Sì e No: due avverbi monosillabici e di semplice scrittura ma, spesso e volentieri, di difficile pronuncia. Ricchi di significato, tali parole si propongono come specchio e riflesso di ciò che siamo e di come ci rapportiamo al prossimo.
Molti hanno difficoltà a pronunciare “No”. (cit.), afferma Paulo Coelho (ed ha ragione) mentre pronunciare “Sì” sembra decisamente più semplice.
Spesso infatti per amore, per timore o per quieto vivere, dinanzi a bivi, domande importanti o anche scelte apparentemente banali rispondiamo annuendo con poco entusiasmo.
Ma siamo davvero convinti di quella risposta? È davvero ciò che vogliamo? Rappresenta appieno le nostre convinzioni ed idee? I nostri propositi e le nostre aspirazioni abbracciano quella parola in toto?
L’apertura e il senso di inclusione che il sì ed il no comprendono, vengono sempre espressi con consapevolezza piena?
“Chi non dice mai di “no”, si crede generoso, comprensivo, educato: perché il “no” porta con sé la nomea di maledetto, egoista, poco spirituale. […] Ci sono momenti in cui, nel dire “sì” agli altri, potrebbe darsi che, contemporaneamente, si stia dicendo “no” a se stesso”. (cit.)
Ma dicendo no a noi stessi, soffochiamo la nostra personalità non permettendo al nostro io e alle nostre potenzialità di manifestarsi appieno.
Vale davvero la pena assecondare l’altro rinunciando a se stessi?
Maria Domenica Depalo
P. S. Le citazioni sono tratte da “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho, ed. Bompiani
