Work in progress!!!!

We’ll be back as soon as possible with new articles and questions! In the meanwhile, visit the site and write to us. If you want, put questions. We will read them and answer.

See you soon!

Torneremo quanto prima con nuovi articoli e quesiti! Nel frattempo, visitate il sito e scriveteci. Se volete, poneteci dei quesiti. Li leggeremo volentieri.

A presto!

Maria Domenica Depalo

 

Il ricordo nella “Giornata della memoria”

Il ricordo nella “Giornata della memoria”

“La risurrezione del passato,tener vivo il passato, è un obiettivo che può essere raggiunto solo mediante l’opera attiva della memoria, che sceglie, rielabora e ricicla. Ricordare è interpretare il passato; o, più correttamente, raccontare una storia significa prendere posizione sul corso degli eventi passati”. 

Attraverso le sue parole, il filosofo e sociologo inglese Zygmunt Bauman , padre della “modernità liquida”, sottolinea l’importanza della memoria e della necessità della salvaguardia del passato da ogni forma di oblio.

Il filosofo francese Paul Ricoeur cita a tal proposito l’espressione ebraica  Zakhor che corrisponde ad una vera e propria imposizione. Con tale parola si chiede infatti di lottare contro l’oblio e di non dimenticare.

“Per molti motivi, che dipendono dal problema della costituzione dell’identità sia collettiva che personale: mantenere l’identità, si è detto, mantenerla nel tempo e anche contro il tempo e la sua potenza , evocata da Aristotele nell’enigmatico testo della Fisica, posto all’inizio di questa parte. Se non bisogna dimenticare, è anzitutto per resistere all’universale rovina che minaccia le tracce stesse lasciate dagli eventi: per conservare radici all’identità e per mantenere la dialettica di tradizione e innovazione, bisogna tentare di salvare le tracce. Ma, fra queste tracce, ci sono anche le ferite inflitte alle sue vittime dal corso violento della storia: se non bisogna dimenticare è quindi anche, e forse soprattutto, per continuare a onorare le vittime della violenza storica.” ( tratto da pag. 82 da Paul Ricoeur, Ricordare, dimenticare, perdonare – L’enigma del passato, Introduzione di Remo Bodei, il Mulino Intersezioni 253., traduzione dall’originale francese di Nicoletta Salomon, Società editrice il Mulino, Bologna 2004)

Il ricordo protegge e dà voce a chi voce non ha avuto.

continua alla pagina seguente –>

Kiss the rain

Kiss the rain

Care amiche ed amici della filosofia,

in Puglia piove ed il cielo appare grigio. Con il suo movimento rassicurante e silenzioso, la pioggia sembra scandire in modo diverso ma pur sempre costante il passare delle ore.  Il sole è nascosto dalle nuvole e la giornata sembrerebbe scorrere in modo uggioso e cupo ma spetta solo a noi decidere quale impronta e corso darle.

Le gocce trasparenti si nutrono dei colori che vogliamo dar loro. Scure, chiare o persino colorate, attraverso loro leggiamo il nostro stato d’animo e vediamo in modo più evidente che mai chi siamo.

Appena ho percepito le prime gocce, ho ricordato il testo di una canzone ed ho pensato che mi sarebbe piaciuto condividerla con voi. Sarà quindi uno dei “luoghi del pensiero” di questo mese. Si tratta di “Kiss the rain” del 1997 della cantautrice inglese “Billie Myers”.

Quale rapporto avete con la pioggia? Cosa esprimono le sue acque?

English version

Dear philosophers,

in Puglia it rains and the sky appears grey. With its silent movement, the rain seems to mark the passing of the hours in a different but constant way. The sun is hidden by the clouds and the day seems flowing boring and sad, but only we have the power and ability to decide which imprint and course our day should have.

The transparent drops are fed by the colors we want to give them. Dark, clear or even coloured, through them we read our state of mind and see more clearly than ever who we are.

As soon as I perceived the first drops, I remembered the lyrics of a song and I thought it should have been nice if I have shared it with you.

This is “Kiss the rain” from 1997 of the English singer “Billie Myers”. This song will be one of “places of thought” of this mounth.

What relationship have you with the rain? What do its waters express?

