L’importanza della leggerezza

L’importanza della leggerezza

Bentornati amiche ed amici della filosofia,

oggi ci occupiamo di leggerezza. Ovviamente non parleremo dei chili di troppo da smaltire dopo le feste ma ci occuperemo della concretezza e pesantezza del reale. Il lavoro, la famiglia, gli amici, la palestra: quanto ci influenzano e in che modo?

Quanto siamo presi dalla concretezza del reale? Quanto rischiamo di farci travolgere da essa o addirittura quanto tentiamo di estraniarci dalla realtà perché troppo difficile da sopportare?

Personalmente ritengo che per quanto difficile, pesante ed imprevedibile possa essere la realtà, la consapevolezza del reale non necessariamente contrasta con  un modo di approcciarvisi “leggero” per l’appunto. D’altro canto Italo Calvino amava affermare:

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. (tratto da “Lezioni americane”)

Cosa pensate delle parole di Calvino? Ma cosa succede se i macigni sul cuore sono fin troppo pesanti tanto da impedire di planare?

Come possiamo alleggerire il nostro e l’altrui cuore?

Maria Domenica Depalo

 

 

 

The importance of levity

The importance of levity

Welcome back my philosophers,

today we talk about lightness. Obviously we won’t talk about the extra kilogramms we have to lose after the holidays. Our theme will be the way we approach to the  concreteness and heaviness of the real. Work, family, friends, the gym: how much do they influence us and in which way?

How much are we influenced by the concreteness of the reality?

Personally I think that even if the reality may be difficult, heavy and unpredictable, the awareness of the real doesn’t necessarily contrast with a way of approaching it in a “light” way. After all the Italian writer Italo Calvino loved to say:

“Take life lightly, that levity is not superficiality, but gliding on things from above, not having boulders on the heart”. (taken from “American Lessons”)

What do you think of Calvino’s words? But what can we do if the boulders on the heart are too heavy to keep you from gliding?

How can we lighten our and the others’ hearts?

Maria Domenica Depalo

quesito numero cinquanta

quesito n. 50

“Le persone che non credono alle fate? Non vale la pena conoscerle”. (Tori Amos)

Cosa ne pensate? Non credete anche voi che bisogna lasciare più spazio all’immaginazione e alla fantasia in modo da nutrire una realtà talvolta fin troppo dura?

E voi credete alle fate?

Maria Domenica Depalo

English version:

“People who don’t believe in fairies, it’s not worth knowing.” (Tori Amos)

What do you think about her sentence? Which role has fantasy in your life?

And you, do you believe in fairies?

Maria Domenica Depalo

 

 

quesito numero quarantanove

Quesito n. 49

“Il tempo, ciò che gli orologi quantificano e misurano, è qualcosa che consiste nel passare. Il tempo è, per eccellenza, ciò che passa e i cronometri raccontano il suo passaggio. È un passare incessante, infaticabile, inesorabile: non si ferma mai. È un flusso”. (da “Meditazioni del Chisciotte” di J. Ortega y Gasset, Giunti Editori Napoli, p. 197)

Noi dove ci collochiamo in questo flusso? Ne cogliamo lo scorrere? Abbiamo tempo di pensare al tempo ma soprattutto siamo consapevoli di poterlo perdere o di non saperlo usare appieno ed in modo giusto?

Maria Domenica Depalo

English version:

“Time, what the clocks quantify and measure, is something that consists of passing in. Time is, par excellence, what passes and the chronometers tell its passage: it is an incessant, indefatigable, inexorable passing: it never stops. It is a flow “. (from “Meditations of the Quixote” by J. Ortega y Gasset, Giunti Editori Naples, page 197)

Where do we place ourselves in this stream? Do we feel the flowing? Have we enough time to think about time but above all are we aware of being able to lose it and about the risk to waste it?

Maria Domenica Depalo

Quesito numero quarantotto

Quesito n. 48

Buongiorno amiche ed amici della filosofia,

oggi affrontiamo un tema delicato e complesso inerente una condizione purtroppo molto diffusa. Parliamo della solitudine, di quella che non è nostra per scelta ma che siamo costretti a vivere con dolore e dalla quale tentiamo di fuggire in qualsiasi modo. Ci riempiamo di impegni e compiti, corriamo a destra e a sinistra, ci circondiamo di persone, voci e rumori per sfuggirle ma essa continua ad albergare in noi come sentinella di quella mancanza che continua a tormentarci ogni giorno.

