Comfort food: quando il cibo diventa rifugio

Quante volte ci capita di rifugiarci nel cibo? Quante volte troviamo rifugio in una tazza di latte caldo, in una barretta di cioccolato o in una fetta di pizza? A spingerci non è la fame o almeno non solo la fame. Ad indurci a trovare conforto ed un luogo sicuro in ciò di cui ci nutriamo spesso è la necessità di allontanarci da ciò che ci attanaglia o rende pesanti e difficili le nostre giornate come una delusione, un ricordo malinconico o il desiderio di tornare ai momenti della nostra infanzia ma anche solo la volontà di rilassarci e divagare con i nostri pensieri senza una direzione specifica.

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Il cibo, carburante fondamentale per il nostro corpo e benessere, appare indissolubilmente legato alla nostra sfera emotiva che è individuale e personale ma anche relazionale. Ecco perché il comfort food non è uguale per tutti.

Two experiments support the hypotheses that comfort foods are associated with relationships and alleviate loneliness. Experiment 1 found that the consumption of comfort foods automatically activates relationship-related concepts. Experiment 2 found that comfort foods buffer against belongingness threats in people who already have positive associations with relationships (i.e., are secure in attachment style)..( Troisi JD, Gabriel S. Chicken soup really is good for the soul: “comfort food” fulfills the need to belong. Psychol Sci. 2011 Jun;22(6):747-53. doi: 10.1177/0956797611407931. Epub 2011 May 2. PMID: 21537054. – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21537054/)

Due esperimenti supportano l’ipotesi che i cibi consolatori siano associati alle relazioni e allevino la solitudine. L’esperimento 1 ha rilevato che il consumo di cibi consolatori attiva automaticamente concetti legati alle relazioni. L’esperimento 2 ha rilevato che i cibi consolatori proteggono dalle minacce al senso di appartenenza in persone che hanno già associazioni positive con le relazioni (ovvero, che hanno uno stile di attaccamento sicuro). (traduzione del testo)

Perché preferiamo ingurgitare un pacco di patatine o una stecca di cioccolato quando siamo nervosi o pensierosi e non una mela? Semplice, le patatine o la cioccolata sono in grado di trasmetterci proprio quella sensazione di benessere e di soddisfazione che ricerchiamo dal momento che contribuiscono al rilascio della dopamina, l’ormone della felicità, del benessere e della memoria e chi più ne ha più ne metta.

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Tuttavia l’effetto di questo neurotrasmettitore è temporaneo. Ragion per cui potremmo essere indotti a consumare ancora più cibo, con conseguenze importanti ma anche pericolose per il nostro organismo e la nostra salute psico – fisica. Basti pensare ai rischi legati ad un’assimilazione eccessiva di zuccheri e grassi oltre i limiti accettabili e consentiti per il nostro corpo.

Capire perché si mangia o si consuma troppo frequentemente potrebbe essere il primo passo per un approccio più sano ed equilibrato al cibo. Rivolgersi ad un professionista, qualora il consumo dovesse manifestarsi in modo non sano ed in modo continuativo, potrebbe essere la soluzione più giusta.

Il cibo deve essere nutrimento per il corpo ma anche sostegno soprattutto nei momenti più difficili e mai un nemico.

Maria Domenica Depalo

Per saperne di più cliccate sui link:

https://www.unobravo.com/post/comfort-food-e-alimentazione-consapevole

https://www.tgcom24.mediaset.it/donne/alimentazione/comfort-food-perche-siamo-sedotti-dai-cibi-dolci-o-grassi_54833868-202202k.shtml

https://ricette.donnamoderna.com/perche-il-comfort-food-da-dipendenza-e-come-riuscire-ad-allontanarsene#2-3

https://fuoritempofuoriluogo.com/2025/09/17/food-and-mood/

https://it.wikipedia.org/wiki/Dopamina

Food and mood

Food and Mood

Per l’argomento di questo mese devo ringraziare un video della BBC che mi ha letteralmente ispirata. In questo video i due speaker parlano infatti del legame tra cibo (food) ed umore (mood) ed è proprio questo il tema dal quale partiremo per la nostra riflessione.

