Hello little thinkers and welcome back to our monthly appointment with the philosophical thought. Are you curious to discover the topic of February and to know the philosopher who will accompany us during our reflections? Good. So let’s start.
What month are we in? February. And February is the month of… Yes, exactly. This is the month of love. But what is love? Can you define it?
We will try to give a definition of it through the help of one of the most interesting philosophers of the past. He spoke about it extensively in two of his works the Phaedrus and the Symposium.
We are talking about Plato. Member of a noble family, he was born in Athens around 428 a.C. Interested in politics and how to educate every person so to have a good citizen, he founded a school, the Academy, where he dedicated himself to his political and philosophical studies. He writes many dialogues and the main character of almost his writings was Socrates, an extraordinary man and thinker that we will talk about in the future.
Plato deals with politics, knowledge, body and spiritual reality but also love. In the Symposium he ideally invites each of us to attend a banquet precisely in the company of Socrates, but also that of the playwright Aristophanes and the tragic poet Agathone to talk about this topic.
Love is described as son of Penìa (poverty) and Pòros (richness). According to Plato, in fact, the man is “poor” because he misses something. That something is the Beauty that is far from us. To achieve it we are ready to overcome our limits and imperfections, approaching the true beauty and perfection that will allow us to “enrich ourselves”.
Love just does that: it helps us to lose our ugly sides and to become better and more beautiful. What do you think? How should love make each of us? And do you feel enriched or impoverished by it?
Bentornati piccoli pensatori al nostro appuntamento mensile con la filosofia. Siete curiosi di scoprire l’argomento di febbraio e di conoscere il pensatore che ci accompagnerà durante le nostre riflessioni? Bene. Allora cominciamo.
In quale mese siamo? Febbraio. E Febbraio è il mese del…Sì, esatto. Questo è il mese dedicato all’amore. Ma cos’è l’amore? Sapreste definirlo?
Noi cercheremo di formularne una definizione grazie anche all’aiuto di uno dei pensatori più interessanti della filosofia antica che ne ha parlato ampiamente in due delle sue numerose opere giunte fino a noi, cioè il Fedro ed il Simposio.
Cominciamo a conoscere il nome di questo pensatore. Si tratta di Platone. Di origine nobile, nasce ad Atene intorno al 428 a. C. Interessato di politica e di come educare ogni persona perché possa essere un bravo cittadino, fonda una scuola, l’Accademia, nella quale si dedica ai suoi studi politici e filosofici. Scrive tantissimi dialoghi ed il protagonista di quasi tutti i suoi scritti è Socrate, uomo e pensatore straordinario di cui però parleremo in futuro.
Platone si occupa di politica, di conoscenza, della realtà corporea e di quella spirituale ma anche di amore. Nel Simposio egli invita idealmente ognuno di noi a partecipare ad un banchetto proprio in compagnia di Socrate, ma anche di quella del commediografo Aristofane e del poeta tragico Agatone per parlare di questo argomento.
L’amore viene descritto come figlio di Penìa (povertà) e di Pòros (ricchezza). Secondo Platone infatti l’uomo sarebbe “povero” perché sente di essere privo qualcosa. Quel qualcosa è il bello che però è lontano da noi. E proprio per raggiungerlo siamo disposti a superare i nostri limiti e le nostre imperfezioni, avvicinandoci alla vera bellezza e perfezione che sono le uniche realtà che ci permetteranno di “arricchirci”.
L’amore fa proprio questo: ci permette liberarci delle nostre brutture e ci aiuta a diventare migliori e più belli. Voi cosa ne pensate? L’amore come dovrebbe rendere ognuno di noi? E voi vi sentite arricchiti o impoveriti da esso?
Magia e mistero caratterizzano questo piccolo borgo italiano. Tra i più belli e suggestivi della Puglia, esso è al contempo non solo luogo fisico ma anche simbolo dell’amore: stiamo parlando di Vico del Gargano.
In provincia di Foggia e posizionata a quasi cinquecento metri sul livello del mare, Vico è nota anche come la città degli innamorati. Protetta da San Valentino, Vico presenta suggestivi scorci dedicati proprio all’amore tra i quali ogni anno, nella seconda metà del mese di febbraio, viene celebrata la festa dedicata al martire cristiano e a chi si ama.
Inoltre proprio in concomitanza con la festa di San Valentino è possibile degustare i saporitissimi e coloratissimi agrumi del luogo che decorano la statua del Santo Protettore della città. Udite udite: sembra che il succo delle sue arance renda più saldo e durevole nel tempo il legame tra gli innamorati. Quindi perché non approfittarne?