Come possiamo superare questo status quo? Intendiamoci, la solitudine può essere uno strumento proficuo per rigenerare se stessi. Tuttavia quando diventa una condizione che si subisce può diventare un tormento.

Quando ci sentiamo più soli? Come possiamo superare la solitudine? Credo che l’unica risposta ad entrambi i quesiti sia l’amore. Parlo di quello per se stessi ma anche per l’altro da sé. Cosa ne pensate?

Non ci fu più alcun mistero. Furono l’uno per l’altra. Nella solitudine furono insieme”, tratto da “Il dono e altri racconti”.
©MariaDomenicaDepalo

English version:

Good morning philosophers,

today we will talk about loneliness. Sometimes it is a voluntary choice, necessary to our identity and personal evolution but in other cases it’s a drama able to destroy and corrupt who suffers.

We sorround us with noises, sounds, voices and persons in order not to listen our solitude that screams loudly.

When does the loneliness appear to you? How do you fight it? I suppose that the best way to face it is love, love for yourself and for the others. Do you agree?

Maria Domenica Depalo

 

quesito numero quarantasette

Quesito n. 47

Buongiorno, amiche ed amici.

Siamo talmente presi dalle vicende quotidiane e dal susseguirsi incessante di impegni da dimenticare molto spesso noi stessi. Temiamo di non riuscire a portare a termine i nostri programmi e quindi corriamo, andiamo veloci e continuiamo a farlo dimenticando spesso e volentieri di prendere fiato.

Parole e suoni appaiono talvolta non armonia ma un groviglio di rumori dal quale dover fuggire per stare meglio e riscoprire se stessi.

“Il dramma degli uomini è non trovare mezz’ora di silenzio”, afferma Blaise Pascal, uno dei filosofi che preferisco, cogliendo appieno il valore primario del silenzio che è quello di essere fonte di riflessione.

Quale valore diamo al silenzio ma soprattutto la mancanza di suoni è sempre silenzio? Dove abita il silenzio?

Maria Domenica Depalo

English version

Good morning philosophers,

today we talk about silence and about its value in our life. We run so fastly everyday, directed to our purposes, goals and targets forgetting to slow down and to discover ourselves again or for the first time.

We are surrounded by so many sounds, words and noises we have to escape because they are obstacles to our ability to reflect about our person and about everyone and everything.

Blaise Pascal says, “The drama of men is not to find half an hour of silence”. I agree.

What kind of relation have you with silence? Where does it live?

Maria Domenica Depalo

 

quesito numero quarantasei

Quesito n. 46

Dopo una lunghissima pausa rieccoci con i nostri quesiti. Le domande costituiscono la parte più importante della nostra essenza perché grazie a loro ed al loro potenziale di risposte date o mancate, certe o incerte costruiamo chi siamo. Quindi non possiamo che ricominciare con i nostri interrogativi.

Partiamo da un pensiero espresso dallo scrittore norvegese, Jostein Gaarder, autore del bestseller “Il mondo di Sofia”, “L’enigma del solitario”, “La ragazza delle arance” e numerosi altri libri:

“Ma sognare qualcosa di improbabile ha un proprio nome. Lo chiamiamo speranza”.

Non avevo mai pensato di legare il concetto di speranza a quello di improbabilità. Spesso speriamo qualcosa perché riteniamo che sia “possibile” ma mai perché sia improbabile. Del resto ciò che è improbabile viene spesso associato a ciò che è impossibile.

Gaarder invece dà all’improbabilità un’accezione nuova, più positiva e propositiva vestendola di possibilità.

Voi che rapporto avete con la speranza? In cosa sperate? Dove abitano le vostre illusioni e disillusioni?

Maria Domenica Depalo

 

English version:

Here we are, again, with our questions after some days. The questions are probably the most important part of our essence. Infact they determine who we are, our features and play an important role during our personal evolution.

So let’s start with a thought expressed by the Norwegian writer, Jostein Gaarder, author of the bestseller “The world of Sofia”, “The enigma of the lonely”, “The girl of the oranges” and many other books:

“But dreaming something that is improbable has its own name. We call it hope”.

