli meglio ma anche a rappresentare ciò che da tempo era nascosto e sopito dentro ognuno di noi lettori.

Promosso a pieno voti.

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: consigli di lettura

Spulciando tra gli scaffali delle librerie e le varie classifiche dedicate ai libri più letti e venduti, noto con piacere il permanere di romanzi da me amatissimi ma anche la presenza di “novità” che incuriosiscono, vuoi per il titolo vuoi per gli autori.

Cerchiamo di scoprirli e di saperne qualcosa in più partendo proprio dai libri per ragazzi.

Come sempre, c’è Harry Potter e la pietra filosofale di J. K. Rowling. Troviamo anche Harry Potter e la camera dei segreti con tutto il suo carico di magia e di mistero. Hogwarts ci aspetta.

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Anni fa lessi uno dei fumetti di Jeff Kinney trovandolo divertentissimo e mai banale e, con piacere, noto la presenza in classifica di Diario di una schiappa Il re del rock. Una novità da non perdere.

Dando uno sguardo alla top ten presente su Robinson di La Repubblica della vigilia di Natale, notiamo il ritorno di due autori da me molto apprezzati in quanto in grado di cogliere rispettivamente sensibilità e fragilità umane e l’oscurità dell’animo umano. Parlo di Fabio Volo con Tutto è qui per te edito Mondadori e di Donato Carrisi con L’educazione delle farfalle.

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Direi di concludere con Quiz da fare mentre fai la cacca di Nathan Haselbauer. A prescindere dal titolo che ha un’evidente finalità commerciale, direi di dare una possibilità a questo libro se siete dei curiosoni ed amate quiz e misteri.

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Maria Domenica Depalo

Parole su carta: recensione di “La canzone di Achille” di Madeline Miller

Parole su carta: recensione di “La canzone di Achille” di Madeline Miller

Il mio amore per la mitologia greca mi ha indotto infine a leggere “La canzone di Achille” di Madeline Miller. In realtà avevo dei preconcetti legati semplicemente al fatto che credevo che sarebbe stato pressoché impossibile riprodurre il pathos nonché l’aura di leggenda intorno alla figura di Achille. Insomma pensavo che avrei letto un blando tentativo di “riscrittura-imitazione” dell’opera di Omero.

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Per quanto, inevitabilmente vi siano riferimenti all'”Iliade”, ci ritroviamo, a dire il vero, dinanzi ad un libro moderno nella sua classicità e tradizione. Sicuramente differente rispetto all’opera originaria, da cui trae ispirazione, ma decisamente piacevole nella lettura.

Una scrittura veloce e agile, una rivisitazione di persone, luoghi e crudeltà ma anche amori, una visione d’insieme contemporanea ma alcontempo antica: ecco alcuni degli elementi più caratteristici del romanzo della Miller.

Fonte: pixabay.com

La trama è ben nota, semplice ma alcontempo complessa: attraverso le parole di Patroclo viene vista e rivissuta la storia di Achille, il Pelide figlio della dea Teti e del re Peleo, del loro amore, di un destino scritto da cui fuggire non è possibile a meno che non si voglia evitare l’onore e vivere una vita anonima e senza onori.

L’amore tra Patroclo e Achille funge da unico punto fermo per due ragazzi che, nonostante la giovane età, accettano un destino crudele e meschino che è di morte perché Achille non può accettare una vita senza onore.

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Siamo in un mondo dominato dalle armi, dai giuramenti, dagli inganni di Odisseo, da guerrieri umani e divini dove non può esserci spazio per la pietà.

Un romanzo appassionante che decisamente merita i giudizi positivi che ho letto. Una storia che è di guerra e di battaglie ma anche di amore e bellezza.

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: recensione di “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”

Parole su carta: recensione di “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”


Nulla può fermare Allan Karlsson che sta per compiere cento anni. Nonostante infatti tutto sia praticamente pronto, egli non ha alcuna intenzione di festeggiare il suo compleanno nell’ospizio che lo ospita, anzi che lo tiene “imprigionato”.

Decide di andare via e così l’arzillo vecchietto dopo aver scavalcato la finestra della sua stanza, con decisione si incammina verso la stazione dei pullman, pur non avendo in realtà un’idea chiara della direzione del suo viaggio.

fonte:pixabay.com

Tuttavia appare subito chiaro che ciò che conta per Allan è riconquistare l’agognata libertà e nel farlo è disposto a tutto, ma proprio a tutto. D’altronde il nostro Allan non è un uomo qualunque ma ha inciso in modo determinante sulla storia del mondo, senza saperlo però.

Alla stazione dei pulman, il nostro simpaticissimo protagonista incontra uno strano giovane che gli chiede di prestare attenzione al suo ingombrante bagaglio mentre si allontana un attimo per recarsi in bagno.

Non volendo però perdere l’autobus soprattutto per evitare di essere riportato nella casa di riposo, Allan si imbarca portando con sé proprio la valigia del ragazzo che in realtà è un pericoloso criminale pronto a tutto pur di riconquistare il suo bottino.

