Parole su carta: “Non dimenticarlo mai” di Federica Bosco.

Parole su carta: “Non dimenticarlo mai” di Federica Bosco.

Un’improvvisa presa di coscienza, una consapevolezza mai percepita prima o forse solo semplicemente tenuta ben nascosta dietro finte certezze, un modo diverso di volgere lo sguardo alle cose come se le si cogliesse per la prima volta per come sono, costituiscono il punto di partenza di un racconto che lascerà inevitabilmente un segno in chi ne leggerà le parole.

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La loro protagonista è Giulia, personaggio principale del nuovo romanzo di Federica Bosco, una delle scrittrici italiane più interessanti e talentuose del panorama letterario italiano, in grado di cogliere appieno domande, esigenze, tormenti e speranze di ognuna di noi.

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Nel giorno del suo compleanno, alle soglie dei cinquant’anni, Giulia comprende di voler essere madre. Lo scopre attraverso un vero e proprio attacco di panico che la mette e a nudo e che le dà la possibilità di comprendere che la sua vita, così com’è strutturata, è vuota e priva di significato.
Tutta le sue conquiste professionali – Giulia è una giornalista – i suoi apericena, le sue corse e persino la sua stessa persona perdono di significato dinanzi a questa esigenza.
Chi ero io? A chi appartenevo? Dov’erano le mie radici? La mia discendenza? La mia famiglia? Dov’erano i miei figli? Questa fu la frase che mi fece gelare il sangue….” (cit. tratta dal romanzo)

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Giulia si rende conto che il tempo scorre in fretta e che gliene resta davvero poco per tentare di realizzare questo suo sogno esploso in modo così forte, dirompente ma soprattutto inaspettato.
La sua scelta si scontra con lo scetticismo delle sue amiche, con la freddezza e crudeltà di una madre anaffettiva e ludopatica ma anche con il narcisismo del suo compagno Massimo concentrato solo su stesso e assolutamente incapace di provare empatia.
La costante ricerca di conferme e di affetto d’altronde porta Giulia ad accettare tutto.

tratta da pixabay.com

Tuttavia il suo difficile percorso di ricerca di un figlio le permetterà di comprendere ciò che è giusto per lei e di imparare ad allontanare da sé ciò che potrebbe impedirle di realizzare il suo sogno.

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Ho amato sin dalle prime parole questo libro perché, attraverso le sue pagine riesce ad esprimere appieno il profondo senso di smarrimento e di inadeguatezza di chi crede di non avere diritto di tentare ad essere madre per la paura del giudizio altrui, del tempo che passa e di una società che sembra non voler accogliere il legittimo desiderio di dare continuità ai propri sogni e progetti anche attraverso un figlio da amare in maniera incondizionata.

Consiglio questo libro a tutti: a tutte le donne che desiderano essere madri (single o in compagnia), a chi lo è già, a chi non desidera esserlo ma anche agli uomini perché tutti comprendano che generare un figlio è un evento così prezioso da non poter essere relegato alla mera riproduzione biologica. Diventare genitore vuol dire diventare una persona nuova con nuove priorità ed idee, sogni e progetti. Da condividere.

Maria Domenica Depalo

Studiate.

Tempo fa mi sono imbattuta in queste parole che, a mio parere, sono adattabilissime e perfette per i nostri ragazzi che pian piano stanno tornando a scuola e alla realtà dello studio proprio in questi giorni. Ragazzi, ma anche genitori, fate tesoro di questi versi: essi esprimono appieno il senso e la finalità primaria dell’apprendimento. Buona scuola e buono studio!

fonte: pixabay.com

Studiate.


Studiate.

