Parole su carta: recensione di “La casa senza ricordi” di Donato Carrisi

Parole su carta: recensione di “La casa senza ricordi” di Donato Carrisi

La casa senza ricordi, ed. Longanesi, si propone nella trama e nella caratterizzazione dei suoi personaggi come un romanzo intenso, sottile, inquietante ma soprattutto appassionante. Quindi è perfetto per chi, come me, ama i thriller.

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Ogni singola pagina richiama con decisione la seguente in un susseguirsi di eventi che, inevitabilmente, coinvolgono il lettore in un turbine di emozioni e di sensazioni di smarrimento ma soprattutto di quesiti che sembrano non avere una risposta immediata.

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Il protagonista è l’addormentatore di bambini, Pietro Gerber, psicologo infantile e ipnotista, già protagonista di “La casa delle voci” (che ovviamente leggerò!!! n.d.r.).

Il libro si apre con un bambino scomparso da tempo con la madre. Nikolin, privo di ricordi, viene ritrovato da una donna anziana in un bosco della Valle dell’inferno.

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Tuttavia, il dodicenne non sembra essere stato trascurato o maltrattato. Anzi, appare evidente che qualcuno si è preso cura di lui. Nikolin non parla però e quindi è impossibile capire chi se ne sia occupato.
La sua mente è trincerata in un’oscurità apparentemente senza fine.

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L’unica persona che sembra in grado di risvegliare il bambino è proprio Gerber.
Sarà proprio lui a scoprire che il bambino in realtà è stato scelto per narrare una storia non sua, terribile e spaventosa.

Maria Domenica Depalo

Recensione: Una lezione d’ignoranza

Recensione: Una lezione d’ignoranza

“L’uomo vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra ma che nessun’altra potrebbe sostituire”.

Sillabe, parole e frasi, storie e significati, immagini e fantasie: quanto è preziosa la lettura per vivere e rivivere storie che non sono nostre ma che poi lo diventano “incarnandosi” nei nostri sogni e pensieri.

Daniel Pennac, in “Una lezione d’ignoranza”, che si configura come ringraziamento sorpreso e ricco di significato e ironia della laurea ad honorem in pedagogia conseguita presso l’università di Bologna nel 2013, pone l’accento proprio sull’impatto che la lettura ha avuto sulla sua vita di scolaro e su quella dei suoi alunni.

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Da studente prima e poi da insegnante, Pennac ha colto e sottolineato il legame tra la magia dei libri e del loro peso nella capacità di suscitare curiosità nel lettore.

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