Il libro di Jonas Jonasson è l’occasione giusta per riflettere su un episodio che si lega perfettamente alla trama del romanzo ed accaduto l’estate appena trascorsa. Ne ha parlato il giornalista ed autore Michele Serra in un articolo su “La Repubblica”. Nel suo “È sempre l’ora della libertà“, infatti Serra fa riferimento proprio al libro di Jonasson mentre parla della storia di un novantaduenne fuggito dall’ospizio nel quale evidentemente non voleva trascorrere gli ultimi anni della sua vita, per tornare “a casa”, la sua.

photo©MariaDomenicaDepalo

In ciascuno di noi c’è una voce interiore che, prima ancora che si possa ragionare sui perché della reclusione, grida “scappa! scappa!”. C’è un’epica della fuga che coinvolge e travolge, l’evaso, anche se è un criminale, esercita un istinto di libertà irresistibile. Universale. […] quel corpo contiene ancora energia, quella testa è ancora capace di valutare le stanze e distanze, quelle gambe e quelle braccia possono ancora violare una recinzione e dirigersi verso quel posto insostituibile che chiamiamo “casa“. (cit. tratta da È sempre l’ora della libertà di Michele Serra, la Repubblica, agosto 2023)

Tali parole non possono non far pensare alla storia di Allan e a quel suo motto di vita che è percepibile dalla prima fino all’ultima pagina del romanzo che consiglio vivamente.

Maria Domenica Depalo

P.S. cliccando sul link, avrete modo di poter vedere il trailer del film tratto da questo romanzo. Quindi buona lettura e buona visione.

Basta con la guerra

Basta con la guerra

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte
né per mare né per terra:
per esempio, LA GUERRA

-Gianni Rodari

fonte della foto Facebook

Finché il caffè è caldo

Finché il caffè è caldo

Suggestione, sogno e magia ma soprattutto fiducia e speranza: ecco le parole alle quali ho pensato mentre leggevo questo piccolo capolavoro di Toshikazu Kawaguchi.

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Le storie degli avventori di un piccolo caffè, così apparentemente diverse per radici e passato, in realtà appaiono accumunate da dolori così simili nella loro intensità da renderle parte di un’unica storia, quella umana.


Sulla caffetteria, luogo principe della narrazione nel quale si incontrano tutti i personaggi del romanzo, sembrano aleggiare mille misteri e strane leggende.
Bevendo un semplice caffè sembra infatti che sia che sia possibile parlare di nuovo con la persona amata e perduta come accade a Fumiko, rivivere momento felici o persino avere un assaggio del futuro come accade a Kei.


Tuttavia bisogna assolutamente finire di bere il caffè prima che si freddi. Se non si rispetta questa regola si rischia di restare intrappolati nel passato e di diventare un fantasma.

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Per quanto il passato sia immutabile, i nostri personaggi scoprono che ciò che conta è il presente con tutto il suo insieme di potenzialità e possibilità.

Ho amato “Finché il caffè è caldo” da subito, sin dalle prime parole che ho letto. La delicatezza del racconto riesce infatti a contrastare la durezza del dolore e della tristezza delle vicende dei personaggi e a dare al lettore quel velo di bellezza che sottende alla speranza.

Senza alcun dubbio, lo consiglio a tutti.


Maria Domenica Depalo

Riempiamo le scuole di letteratura

Allora invece di riempire le scuole di lavagne digitali e ca***te varie, riempiamole di letteratura, perché quello è il luogo eminente in cui impari i sentimenti .
Perché i sentimenti si imparano , non ce li hai per natura. E se uno ha sentimento non brucia un immigrato che dorme sulla panchina
Uno che ha sentimento non picchia un handicappato
Se uno fa queste cose non ha sentimento. Non l’ha imparato .”

Umberto Galimberti, Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine.

Quanto pesano queste parole in una società che sembra aver dimenticato l’importanza delle “lettere” e della connessione inevitabile e necessaria tra le parole ed i sentimenti.

Come dice Galimberti, i sentimenti si imparano. Ognuno di noi li acquisisce sin dall’infanzia, attraverso l’esempio, i gesti e le parole pronunciate ma anche scritte.

Tuttavia la lettura consente ad ognuno di noi un atto di riflessione che abbraccia se stessi e la realtà nella quale si è inseriti scoprendone aspetti e caratteristiche che sembrano estranei ma in verità appartengono anche a noi.

Leggere aiuta ad affinare la propria sensibilità ed il rispetto per sé stessi e per gli altri e tutti i libri possono aiutare in tal senso. Non esiste infatti un manuale specifico.

Anche il libro di favole con i suoi personaggi e mondi misteriosi possono ben prestarsi a questa finalità ed incidere sullo sviluppo della propria sensibilità.

Quali sono i libri che avete amato di più e che vi hanno colpito maggiormente tanto da incidere su di voi e sulla vostra persona?

Link:

https://fuoritempofuoriluogo.com/2019/01/09/empatia-lio-come-laltro/

Maria Domenica Depalo