Per amore del sapere, mai per i voti.
Perché sapere aiuta a essere.
E sapere tanto aiuta a essere tanto.
Studiate!
Perché la cultura rende liberi
e niente vale più della libertà.
Studiate!
Perché siamo le parole che conosciamo,
perché il pensiero crea la realtà.
Studiate!
Perché non conoscerete mai la noia
se amerete un libro, un paesaggio,
un quadro o la settimana enigmistica.
Studiate!
Perché studiando capirete le vostre qualità, le vostre inclinazioni, i vostri punti deboli.
Studiate la storia, perché il passato illumina il presente.
Studiate la geografia perché ogni luogo è anche un fiume, una montagna, un vento.
Studiate la matematica perché nella vita spesso i conti non tornano e bisogna trovare soluzioni alternative.
Studiate le lingue straniere, perché i viaggi sono le lezioni di vita più belle.
Studiate la biologia perché capire come fa a battere il cuore o perché il battito accelera se vi innamorate è meraviglioso.
Studiate la filosofia perché imparerete a ragionare e a guardare il mondo dalle prospettive più originali.
Studiate la letteratura perché vivrete molte vite e vedrete posti incredibili da casa.
Studiate la grammatica perché la differenza tra un accento e un apostrofo non è mai un dettaglio.
Studiate la musica, l’arte e la poesia!
Perché la bellezza è emozione e terapia.
Studiate la fisica e la chimica perché nell’atomo e nelle molecole si celano energie potentissime.
Studiate!
Perché quando smetti di imparare smetti di vivere.
Studiate ciò che vi piace ma anche ciò che ora vi sembra inutile.
Perché un giorno, quando meno ve lo aspettate, ne capirete il senso.
Studiate!
Senza pretendere troppo da voi stessi e senza rinunciare mai allo svago, allo sport e alle emozioni.
Perché lo studio viene sempre dopo il vostro benessere!
Studiate!
Senza temere di dimenticare qualcosa.
Perché i buchi di memoria servono a fare spazio.
Perché la scuola serve a trasformare specchi in finestre, non a giudicarvi.

Francesco De Sanctis (fonte della poesia facebook.com)

fonte: pixabay.com

Parole su carta: La casa delle voci di Donato Carrisi

Come già anticipato tempo fa, la mia attenzione e passione per i libri mi ha portato a leggere dopo “La casa senza ricordi” un altro romanzo di Donato Carrisi: “La casa delle voci”.

Ancora una volta ho trovato una storia avvincente ed appassionante, caratterizzata da un susseguirsi di eventi inquietanti, cupi e sicuramente dolorosi per i protagonisti rappresentati.

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Suspence e colpi di scena si alternano costantemente nel romanzo, contribuendo a determinarne le caratteristiche principali.

Il romanzo vede come protagonista lo psicologo infantile, Pietro Gerber che, dopo la morte del padre, il signor B., decide di seguirne le orme. Non sarà però semplice dal momento che proprio suo padre, poco prima di morire, gli farà un’importante rivelazione che andrà a sconvolgergli la vita.

Come suo padre, Pietro è conosciuto ed apprezzato nella sua città, la bellissima Firenze, che farà da sfondo alla storia narrata, come l’addormentatore di bambini.

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D’altronde proprio come il signor B., Pietro applica l’ipnosi ai suoi piccoli pazienti tormentati dai loro demoni interiori.

Mentre è impegnato con il caso di Emilian, probabile vittima di abusi e violenze da parte dei suoi genitori, viene contattato dalla dottoressa Walker che gli chiede di seguire una sua paziente, Hanna Hall, persuasa di aver ucciso il suo fratellino Ado quando era piccola. Se pur scettico, alla fine Gerber decide di prendere in carico la paziente decidendo di concentrarsi solo sulla bambina che ancora abita in lei e che custodisce tutti i segreti da svelare a partire dai suoi diversi nomi e dalle regole concepite per proteggerla dagli “estranei”.

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La presenza della donna andrà a sconvolgere la vita dell’addormentatore di bambini ponendolo dinanzi a nuove verità, alcune delle quali inaspettate , inquietanti e dolorose.

“Chiamandoci a vicenda da una parte all’altra, quei suoni diventano familiari. Impariamo a fidarci di quei nomi. E a essere diversi, pur rimanendo uguali. Ecco perché ogni nuova casa diventa per me la casa delle voci”(cit. da “La casa delle voci”) .

Maria Domenica Depalo


Parole su carta: recensione di “La casa senza ricordi” di Donato Carrisi

Parole su carta: recensione di “La casa senza ricordi” di Donato Carrisi

La casa senza ricordi, ed. Longanesi, si propone nella trama e nella caratterizzazione dei suoi personaggi come un romanzo intenso, sottile, inquietante ma soprattutto appassionante. Quindi è perfetto per chi, come me, ama i thriller.

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Ogni singola pagina richiama con decisione la seguente in un susseguirsi di eventi che, inevitabilmente, coinvolgono il lettore in un turbine di emozioni e di sensazioni di smarrimento ma soprattutto di quesiti che sembrano non avere una risposta immediata.