Kiss the rain

Hello
Can you hear me?
Am I gettin’ through to you?
Hello
Is it late there?
There’s a laughter on the line
Are you sure you’re there alone?
Cause I’m
Tryin’ to explain
Somethin’s wrong
Ya just don’t sound the same
Why don’t you
Why don’t you
Go outside
Go outside
Kiss the rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I’m gone, too long.
If your lips
Feel lonely and thirsty
Kiss the rain
And wait for the dawn.
Keep in mind
We’re under the same sky
And the nights
As empty for me, as for you
If ya feel
You can’t wait till mornin’
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Hello
Do you miss me?
I hear you say you do
But not the way I’m missin’ you
What’s new?
How’s the weather?
Is it stormy where you are?
Cause you sound so close but it feels like you’re so far
Oh would it mean anything
If you knew
What I’m left imagining
In my mind
In my mind
Would you go
Would you go
Kiss the rain
And you’d fall over me
Think of me
Think of me
Think of me
Only me
Kiss the rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I’m gone too long
If your lips
Feel hungry and tempted
Kiss the rain
and wait for the dawn
Keep in mind
We’re under the same skies
And the nights
As empty for me, as for you
If you feel
You can’t wait till morning
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Oooooohhhhh
Kiss the rain
Oooooohhhhh
Kiss the rain
Hello
Can ya hear me?
Can ya hear me?
Can ya hear me?

(da https://www.canzoni.it/testi/billie-myers/kiss-the-rain.html )

Il video della canzone è qui:

https://www.youtube.com/watch?v=Kq-r4ZUpels

Maria Domenica Depalo

 

 

Animal Instinct

Amiche ed amici della filosofia,

oggi avrei voluto affrontare il tema dell’amicizia e del modo in cui Aristotele ne parla nell’“Etica Nicomachea”. Ho pensato però di dedicare questo spazio a Dolores O’Riordan, una persona fragile, delicata ma dalla voce ed interiorità straordinarie che se n’è andata lasciando un vuoto profondo e terribile.

Tuttavia vorrei ricordare quest’artista attraverso le parole di “Animal Instinct”, una delle canzoni più belle mai composte e cantante.

Animal instinct, cioè l’istinto animale è la tendenza a non arrendersi mai e a combattere ad oltranza contro tutto e tutti, contro il senso di disfattismo e di smarrimento, contro il senso di perdita e di resa per affermare se stessi e vivere appieno.

English version

Dear philosophers,

I should have talked about friendship and the way Aristotele speaks about its three types. But I suppose we should postpone the theme to another moment.

Today we dedicate this space to a marvellous and delicate voice, Dolores O’Riordan. She left us suddenly and in an unexpected way.

Animal Instinct

Suddenly something has happened to me
As I was having my cup of tea
Suddenly I was feeling depressed
I was utterly and totally stressed
Do you know you made me cry
Do you know you made me die

 And the thing that gets to me
Is you’ll never really see
And the thing that freaks me out
Is I’ll always be in doubt
It is a lovely thing that we have
It is a lovely thing that we
It is a lovely thing, the animal
The animal instinct

 So take my hands and come with me
We will change reality
So take my hands and we will pray
They won’t take you away
They will never make me cry, no
They will never make me die

 And the thing that gets to me
Is you’ll never really see
And the thing that freaks me out
Is I’ll always be in doubt

 The animal, the animal, the animal instinct in me
It’s the animal, the animal, the animal instinct in me
It’s the animal, it’s the animal, it’s the animal instinct in me [x2]

continua–>

to be continued –>

L’importanza della leggerezza

L’importanza della leggerezza

Bentornati amiche ed amici della filosofia,

oggi ci occupiamo di leggerezza. Ovviamente non parleremo dei chili di troppo da smaltire dopo le feste ma ci occuperemo della concretezza e pesantezza del reale. Il lavoro, la famiglia, gli amici, la palestra: quanto ci influenzano e in che modo?

Quanto siamo presi dalla concretezza del reale? Quanto rischiamo di farci travolgere da essa o addirittura quanto tentiamo di estraniarci dalla realtà perché troppo difficile da sopportare?

Personalmente ritengo che per quanto difficile, pesante ed imprevedibile possa essere la realtà, la consapevolezza del reale non necessariamente contrasta con  un modo di approcciarvisi “leggero” per l’appunto. D’altro canto Italo Calvino amava affermare:

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. (tratto da “Lezioni americane”)

Cosa pensate delle parole di Calvino? Ma cosa succede se i macigni sul cuore sono fin troppo pesanti tanto da impedire di planare?

Come possiamo alleggerire il nostro e l’altrui cuore?

