Distinguiamo sempre ciò che è giusto da ciò che è male?
Do we always distinguish the good from the evil?
Distinguiamo sempre ciò che è giusto da ciò che è male?
Do we always distinguish the good from the evil?
Per quanto tempo siamo disposti ad accettare di soffocare i nostri sogni e desideri?
How long can we accept to smother who we are with our dreams and desires?
Un saluto a voi, amiche ed amici del pensiero filosofico!
Oggi vi proporrò qualcosa di diverso dal solito. Si tratta di un gioco nel quale sono stata coinvolta da #argentoblu e che permette soprattutto ai nuovi blog e ai loro autori di farsi conoscere.
Si tratta di taggare i blog che maggiormente ci interessano e ci hanno colpito, in modo da dar loro maggiore visibilità e diffusione. Ovviamente ringrazio Argentoblu e che il tag abbia inizio!
Ringrazio https://argentoblu.wordpress.com/ per avermi invitato a giocare e a partecipare. Ecco le regole che copio fedelmente dal blog evidenziato:
Grazie https://argentoblu.wordpress.com/ per avermi citata. Ti nominerò volentieri nel gruppo su fb dedicato al mio blog (non esiste ancora la pagina di #sofiailpensierofilosofico).
Scrivere un post come riconoscimento Sono laureata in filosofia, ho fatto mille lavori e sono approdata per caso al mondo dei blog. Scrivo anche per freewordsmagazine.
Come è nato il mio blog? Questo blog nasce agli inizi di ottobre di quest’anno dal desiderio di guardare e descrivere ciò che ci circonda con occhi nuovi, cercando di andare in profondità. Gli argomenti saranno vari (spero) e le domande numerose (spero anche questo). Da filosofa, mi auguro che i quesiti quotidiani possano portare ad altri e a stimolare la voglia di conoscere e indagare.
Che cosa consiglio ad altri blogger? Siate voi stessi nella vita e nella scrittura.
I miei 15 blog:
Buon divertimento e buona lettura!!!!
Custodiamo con gelosia i segni dei nostri combattimenti o ce ne dimentichiamo?
Do we take care of our battles’ signs or do we forget them?
Yes or No: two adverbs easy to write but not to pronounce. It could be a paradox but if we put the attention on the way we relate with the others, we could have a confirm of this contradiction.
Many can’t say “No”, says Paulo Coelho, while pronouncing “yes” seems easier. Often because of love, friendship or fear (but the reasons could be numerous else), when we are in front of questions, choices or existential crossroads, we answer with false enthusiasm and aggrement.
Are we really convinced of the answer? Does it correspond to what we want? Does the choice represent our ideas and thoughts? Are our aspirations and purposes fully embraced by that yes or no?
“Who never says “No” thinks to be generous, compassionate and educated: because “no” corresponds to be damned, selfish and little spiritual. […] There are times when, in saying “yes” to others, it may be that at the same time we are saying “no” to ourselves. ”
But when we say no, we smother our personality and don’t permit to ourselves and our potential to manifest.
Do you think that renouncing to yourself in this way is right?
Maria Domenica Depalo
P. S. The translated sentences are taken from “Manuale del guerriero della luce” of Paulo Coelho, ed. Bompiani
Sì e No: due avverbi monosillabici e di semplice scrittura ma, spesso e volentieri, di difficile pronuncia. Ricchi di significato, tali parole si propongono come specchio e riflesso di ciò che siamo e di come ci rapportiamo al prossimo.
Molti hanno difficoltà a pronunciare “No”. (cit.), afferma Paulo Coelho (ed ha ragione) mentre pronunciare “Sì” sembra decisamente più semplice.
Spesso infatti per amore, per timore o per quieto vivere, dinanzi a bivi, domande importanti o anche scelte apparentemente banali rispondiamo annuendo con poco entusiasmo.
Ma siamo davvero convinti di quella risposta? È davvero ciò che vogliamo? Rappresenta appieno le nostre convinzioni ed idee? I nostri propositi e le nostre aspirazioni abbracciano quella parola in toto?
L’apertura e il senso di inclusione che il sì ed il no comprendono, vengono sempre espressi con consapevolezza piena?
“Chi non dice mai di “no”, si crede generoso, comprensivo, educato: perché il “no” porta con sé la nomea di maledetto, egoista, poco spirituale. […] Ci sono momenti in cui, nel dire “sì” agli altri, potrebbe darsi che, contemporaneamente, si stia dicendo “no” a se stesso”. (cit.)
Ma dicendo no a noi stessi, soffochiamo la nostra personalità non permettendo al nostro io e alle nostre potenzialità di manifestarsi appieno.
Vale davvero la pena assecondare l’altro rinunciando a se stessi?
Maria Domenica Depalo
P. S. Le citazioni sono tratte da “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho, ed. Bompiani
Perché amiamo di più nel momento in cui dobbiamo rinunciare?
Why do we love more when we must renounce?
Bisogna necessariamente scegliere tra luce e oscurità?
Why do we have to choose between light and darkness?
Quanta oscurità abita nella tua luce?
How much darkness is in your light?
Quanta luce abita nella tua oscurità?
How much light is in your darkness?