Camminando tra i suoi vicoli, stretti gli uni agli altri, tra uno sguardo ed un sussurro sarà inevitabile lasciare una promessa d’amore nel pozzo delle promesse e scambiarsi un bacio sotto il vicolo del bacio. E dopo gli scambi di amorosi sensi come non fermarsi ad assaggiare il buonissimo dolce della sposa a base di pan di Spagna e la paposcia, una focaccia a base di ricotta e rucola.
Vico però è anche bellezza naturale e paesaggistica. Infatti nelle giornate più calde soleggiate è possibile recarsi alla Calenella e a San Menaio, due spiagge caratteristiche del luogo. Come non menzionare anche la Foresta Umbra, facente parte del Parco Nazionale del Gargano ed esteso per migliaia di ettari nei quali è possibile imbattersi in una grande varietà di animali e piante come faggi, aceri e carpini.
Sicuramente Vico con le sue zone limitrofe è tra i luoghi più belli del nostro paese: sarebbe un peccato non visitarla per conoscerla meglio. Voi ne avete sentito parlare? Ne avete solcato le strade?
Esiste un modello matematico completo e sufficientemente esaustivo, insomma perfetto, in grado di far incontrare due persone? Quale algoritmo potrebbe sostituire le sensazioni del primo incontro e la corrispondenza d’amorosi sensi? Ebbene sì, parliamo di matematica.
Comunemente ritenuta materia fredda ed iperdisciplinata, essa viene applicata anche alla sfera emotiva per eccellenza, cioè quella dell’amore. Del resto numerosissime sono ormai le app ed i siti di incontro che la sfruttano per aiutare gli utenti a trovare l’anima gemella.
Già nel 1966, presso la Brown University, venne concepito Operation match, un esperimento sociale consistente nella somministrazione di test e questionari allo scopo di aiutare i partecipanti a trovare il partner giusto. Vennero elaborati ben 90.000 profili grazie alle domande e alle risposte fornite da aspiranti fidanzate e fidanzati. L’idea di Jeff Tarr, padre di questo esperimento, era innovativa per quegli anni: usare la matematica come novello Cupido per trovare l’amore.
Ma davvero le risposte a domande sul nostro quotidiano, sulle serie tv più viste, sulla pietanza più amata o sull’animale domestico preferito bastano? L’analisi degli stili di vita ed i test della personalità sono sufficienti? Sicuramente aiutano ma possono calcoli ed ipotesi matematiche sostituire il primo scambio di sguardi, le farfalle nello stomaco, il balbettio imbarazzante delle prime parole e le mani sudaticce? Vogliamo davvero sostituire l’inaspettato e l’imprevisto con la certezza dei numeri e delle percentuali?
C’è chi risponde affermativamente e si affida fiducioso alla logica, mettendo in secondo piano le emozioni e le sensazioni. D’altro canto più precisi siamo nel fornire informazioni all’algoritmo, maggiori sembrano le possibilità di incontrare la persona giusta tramite test. La matematica parla chiaro. Potrebbe essere finalmente la soluzione giusta per i cuori infranti ma attenzione perché l’imbroglio potrebbe essere dietro l’angolo. Il rischio infatti è quello di imbattersi in una grande menzogna. È possibile infatti falsificare i dati e quindi produrre un modello falsato ed ingannevole. “Nei profili online, spesso, le persone mentono”, spiega Gerry Grassi, psicologo e direttore clinico del “Centro Tib”, Terapie innovative brevi.
Ma davvero vogliamo rinunciare a ciò che di sorprendente si nasconde nell’altro? Abbiamo così tanta paura del nuovo? Desideriamo talmente tanto il partner perfetto che non siamo più disposti ad accettare e ad accogliere le piccole ed inaspettate imperfezioni che ci contraddistinguono?
Ma soprattutto il 100% del match corrisponde davvero alla compatibilità degli animi e delle personalità?
Ai posteri, alle app, ormai moderni Cupido o al Caso, per chi vi si vuole ancora affidare, l’ardua sentenza.
Per saperne di più: “L’amore è un algoritmo?” di Federica Furino, pubblicato su “Gioia” n. 16 del 29/04/2017
P. S. cari lettori, ho voluto riproporre in occasione della festività di San Valentino, questo mio articolo pubblicato tempo fa sul mitico freewordsmagazine (in attesa che rinasca quanto prima).