Maria Domenica Depalo

 

 

 

The importance of levity

The importance of levity

Welcome back my philosophers,

today we talk about lightness. Obviously we won’t talk about the extra kilogramms we have to lose after the holidays. Our theme will be the way we approach to the  concreteness and heaviness of the real. Work, family, friends, the gym: how much do they influence us and in which way?

How much are we influenced by the concreteness of the reality?

Personally I think that even if the reality may be difficult, heavy and unpredictable, the awareness of the real doesn’t necessarily contrast with a way of approaching it in a “light” way. After all the Italian writer Italo Calvino loved to say:

“Take life lightly, that levity is not superficiality, but gliding on things from above, not having boulders on the heart”. (taken from “American Lessons”)

What do you think of Calvino’s words? But what can we do if the boulders on the heart are too heavy to keep you from gliding?

How can we lighten our and the others’ hearts?

Maria Domenica Depalo

Buon inizio!

Care amiche ed amici della filosofia,

innanzitutto buon inizio. Impropriamente ritenuto simbolo di un nuovo “cominciamento”, in realtà il primo gennaio è un ponte che idealmente continua a portare con sé aspirazioni, desideri, speranze ma anche vecchie paure e a proiettarle  nell’anno appena nato. Spetta a noi pertanto cercare di approcciarvisi in modo propositivo e coraggioso, con spirito rinnovato.

Proprio per questo vorrei affidare l’inizio di questo nuovo anno alle parole di Elli Michler, poetessa tedesca morta recentemente, “Croce al merito” nel 2010 per il suo lavoro nella poesia e autrice di numerose opere.

Le sue parole esprimono con una profondità straordinaria ed una sensibilità personalissima la speranza che ognuno di noi acquisisca un uso più giusto e proficuo del tempo in modo da poter dare più senso e significato al trascorrere dei giorni.

Il tempo non coincide solo con lo scandire delle ore e con il mutare dei giorni ma è base ed essenza stessa del nostro essere, fondamento determinante di ogni nostro cambiamento ed evoluzione.

Facciamone pertanto buon uso, custodendolo e proteggendolo ma al contempo usandolo senza timore per realizzare noi stessi non solo oggi ma sempre, in ogni suo frangente.

Buon anno!

Ti auguro tempo

Io ti auguro non tutti i possibili regali.
Io ti auguro solo quello che la maggior parte della gente non ha:
Io ti auguro del tempo per gioire e per ridere,
e quando lo usi puoi cambiare qualcosa là fuori.

Io ti auguro del tempo per il tuo fare, per il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per regalarlo.
Io ti auguro del tempo per non avere fretta e per correre,
ma il tempo per poter essere soddisfatto.

Io ti auguro del tempo non solo così per poterlo sprecare.
Io ti auguro che ti possa restare del tempo per stupirti,
e del tempo per avere fiducia,
invece che guardare come passa il tempo nell’orologio.

Io ti auguro del tempo per poter afferrare le stelle
e tempo per crescere, cioè per maturare.
Io ti auguro del tempo per sperare di nuovo e per amare,
non ha senso rinviare questo tempo.

Io ti auguro del tempo per trovare te stesso,
ogni giorno, ogni ora per trovare la felicità.
Io ti auguro del tempo anche per perdonare gli altri.
Io ti auguro di avere tempo per vivere…

Elli Michler

Maria Domenica Depalo

 

Buon Natale

Care amiche e cari amici della filosofia,

siamo finalmente giunti a questo giorno che racchiude in sé un mistero così grande ma allo stesso tempo così semplice ed immediato: l’amore. Se pur racchiuso negli occhi di un bambino, esso è universale perché tutti ne siamo destinatari ma anche particolare perché ognuno di noi lo vive e lo sente in modo personalissimo e diverso dagli altri.

C’è chi lo trascorrerà con la propria famiglia, chi con i propri amici e chi da solo. Per alcuni sarà un giorno meraviglioso mentre per altri si prospetterà come un momento di duro confronto con se stesso e con le proprie fragilità e debolezze.

Questo giorno appare particolarmente importante ai nostri occhi anche perché vorremmo veder realizzati in esso tutte le nostre aspettative e desideri più segreti ed intimi. Però non è sempre così e ci tocca anche in questo giorno se pur festoso convivere con le nostre delusioni e tristezze. Inutile far finta di nulla: anche oggi sono con noi.

Tuttavia, per chi ci crede, ancora una speranza c’è ed è data dalla possibilità che la nascita, se pur simbolica, di un bambino sia espressione di una nostra rinascita più  profonda che sa di possibilità.