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In realtà già alla fine del diciannovesimo secolo gli studiosi William James e Carl Lange avevano ipotizzato un legame stretto ed imprescindibile tra il nostro cervello e le nostre viscere mostrando, se pur ancora in modo implicito, il legame tra emozioni forti ed intense, quali possono essere la rabbia e l’ansia ed il nostro apparato gastro-intestinale.

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Numerosi studi attuali sembrano confermare infatti questo strettissimo legame tra il nostro  benessere mentale ed il cibo che assumiamo tutti i giorni.
D’altronde noi non siamo organismi autotrofi, come le piante, e quindi per reperire l’energia che ci serve dobbiamo nutrirci. Tuttavia, cosa succede quando viene ad instaurarsi un legame sbagliato tra il nostro stato d’animo ed il cibo?

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Senza entrare nello specifico dei DCA (disturbi del comportamento alimentare), basti pensare a cosa succede quando siamo tristi, in ansia o persino fin troppo felici. Ci ritroviamo a mangiare fin troppo o addirittura nulla con importanti e spesso pericolose conseguenze sulla nostra salute.
Attenzione, ognuno di noi ha un comfort food e può capitare che talvolta ci si abbuffi per una delusione oppure che non si mangi per tristezza. Questo però non deve diventare un’abitudine ossessiva.

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Lo diventa però quando tutto questo sottintende un senso di smarrimento generale, un senso di vuoto e di inadeguatezza che va assolutamente colmato.
In che modo? Intanto guardandosi dentro ed imparando ad accettare le proprie fragilità e debolezze e rivolgendosi anche ad un professionista in casi più gravi.

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La consapevolezza di sé tuttavia è il primo passo per migliorare il proprio rapporto con ciò che si mangia e vivere al meglio la relazione tra il cibo, noi stessi e chi ci circonda.
Anche coltivare sogni e cercare stimoli nuovi può aiutare a sviluppare una relazione più sana tra il cibo e chi siamo.
Porsi degli obiettivi, guardare con maggiore ottimismo verso il futuro, non essere soli può influenzare ciò che sentiamo dentro e quindi, conseguentemente il nostro legame con il cibo.

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D’altronde osservare il modo in cui ci approcciamo ad esso e capire come ci sentiamo in quel momento può essere l’inizio di un nuovo modo di rivedere la nostra vita.
Maria Domenica Depalo
Per saperne di più:   https://www.menshealth.com/it/salute/benessere-psicofisico/a60801300/cibo-emozioni-relazione-alimentazione-umore/

https://www.fitosofia.com/cibo-umore-migliore/

https://fuoritempofuoriluogo.com/2019/09/09/il-cibo-come-strumento-di-relazione/

https://youtu.be/fG7dJ6A3l7w?si=JqO0i-iBVmM44VrF

Il cibo come strumento di relazione

Il cibo come strumento di relazione

Condividere, ridere e parlare, aprirsi agli altri: gli esseri umani sono, per propria natura,  “animali” sociali dediti alla relazione con i propri simili. La qualità della relazione inoltre determina, da un punto di vista strettamente biochimico, il rilascio di endorfine, gli ormoni del benessere.

Le modalità e le occasioni per perpetuare questo stato di grazia sono innumerevoli. Oggi però ci concentreremo soltanto su una di queste: il cibo. Ci interrogheremo sulla verità del legame “cibo – condivisione – felicità”.

Partiamo da un sondaggio condotto dalla “Oxford Economics” condotto su un campione di 8250 individui le cui vite e rapporti umani sono stati analizzati in relazione proprio alle proprie modalità di consumo del cibo. Più precisamente l’indagine ha cercato di rispondere a questa semplice domanda: “Consumare il cibo in compagnia rende felici?”.

Apparentemente banale e dalla risposta ovvia, in realtà tale quesito ha posto l’accento anche sulla questione inversa: “Consumare il cibo da soli può rendere infelici?”.

A dire il vero, non è possibile rispondere in modo netto ed univoco ad entrambe le domande. Proviamoci però, cominciando dalla seconda. Nelle prossime settimane parleremo della solitudine evidenziando che, in caso di scelta volontaria e consapevole, essa può essere vista come un momento positivo di riscoperta e di rivalutazione della propria persona.

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