Tenero e delicato, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare si propone come un racconto intenso e senza tempo.
Scritto dallo scrittore cileno Luis Sepulveda, morto nel 2020 a causa delle complicanze legate al coronavirus, le sue parole raccontano del gatto Zorba che decide di mantenere una promessa e di occuparsi di una piccola gabbianella dandole nutrimento e protezione ma soprattutto aiutandola ad esprimersi come tale, ovvero attraverso il volo.
L’edizione da me scelta, della collana GliIstrici della Salani è scritta in un linguaggio veloce ma anche delicato, incisivo e diretto. Le sue pagine, ricche di parole, vedono alternarsi le immagini dell’illustratrice Simona Mulazzani alle frasi ed ai pensieri di tutti i personaggi coinvolti.
Come non sorridere pensando al gatto “enciclopedico” Diderot, grazie alla cui curiosità e passione per il sapere vengono comprese molte cose della piccola Fortunata; oppure a Segretario intento a “togliere i miagolii di bocca” al Colonnello; al gatto di mare Sopravento; infine alla scimmietta dispettosa Mattia intenta a presiedere l’ingresso di un posto ricco di curiosità, Harry. Bazar del porto.
Tuttavia questa è principalmente la storia di un amore che travalica le differenze per superarle ed unirle evidenziandone affinità e unitarietà, a dispetto di una distanza tra due esseri che apparirebbe essere immediata.
Zorba è un gatto ed in quanto tale dovrebbe vedere in Fortunata del potenziale cibo, invece prende un impegno, promettendo alla morente Kengah che si sarebbe preso cura del suo uovo.
Affetto, amicizia, rispetto ed impegno sono soltanto alcuni dei temi che emergono da questo libro di cui consiglio fortemente la lettura ai bambini ma anche ai grandi che non potranno che restarne colpiti in modo positivo riflettendo sulla profondità dei suoi significati e messaggi.
Benvenuti all’appuntamento mensile con l’oroscopo filosofico che – speriamo – possa essere ricco di idee e di pensieri. Ben lungi dal voler prevedere eventi o accadimenti, come vincite al lotto o al superenalotto, anche questo mese si limiterà a proporre e ad invitare a riflessioni sullo scorrere del tempo e sulla ricerca del senso del proprio esistere. Buona lettura e ricordate che solo voi siete gli unici artefici del vostro destino!
Ariete:
fonte: pixabay.com
Numerose saranno le occasioni di confronto e di riflessione nel corso di questo mese. Vi permetteranno di comprendere se quello che state vivendo da un punto di vista lavorativo corrisponde a ciò che desiderate realmente ma soprattutto se vi permette di esprimere appieno la vostra personalità.
Toro:
Tenacia, forza e determinazione vi accompagneranno aiutandovi a realizzare i vostri progetti, soprattutto lavorativi. Riscoprirete hobby e passioni che pensavate ormai perdute come le lingue e le culture straniere. Vi permetteranno di migliorarvi ogni giorno di più.
Gemelli:
Avete la sensazione che qualcosa non vada. In effetti è proprio così. Non vi va più bene il modo in cui è impostata la vostra relazione. Urge che parliate e che vi confrontiate con il partner per esporre i vostri dubbi. Non temete: il vostro rapporto ne uscirà rafforzato.
Cancro:
Sono giorni di riflessione questi. Pensate alla famiglia, al lavoro e agli amici. Avete la percezione che potete dare di più al prossimo. Fatelo: ascoltate maggiormente chi vi circonda, senza giudicarlo. Potreste rivedervi nel vostro interlocutore.
Leone:
Forti e decisi, il mese di febbraio sarà ricco di novità soprattutto da un punto di vista lavorativo. Pe quanto riguarda i ragazzi e le ragazze di questo segno, siate attenti alle interrogazioni scolastiche che non si limiteranno soltanto agli argomenti trattati ma vi porteranno ad una presa di coscienza nuova per quanto concerne i vostri progetti e sogni.
Vergine:
Il cuore urge cambiamento e cambiamento sia. Lasciate da parte i rapporti ormai logori ed irrecuperabili e guardatevi attorno. Vi innamorerete di una persona straordinaria e piena di pregi (ma anche piccoli difetti). Di chi parlo? Ma di voi.
Sagittario:
Con quella faretra e quelle frecce sembrate proprio Eros. Attenti a volerlo sostituire: non vi conviene. Ad ognuno il suo compito. A voi, amici del sagittario, la missione di salvare amicizie pluridecennali e rapporti preziosi. Novità nel lavoro soprattutto per chi si occupa di moda.