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Il protagonista è l’addormentatore di bambini, Pietro Gerber, psicologo infantile e ipnotista, già protagonista di “La casa delle voci” (che ovviamente leggerò!!! n.d.r.).

Il libro si apre con un bambino scomparso da tempo con la madre. Nikolin, privo di ricordi, viene ritrovato da una donna anziana in un bosco della Valle dell’inferno.

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Tuttavia, il dodicenne non sembra essere stato trascurato o maltrattato. Anzi, appare evidente che qualcuno si è preso cura di lui. Nikolin non parla però e quindi è impossibile capire chi se ne sia occupato.
La sua mente è trincerata in un’oscurità apparentemente senza fine.

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L’unica persona che sembra in grado di risvegliare il bambino è proprio Gerber.
Sarà proprio lui a scoprire che il bambino in realtà è stato scelto per narrare una storia non sua, terribile e spaventosa.

Maria Domenica Depalo

Terre lontane

“Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane”. Emily Dickinson

In questo momento della vostra vita, quali libri vi stanno portando in tali terre? Il vostro sguardo a quali orizzonti è rivolto? Se vi va, parlatecene scrivendolo nello spazio destinato ai commenti. Per quanto mi riguarda, in questo momento le mie “terre lontane” sono rappresentate dall’analisi introspettiva e allo stesso tempo inquietante dell’addormentatore di bambini, protagonista di “La casa senza ricordi” di Donato Carrisi, che cerca di salvare il piccolo Nikolin, pedina e vittima inconsapevole di un abilissimo manipolatore della mente umana. Il viaggio nelle profondità dell’animo appare affascinante, profondo ma allo stesso tempo crudele e spaventoso. Ve ne parlerò presto.

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Maria Domenica Depalo

Parole su carta: io mi fido di te di Luciana Littizzetto

Parole su carta: io mi fido di te di Luciana Littizzetto

Edito dalla Mondadori, l’ultimo lavoro di Luciana Littizzetto affronta in maniera apparentemente leggero un tema delicato e prezioso: l’amore. Si tratta però di un amore diverso da quello che può legare due persone. Si tratta di quello che lega una mamma ai suoi figli.

Nel sottotitolo troviamo “Storia dei miei figli nati dal cuore“: l’attrice comica ed il suo compagno, qualche anno fa, hanno deciso di intraprendere il percorso dell’affidamento diventando così i genitori affidatari di Jordan e Vanessa della cui storia però non voglio anticiparvi nulla.

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Il libro scritto con un linguaggio veloce ma mai banale vuole semplicemente raccontare la storia di questa famiglia, divertente e singolare ma allo stesso tempo uguale a tante altre, soffermandosi anche su episodi esilaranti e divertenti (vi consiglio la storia del pesce rosso di Jordan o le “fisse” di Vanessa) .

Una delle cose che personalmente mi ha colpita è stato l’intervallare del racconto talvolta anche molto intimo e personale con la presentazione del comportamento di alcune specie animali per quanto riguarda il rapporto madre figlio (tenerissima la descrizione del legame tra le giraffe). Il confronto tra le varie specie e la percezione delle loro differenze e somiglianze (anche con la nostra) appare inevitabile e non può essere slegata dalla narrazione.

Concluderei questa recensione con uno dei pensieri che sicuramente mi hanno colpito di più: “Così sono le imprese e le scommesse. Cime e vette che si mostrano all’inizio in un modo e poi mutano. Niente è mai come sembra. E godere della salita è l’unica cosa che dà un senso al nostro andare. Con la rocciosa certezza che potresti non raggiungere mai la cima e che la montagna non sarà mai mai mai la stessa”.

Non avrei potuto esprimere meglio un percorso, quale quello dell’accoglienza e dell’affido, così ricco di incognite ma anche di forza e bellezza.

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Maria Domenica Depalo

Parole su carta:recensione di “Perché i libri allungano la vita” di Umberto Eco

Parole su carta:recensione di “Perché i libri allungano la vita” di Umberto Eco

Il libro è un’assicurazione sulla vita, una piccola anticipazione di immortalità. All’indietro (ahimè) anziché in avanti. Ma non si può avere tutto“.