Che questo Natale quindi sia celebrazione di una nascita ma anche spazio per nuove occasioni e scelte che vogliamo dare a noi stessi in nome di quell’amore portato da quel bambino più di duemila anni fa e che tutti meritiamo.

Buon Natale a tutti

Maria Domenica Depalo

Merry Christmas

Dear friends of philosophy,

a mistery, that is big but at the same time so simple and immediate, is shown in this day through the eyes of a little child: love.

This love is universal because it is for everyone of us it but also particular because each of us lives it and feels it in a very personal and different way from the others.

There are those who will spend this moment with the family, other ones with friends and other people alone. For someone it will be a wonderful day instead for others it will be a moment of hard confrontation with weaknesses and sadness.

This day seems particularly important to us because we would like to see all our most secret and intimate expectations and desires fulfilled in it. But it is not always so and we know it very well. So we live Christmas with our disappointments and sadness.

However, for those who believe in it, there is still a hope and it is given by the possibility that the birth, even if symbolic, of a child corresponds to our deeper rebirth.

So, Christmas is therefore a celebration of a birth but also a space for new opportunities and choices that we want to give to ourselves in the name of that love brought by that sacred child more than two thousand years ago and that we all deserve.

Merry Christmas to all

Maria Domenica Depalo

 

Il mondo “già in funzione”

Amiche ed amici della filosofia,

non mi sono dimenticata di voi nonostante i giorni concitati precedenti le feste natalizie sembrino volermi imprigionare in un vortice di impegni incredibilmente fuori dal comune e maggiori del solito. Anzi.

Stranamente ed incredibilmente sono riuscita a ritagliarmi alcuni momenti, mentre viaggiavo in autobus da una città ad un’altra o facevo la fila alle poste, per dare uno sguardo alle pagine di un libro che in realtà vi avevo già presentato in alcuni quesiti dei giorni passati: “il Dubbio” di L. De Crescenzo.

Sto rileggendo dopo un bel po’ di anni questo libricino di neppure 150 pagine cariche di acume e di ironia. Lo comprai ai tempi dell’università (ero iscritta al secondo anno di Filosofia a Bari) e ne rimasi folgorata. Ho cominciato a sottolinearne alcune parti che vorrei poter condividere e commentare con voi. Pronti?

Prima però una piccola premessa: il titolo del libro rimanda al dubbio e alla mancanza di certezze. L’incertezza va vista sempre e comunque come un’opportunità per riflettere e mai come una lesione alle nostre sicurezze. Tutt’altro. Solo attraverso il dubbio possiamo costruirne altre, prima tra tutte quella secondo cui nulla è certo. Detto questo, procediamo.

Dopo un pranzo a base di pesce, il protagonista, cioè De Crescenzo, è impegnato con il professor Barbieri, suo amico, in una conversazione su Dio e sul creato che ben si lega all’argomento dell’opera. Diamo quindi un’occhiata:

– Ebbene, un Dio Onnipotente, volendo, non potrebbe aver creato un mondo già in funzione?

– In che senso “già in funzione”?

– Insomma – ribatté Barbieri un po’ spazientito – il nostro mondo, il nostro cielo, il mare, l’universo, tutto questo spettacolo che ci sta intorno, non potrebbe essere stato creato proprio in questo preciso momento? Supponiamo per un attimo che ognuno di noi sia nato adesso: alle 15.32 di oggi, con una memoria prememorizzata nel cervello, grazie alla quale “crediamo” di aver già vissuto.

– In questo caso la spigola…

– … crediamo di averla mangiata, ma nella realtà non è mai esistita: è solo una delle tante immagini che la nostra memoria ha avuto in dotazione nel momento di nascere.

– Ma è impossibile!

– Nossignore, è improbabile.

Non vi sembra di assistere a quella scena del film Matrix in cui il protagonista, Neo, dopo il suo duro risveglio nella realtà concreta, scopre che tutto quello in cui ha creduto è solo un inganno e che nulla è così come sembra? Ma è davvero così?

Dopo aver ricordato quella scena mi sono guardata intorno chiedendomi se effettivamente bastassero i sensi per cogliere tutto. Penso proprio di no. Tuttavia sono un punto di partenza.

Tutto va passato al vaglio e non solo perché ogni cosa ci sia svelata. Non importa se scopriremo qualcosa e quale sarà la risposta: ciò che conta è non fermarsi mai nell’indagine.

Che ne pensate?

Maria Domenica Depalo