Bilancia:
Tutto vi va stretto. In realtà però sta solo a voi cogliere il modo di rendere confortevole ciò che apparentemente non lo è. Siete circondati da persone che vi apprezzano ma anche da chi vi inganna. Sta a voi capire chi tenere stretti e chi allontanare.
Scorpione:
Colori, novità, allegria e bellezza: febbraio si presenta sicuramente in modo molto positivo. Attenti però a non inciampare in illusioni asettiche e sterili. Queste novità dipenderanno solo da voi e dalle vostre decisioni, precise e ben ponderate.
Capricorno:
Siete profondamente dediti al lavoro e questa è una cosa positiva. Tuttavia non dimenticate che il lavoro non è tutto e che dovete dare spazio anche alla vostra interiorità. Ascoltatevi di più e recuperate sogni e progetti nascosti nel cassetto.
Acquario:
Da sognatori liberi quali siete, state pensando a dei cambiamenti radicali relativi alla vostra vita sociale, amorosa e lavorativa. Tentate. Non c’è nulla di peggio di non aver tentato.
Pesci:
Ultimi dell’oroscopo ma non ultimi per importanza, questo mese vi vede più attivi e pimpanti del solito. Provate ad incanalare questa energia in ambiti nuovi: resterete sorpresi. Novità in amore.
Quanto conta apparire? Quanto conta essere? In una società in cui non sempre essere e apparire coincidono, è importante non perdere se stessi e la consapevolezza del proprio sé e della propria unicità.
Allora perché tanta omologazione e voglia di sembrare perfetti, senza difetti ma soprattutto identici a tutti gli altri? Insicurezza, paura di restare soli, senso di inadeguatezza: le ragioni possono tante.
In questo articolo risalente a circa due anni fa e pubblicato sul mitico blog freewordsmagazine (per il quale spero di poter riprendere presto a scrivere con la mia amica nonché collega Enza), affronto il tema dell’uso e abuso della chirurgia estetica. Spero che possa piacervi. Se vi va, scrivete nei commenti cosa ne pensate: nel frattempo buona lettura.
Labbra gonfie, zigomi prominenti, sopracciglia perfette e, dulcis in fundo, pelle liscia come quella di un bambino appena nato. Cosa non si fa per essere belle o belli! Amici lettori, oggi parliamo di chirurgia estetica che ormai abbraccia indifferentemente sia uomini che donne.
Attrici ed attori, modelle e modelli ma anche sempre più persone comuni decidono di fare ricorso al bisturi per correggere difetti e difettucci. In alcuni casi i risultati sono piacevoli ma in altri possono essere alquanto inquietanti.
Perché una persona decide di rivolgersi ad un medico per modificare in maniera così radicale i propri lineamenti e connotati fisici? Cosa spinge una persona a mutare in modo così forte il proprio apparire?
Rivolgersi ad un chirurgo estetico, in generale, è sintomo di un disagio che si cela nel profondo ed è legato al contrasto tra l’interno e l’esterno. La non accettazione del proprio sé è sicuramente la ragione primaria del ricorso a questa branca della medicina.
Decidere di migliorarsi pertanto è più che legittimo e giusto visto che, purtroppo, il come appariamo spesso può incidere su ciò che siamo e sul rapporto con gli altri. É un contrasto-scontro che ci può fare sentire deboli e fragili.
Tuttavia ci dev’essere un limite. Esagerare infatti vuol dire snaturare se stessi. Le modifiche esteriori infatti possono incidere profondamente sulla nostra interiorità in maniera positiva ma anche in maniera negativa.
Talvolta, infatti, la differenza tra ciò che percepiamo della nostra persona e ciò che appare agli altri (o ciò che crediamo appaia agli altri) è talmente forte da limitare persino qualsiasi capacità di relazione con il prossimo.