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Questa frase, così emblematica e ricca di significato, con cui iniziamo la nostra recensione, va a concludere il primo dei saggi di un libretto teso ad evidenziare l’importanza della lettura e la necessità di diffondere uno dei modi migliori non solo di arricchire il proprio bagaglio culturale ed il linguaggio ma soprattutto di acquisire una maggiore consapevolezza di sé e della realtà nella quale si è inseriti.

I temi affrontati sono molteplici: si va dalla consultazione del catalogo dei libri antichi e dalla stranezza di alcuni titoli ivi presenti (basti pensare a Dello stuzzicadenti e dei suoi inconvenienti, 1869 di Andrieu) all’importanza di essere in possesso di nozioni fondamentali senza le quali non riusciremmo neppure ad orientarci nel nostro vivere quotidiano fuggendo però dal vacuo e pericoloso nozionismo.

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Umberto Eco pone l’importanza sulla preziosità della parola e del testo scritto ma al contempo sottolinea che a “determinare” una persona non siano né la numerosità di libri letti né il tempo di lettura ma il modo con il quale vi si approccia

D’altronde non esiste alcun legame tra il numero di libri e l’essere colti.

E quindi si rassicurino i lettori. Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere”.

Il linguaggio, colto ma al contempo veloce e chiaro, è sicuramente una delle note più evidenti e piacevoli di una lettura scorrevole e ricca di spunti di riflessione.

Lo consiglio vivamente. Buona lettura!

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: recensione di “Giuro che non mi sposo” di Elisabeth Gilbert

Parole su carta: recensione di “Giuro che non mi sposo” di Elisabeth Gilbert

Incuriosita da un titolo d’effetto ma decisamente molto lontano da quello originario, Giuro che non mi sposo si propone come seguito ideale della storia d’amore tra l’autrice e giornalista Elizabeth Gilbert ed il suo compagno Felipe, che abbiamo già avuto modo di conoscere in Mangia, prega ama.

fotodi©MariaDomenicaDepalo

Reduci entrambi da due divorzi molto sofferti e difficili, innamoratissimi l’uno dell’altro, i nostri protagonisti vivono la loro relazione con una serenità nuova ed accogliente, godendo della tranquilla quotidianità di una coppia ben affiatata e completa nella sua reciprocità. Almeno fino al giorno in cui vengono fermati dagli agenti dell’immigrazione dell’aeroporto di Dallas. Il motivo? Felipe non è americano e tutti quei viaggi negli States appaiono sospetti. Per non parlare della sua permanenza illegale presso il domicilio di Liz. A nulla servono le giustificazioni: Felipe deve essere immediatamente espulso dagli USA.

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L’unico modo per restare sarebbe sposare la sua compagna ma ciò non è possibile nell’immediato: è necessario eseguire tutti i controlli e verificare le reali intenzioni dei nostri protagonisti. Ecco quindi un periodo di attesa lungo circa un anno che vede Liz e Felipe impegnati a risolvere tutte le rogne legate alla loro situazione ma soprattutto a viaggiare in Asia per conoscere le popolazioni e le culture locali soprattutto in merito alla tradizione del matrimonio.

La Gilbert, ben lungi dal voler elaborare un saggio accademico, propone un vero e proprio viaggio attraverso celebrazioni, storie e persone impegnate nella preparazione di una delle cerimonie più importanti della vita. Il filo conduttore della narrazione è l’agognato matrimonio che risolverebbe tutti i loro problemi. Ma è davvero così agognato e le ragioni che portano a questa decisione sono quelle giuste? In realtà il suo matrimonio diventa un piacevole e curioso pretesto per addentrarsi in culture e mentalità così straordinarie proprio per la loro singolarità e bellezza e spesso molto differenti da quelle a cui siamo abituati.

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Per quanto la protagonista sia presa da mille ragioni e dubbi relativamente a questo passo così importante (visto che si tratta del suo secondo matrimonio, mi sembra abbastanza legittimo e normale), tuttavia mai ho percepito da parte dell’autrice il desiderio di rinunciare a questo progetto e quella perentorietà presente nel titolo.

D’altronde il titolo originario del libro è Committed, cioè impegnato. Per questo non comprendo la scelta dell’infelice titolo italiano visto che mantenere quello originario forse avrebbe reso maggiormente le idee ed i pensieri dei personaggi. Già sposati intimamente necessitano solo di questo riconoscimento burocratico per tornare alla loro routine e quotidianità.