We often hope for something because we believe it could be “possible” but never because it is improbable. After all, what is improbable is often associated with what is impossible. Gaarder gives to the improbability a new meaning, more positive and proactive, linking it with possibilities.

What relationship have you with hope? What do you hope for? Where do your illusions and disillusions live?

Maria Domenica Depalo

Buon inizio!

Care amiche ed amici della filosofia,

innanzitutto buon inizio. Impropriamente ritenuto simbolo di un nuovo “cominciamento”, in realtà il primo gennaio è un ponte che idealmente continua a portare con sé aspirazioni, desideri, speranze ma anche vecchie paure e a proiettarle  nell’anno appena nato. Spetta a noi pertanto cercare di approcciarvisi in modo propositivo e coraggioso, con spirito rinnovato.

Proprio per questo vorrei affidare l’inizio di questo nuovo anno alle parole di Elli Michler, poetessa tedesca morta recentemente, “Croce al merito” nel 2010 per il suo lavoro nella poesia e autrice di numerose opere.

Le sue parole esprimono con una profondità straordinaria ed una sensibilità personalissima la speranza che ognuno di noi acquisisca un uso più giusto e proficuo del tempo in modo da poter dare più senso e significato al trascorrere dei giorni.

Il tempo non coincide solo con lo scandire delle ore e con il mutare dei giorni ma è base ed essenza stessa del nostro essere, fondamento determinante di ogni nostro cambiamento ed evoluzione.

Facciamone pertanto buon uso, custodendolo e proteggendolo ma al contempo usandolo senza timore per realizzare noi stessi non solo oggi ma sempre, in ogni suo frangente.

Buon anno!

Ti auguro tempo

Io ti auguro non tutti i possibili regali.
Io ti auguro solo quello che la maggior parte della gente non ha:
Io ti auguro del tempo per gioire e per ridere,
e quando lo usi puoi cambiare qualcosa là fuori.

Io ti auguro del tempo per il tuo fare, per il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per regalarlo.
Io ti auguro del tempo per non avere fretta e per correre,
ma il tempo per poter essere soddisfatto.

Io ti auguro del tempo non solo così per poterlo sprecare.
Io ti auguro che ti possa restare del tempo per stupirti,
e del tempo per avere fiducia,
invece che guardare come passa il tempo nell’orologio.

Io ti auguro del tempo per poter afferrare le stelle
e tempo per crescere, cioè per maturare.
Io ti auguro del tempo per sperare di nuovo e per amare,
non ha senso rinviare questo tempo.

Io ti auguro del tempo per trovare te stesso,
ogni giorno, ogni ora per trovare la felicità.
Io ti auguro del tempo anche per perdonare gli altri.
Io ti auguro di avere tempo per vivere…

Elli Michler

Maria Domenica Depalo

 

Buon Natale

Care amiche e cari amici della filosofia,

siamo finalmente giunti a questo giorno che racchiude in sé un mistero così grande ma allo stesso tempo così semplice ed immediato: l’amore. Se pur racchiuso negli occhi di un bambino, esso è universale perché tutti ne siamo destinatari ma anche particolare perché ognuno di noi lo vive e lo sente in modo personalissimo e diverso dagli altri.

C’è chi lo trascorrerà con la propria famiglia, chi con i propri amici e chi da solo. Per alcuni sarà un giorno meraviglioso mentre per altri si prospetterà come un momento di duro confronto con se stesso e con le proprie fragilità e debolezze.

Questo giorno appare particolarmente importante ai nostri occhi anche perché vorremmo veder realizzati in esso tutte le nostre aspettative e desideri più segreti ed intimi. Però non è sempre così e ci tocca anche in questo giorno se pur festoso convivere con le nostre delusioni e tristezze. Inutile far finta di nulla: anche oggi sono con noi.

Tuttavia, per chi ci crede, ancora una speranza c’è ed è data dalla possibilità che la nascita, se pur simbolica, di un bambino sia espressione di una nostra rinascita più  profonda che sa di possibilità.

Che questo Natale quindi sia celebrazione di una nascita ma anche spazio per nuove occasioni e scelte che vogliamo dare a noi stessi in nome di quell’amore portato da quel bambino più di duemila anni fa e che tutti meritiamo.

Buon Natale a tutti

Maria Domenica Depalo