“La ricerca della perfezione, la bellezza a tutti i costi sono solo due degli aspetti preoccupanti legati all’estetica. Accettarsi così come si è, è sempre più difficile. Ed è proprio questa costante insoddisfazione che porta le persone ad affollarsi nelle sale di attesa dei chirurghi plastici. Troppo spesso ci dimentichiamo che gli interventi estetici sono delle vere e proprie operazioni chirurgiche che possono avere anche effetti negativi. Eppure nonostante i rischi sempre più adolescenti chiedono come regalo di compleanno un “ritocchino”, sempre più donne over 50 sviluppano una vera e propria ossessione nei confronti dei rimedi chirurgici contro l’invecchiamento. E ad incrementare questo fenomeno ci pensano anche gli uomini, sempre più attenti all’aspetto e dipendenti dalla ricerca una perfezione fisica”. (cit. da http://www.studioafis.it/chirurgia-plastica-e-psicologia/)
La tendenza alla perfezione fisica ha portato l’Italia ai primi posti nel mondo per il ricorso alla chirurgia plastica. Siamo ben settimi nella classifica per numerosità di interventi o trattamenti a base di botulino e altre punturine.
fonte: pexels
“Nel 2013 la fetta più grande di persone che sono ricorse alla chirurgia estetica nel mondo si è rifatta il seno, oltre 1.700.000 interventi in un solo anno, e a breve distanza troviamo le operazioni di liposuzione e alle palpebre. All’ultimo posto della classifica gli interventi di allungamento del pene, che hanno interessato 15.414 uomini, ma il dato forse più imprevedibile è che al mondo nel 2013 ci sono stati più interventi di vaginoplastica che trapianti di capelli”. (cit. da https://www.wired.it/lifestyle/salute/2014/08/19/chirurgia-estetica-gli-italiani-al-7mo-posto-nel-mondo/)
Tutto questo ricorrere ideali impossibili o i lineamenti di una gioventù lontana dovrebbe farci riflettere su una cosa: la bellezza delle nostre imperfezioni. Esse rappresentano la nostra storia trascritta sulla pelle. Cancellarle in maniera così radicale corrisponde a cancellare chi siamo ed è un peccato.
Welcome children to the space dedicated to you and your questions, thoughts, ideas and philosophical reflections. From today, my little philosophers, we continue a path interrupted some time ago and we do it with a topic that concerns us all closely: friendship. As good thinkers, we are not satisfied by the obvious but, as detective as we are, we investigate trying to discover the reasons and causes of any phenomenon, from the most simple to the most complex: after all, philosophy means love for knowledge and wisdom. That is why we will deal with this topic. Are you ready to answer some questions but above all to reflect on them?
Many philosophers have already addressed this topic in the past. One of these was the Stagyrite Aristotle (384 BC – 322 BC) who spoke of it in the Nicomachean Ethics. We will get to know this wiseman better in the future when we talk about logic and science. For now, you have to know that he studied…. everything (he was in fact a polymath) and therefore also friendship.
It was Aristotle himself who uttered a thought on which we will be able to linger a little. He states that there are three types of friendship: friendship based on pleasure; friendship based on interest; friendship based on goodness (from Arist). So according to this, there could friendship for fun (therefore temporarily) or for interest (if you want something from another person).
However, trust, respect and affection are the bases of a solid and true friendship, which he speaks about at last, aren’t they? So I ask you: do you become friends just to have fun, to get something in return or for affection? How do you relate to your friends?
Benvenuti bambini allo spazio dedicato a voi e ai vostri quesiti, pensieri, idee e riflessioni filosofiche. Da oggi, miei piccoli filosofi, ricominciamo un percorso interrotto qualche tempo fa e lo facciamo con un argomento che riguarda tutti noi da vicino: l’amicizia. Da bravi pensatori non ci accontentiamo dell’ovvio ma, da detective quali siamo, indaghiamo cercando di scoprire le ragioni e le cause di qualsiasi fenomeno, da quello più banale a quello più complesso: d’altronde filosofia vuol dire proprio amore per il sapere e la conoscenza. Ecco perché ci occuperemo di questo argomento. Siete pronti a rispondere ad alcune domande ma soprattutto a rifletterci su?
Che valore date ai vostri amici e voi che tipo di amici siete?
Moltissimi filosofi hanno già affrontato questo tema in passato. Uno di questi fu lo stagirita Aristotele (384 a.C. – 322 a.C) che ne parlò nell’operaEtica Nicomachea. Conosceremo meglio questo studioso in futuro quando parleremo di logica e di scienza. Per adesso sappiate che fu un appassionato di…. ogni cosa (era infatti un polimata) e quindi anche di amicizia.
Fu proprio Aristotele a pronunciare un pensiero sul quale potremo indugiare un po’. Che ne dite? Egli afferma che Ci sono tre tipi di amicizia: amicizia basata sul piacere; amicizia basata sull’interesse; amicizia basata sulla bontà (cit. Arist). Quindi secondo lo stagirita, si può essere amici solo per gioco (quindi temporaneamente) oppure per interesse (se si vuole qualcosa dall’altra persona).