Consiglio questo libro prima di tutto per sapere come andrà a finire la storia di Liz e Felipe ma anche per la sua natura saggistica che introduce il lettore a momenti di riflessione personale molto profonde ed intime.

Maria Domenica Depalo

Parole su carta: “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro

Parole su carta: “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro

Forse il romanzo più noto dell’autrice e scrittrice triestina Susanna Tamaro, “Va’ dove ti porta il cuore” è sicuramente uno dei libri che ho amato di più nella vita. L’ho infatti letto e riletto così tante volte da non ricordare neppure quante ma venendo sempre travolta da un turbine di emozioni fortissime, come se fosse la prima volta.

L’anziana protagonista Olga, tornata a casa dopo un ricovero in ospedale, decide di scrivere una lettera alla nipote Marta ora in America. Il loro rapporto inizialmente ricco di complicità e di affetto, è andato deteriorandosi nel tempo tanto da indurre la ragazza a trasferirsi lontano. La nonna della ragazza, consapevole delle proprie precarie condizioni di salute, ben lungi però dal voler interrompere il soggiorno di Marta negli Stati Uniti, prima che sia troppo tardi vuole parlarle delle sue origini rivelandole alcuni segreti che potrebbero spiegare il perché delle sue inquietudini.

Lo scorrere delle pagine pone l’accento sui momenti più difficili ma anche più intensi della loro vita, dei rapporti con la famiglia ma anche sulla forte conflittualità tra la narratrice e la figlia, Ilaria. Donna problematica, fragile e piena di risentimento nei confronti dei suoi genitori che considera la ragione dei suoi fallimenti, quest’ultima è il riflesso del passato, degli errori ma anche delle speranze disattese dell’autrice di questo diario. La madre di Marta può essere vista in particolare come simbolo di un disfattismo fragile ed intrinseco le cui radici sono profonde ma che non lo giustificano.

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Tuttavia la nostra attenzione non può divergere da una narrazione piena di verità e di dolore ed il cui riscatto sembra essere rappresentato proprio da quella ragazza temporaneamente lontana da casa ma che è ancora sicuramente legata fortemente ad essa.

Maria Domenica Depalo

P.S. Mentre Olga rievoca il suo rapporto con la piccola Marta, riporta alla memoria un libro letto assieme e che presto sarà un altro dei protagonisti di questa rubrica: Il piccolo principe. Voi lo avete già letto?

Parole su carta:… che Dio perdona a tutti

Parole su carta:… che Dio perdona a tutti

Pif è stato una bellissima e piacevole scoperta. Di Pif conoscevo il suo “Caro Marziano” su RaiTre, il film “La mafia uccide solo d’estate” ed il suo lavoro con “Le Iene” su ItaliaUno.

Scoprirlo però come scrittore è stata una vera e propria rivelazione. Con una storia divertente ma mai banale e ricca di spunti di riflessione mi ha indotto a ripensare ad alcuni aspetti della mia vita che per troppo tempo ho messo da parte dimenticandoli o facendo finta che non fossero mai esistiti.

“… che Dio perdona a tutti” è la storia di Arturo, agente immobiliare dalla vita simile a tante altre ma con una grande passione: i dolci.

Non ha particolari vizi a parte quello di fermarsi davanti alle vetrine delle pasticcerie e tentare di intavolare discorsi (più che altro monologhi) sulle tecniche per realizzare nel modo più corretto gli “sciù” ed i pasticcini con la ricotta.

La sua vita sembra scorrere tranquilla almeno fino a quando incontra Flora, pasticcera bellissima, di cui si innamora perdutamente e per la quale decide di compiere, se pur per sole tre settimane, il grande passo… No, no. Non parlo di quel grande passo ma di un altro: vivere da vero cattolico. Ne vedrete delle belle ma non voglio aggiungere altro.

Il linguaggio scorre velocemente, le immagini si susseguono in un alternarsi tra dolci, partite di calcetto, appartamenti e anziani arzilli. Ciò che emerge è la profondità di un pensiero che evidenzia una doppia morale di cui spesso tutti, chi più e chi meno, siamo portatori.

Non voglio aggiungere altro. Se vi va, leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate.

Alla prossima.

Maria Domenica Depalo