Tuttavia non sono proprio la fiducia, il rispetto e l’affetto le basi di una solida e vera amicizia, cioè di un’amicizia basata sulla bontà? Quindi vi chiedo: si diventa amici solo per divertirsi, per avere qualcosa in cambio oppure per affetto? E voi che amici siete?
Se vi va, rispondete alle mie domande e fatemi sapere cosa ne pensate.
Se avete letto “Benvenuti in casa Esposito” di Pino Imperatore, vi ricorderete sicuramente del “Capitano” e della sua amicizia con Tonino Esposito.
Misterioso, senza nome ma estremamente saggio, il teschio del Capitano è un amico fedele e attento su cui il protagonista del libro può contare.
“Adottato” da Tonino, il suo teschio racconta una delle tradizioni più interessanti e curiose di Napoli, legata a quel luogo ricco di suggestione e tradizione in cui riposa, cioè il “Cimitero delle fontanelle”.
Ossario che si sviluppa per circa 3000 mq nel quartiere Sanità, esso custodisce le ossa di persone di ogni età e dall’identità sconosciuta, cioè le “anime pezzentelle”.
“Uomini, donne, bambini senza nome. Anime pezzentelle, le chiamava la gente. Cinquantamila, centomila: nessuno era mai riuscito a stabilirne il numero. Nell’Ottocento alcuni cittadini della Sanità e di Materdei, sotto la guida di un sacerdote, Gaetano Barbato, avevano ordinato in cataste le ossa presenti nella caverna e allestito edicole, teche, altari. Era così nato, spontaneamente, nonostante gli ammonimenti delle autorità ecclesiastiche, un intenso culto popolare, e le spoglie degli sconosciuti defunti avevano cominciato a ricevere cure e attenzioni. Ogni devoto adottava un teschio. “Chesta è ‘a capuzzella mia!” diceva. […] Andava tutti i giorni ad accarezzarlo e a dedicargli’ o refrisco: una litania a conforto delle pene che la sua anima stava patendo nel Purgatorio. In cambio, gli chiedeva la guarigione da una malattia, una vincita al lotto, lo scioglimento di un maleficio. Se la grazia non avveniva, riportava la capuzzella nella massa indistinta degli altri teschi e ne sceglieva un’altra con cui iniziare daccapo la procedura”. (tratto da pag. 62 – 63 di “Benvenuti in casa Esposito”)
Da tempo questo luogo custodisce il riposo di chi non ha più nome e si confonde tra gli altri senza differenza e identità. Vi albergano soprattutto le vittime innocenti di quelle terribili epidemie (peste e colera) che hanno flagellato il capoluogo campano nel 1656 e nel 1836.
Spesso si trattava di persone così povere da non riuscire ad avere una degna sepoltura e quindi destinate ad una sepoltura comune senza nome.
Oggetto di devozione popolare, il cimitero venne chiuso per molto anni per poi essere riaperto inizialmente solo in occasione del Maggio dei Monumenti e quindi poi regolarmente a partire dal 2010.
Oggi è visitabile in gruppo o singolarmente. Nel finesettimana si parte da Porta San Gennaro in Piazza Cavour e da lì, attraversando il quartiere della Sanità, si giunge al Cimitero delle Fontanelle.
Per saperne di più, cliccate sui link indicati. Ma prima vi lascio con il mistero legato all’identità del “Capitano”: Secondo la leggenda, una ragazza povera aveva adottato questo cranio e gli rivolgeva premure e preghiere, supplicandolo di farle trovare un bravo marito. Il desiderio venne esaudito, e prima del matrimonio la giovane andò a omaggiare il teschio per la grazia ricevuta. Nel giorno delle nozze, in chiesa apparve un tipo eccentrico in divisa da ufficiale spagnolo, che al passaggio degli sposi sorrise alla ragazza facendole l’occhiolino. Per gelosia, il marito lo colpì a un occipite con un pugno. Dopo il viaggio di nozze, la novella sposa tornò nel cimitero delle Fontanelle per ringraziare ancora il teschio, e notò che attorno alla sua orbita oculare sinistra era comparso un cerchio scuro. Ben presto si gridò al miracolo. Alla sconosciuta capuzzella fu dato il nome di Capitano, e molti cominciarono ad attribuirle prodigi, magie, interventi soprannaturali”. (tratto da p. 63-64 di “Benvenuti in casa Esposito”)