Giorno del ricordo

Giorno del ricordo

Oggi 10 febbraio ricordiamo i martiri innocenti delle foibe della Venezia Giulia e della Dalmazia, uccisi dai partigiani jugoslavi e dai membri dell’OZNA (una sezione dei servizi segreti slavi) durante la seconda guerra mondiale.

Moltissime persone, colpevoli solo di essere italiane, venivano legate e buttate nelle foibe, profondissime cavità carsiche tipiche della geografia di quel territorio. Molte di loro, per sfuggire alle persecuzioni, fuggirono emigrando in massa dai territori slavi prima appartenenti al Regno d’Italia, occupati quindi dal maresciallo Tito e successivamente annessi alla Jugoslavia.

Portiamo alla memoria questa pagina drammatica della nostra storia attraverso le parole di un testimone diretto perché non accada mai più che un popolo perseguiti un altro macchiandosi di un orrore senza tempo e senza parole sufficienti a descriverne la portata.

“Fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 k. Fummo sospinti verso l’orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, c’impose di seguirne l’esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me. La cavità aveva una larghezza di circa 10 m. e una profondità di 15 sino la superficie dell’acqua che stagnava sul fondo. Cadendo non toccai fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole “un’altra volta li butteremo di qua, è più comodo”, pronunciate da uno degli assassini. Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott’acqua schiacciandomi con la pressione dell’aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni e quattro notti consecutive, celato in una buca. Tornato nascostamente al mio paese, per tema di ricadere nelle grinfie dei miei persecutori, fuggii a Pola. E solo allora potei dire di essere veramente salvo”.
Roberto Spazzali e Raoul Pupo, Foibe

Link:

https://www.frasiaforismi.com/frasi-storiche/frasi-giorno-del-ricordo-martiri-delle-foibe/

https://it.wikipedia.org/wiki/Massacri_delle_foibe

Maria Domenica Depalo

 

“Ti dono il mio cuore”: the book of the month

“Ti dono il mio cuore”: the book of the month

Dear friends of fuoritempofuoriluogo,

after a very long and cold January, while I was wandering hypnotized among the books and novels of the “Feltrinelli” of Bari, finally I got it: the book that I had been looking for a long time. When I saw it, I could not resist the temptation to look through its pages and discover the story that now I want to propose you.

Simple in its language but at the same time so full of meaning, it has captured my attention from the first pages, thanks also to the delicate but meaningful images created by the Belgian illustrator Sassafras de Bruyn.

I’m talking about “Ti do il mio cuore” written by Pimm van Hest.

ti dono il mio cuore

“Ti dono il mio cuore” photo realized by ©MariaDomenicaDepalo

“All you need is here in this little box”. The story, intended for children but also suitable for adults, begins with two key words: box and gift.

The book is about a child, Yuto. One day he meets a wise and old man who gives him a box with a mysterious content whose presence will accompany his personal growth from boy to man.

ti dono il mio cuore

“Ti dono il mio cuore” photo realized by ©MariaDomenicaDepalo

But what is the content of that object? It is a heart-shaped seed that Yuto will have to take care of and to observe constantly in its growth.

ti dono il mio cuore

“Ti dono il mio cuore” photo realized by ©MariaDomenicaDepalo

Watching the seed growing with its rhythms leads Yuto to become a conscious and serene man, ready to welcome the beauty of the things and to accept even their losses.

ti dono il mio cuore

“Ti dono il mio cuore” photo realized by ©MariaDomenicaDepalo

The conclusion brings the reader back to the origins of the story and to the theme of waiting as an essential element in order to understand and accept what is destined to ourselves.

Enjoy this incredible book.

Maria Domenica Depalo

La recensione del mese: “Ti dono il mio cuore”

La recensione del mese: “Ti dono il mio cuore”

Cari amici di fuoritempofuoriluogo,

dopo un mese di gennaio alquanto lungo ed impegnativo, mentre vagavo incuriosita ed ipnotizzata tra gli scaffali della “Feltrinelli” di Bari , mi sono imbattuta in un libro che cercavo da tempo. Quando l’ho visto, non sono riuscita a resistere alla tentazione di sfogliarlo e di disvelarne il racconto che ora propongo a voi.

Semplice nel linguaggio ma allo stesso tempo così pregno di significato, ha catturato sin dalle prime pagine la mia attenzione, grazie anche alle immagini delicate ma ricche di significato realizzate dall’illustratrice belga Sassafras de Bruyn.

Sto parlando di “Ti dono il mio cuore” di Pimm van Hest.

ti dono il mio cuore

“Ti dono il mio cuore” photo realized by ©MariaDomenicaDepalo

“Tutto ciò che ti serve è qui, in questa scatolina“. Il racconto, destinato ai bambini ma in realtà adatto anche agli adulti si nutre di due parole chiave: scatolina e dono.

Il libro parla di un bambino, Yuto. Un giorno egli incontra un uomo saggio e anziano che gli dona una scatolina dal contenuto misterioso la cui presenza accompagnerà la sua crescita personale da ragazzo a uomo.

ti dono il mio cuore

“Ti dono il mio cuore” photo realized by ©MariaDomenicaDepalo

Ma qual è il contenuto di quell’oggetto? Si tratta di un seme a forma di cuore di cui Yuto dovrà avere cura e sul cui mutamento dovrà vegliare costantemente.

ti dono il mio cuore

“Ti dono il mio cuore” photo realized by ©MariaDomenicaDepalo

Osservare il seme crescere con i suoi ritmi porta Yuto a diventare un uomo consapevole e sereno, pronto ad accogliere la bellezza delle cose e ad accettarne anche le perdite.

ti dono il mio cuore

“Ti dono il mio cuore” photo realized by ©MariaDomenicaDepalo

La conclusione riporta il lettore alle origini del racconto e al tema dell’attesa come elemento imprescindibile per comprendere ed accettare ciò che è destinato a noi stessi.

Buona lettura.

Maria Domenica Depalo

 

 

 

 

Per non dimenticare

Per non dimenticare

In un contesto storico delicato quale quello che stiamo vivendo, in cui la paura e la diffidenza nei confronti del diverso e dello straniero sembrano voler bussare in maniera subdola ed inutile alle porte della nostra coscienza, emerge quanto sia importante ricordare.

Oggi ricorre la giornata della memoria dedicata alle vittime dell’odio e dell’antisemitismo. Ma qual è la situazione oggi?

Per metà della popolazione europea l’antisemitismo è un problema serio da combattere. Ma se da una parte emerge questa preoccupazione, la percezione stessa del problema è differente a seconda del paese e persino del genere.

A tal proposito proponiamo i dati di una ricerca condotta dalla commissione UE nel corso del mese di dicembre appena trascorso su un campione di 27000 europei e che mostrano quanto sia ancora concreto e reale il pericolo dell’antisemitismo e quanto sia necessario  continuare a raccontare soprattutto alle giovanissime generazioni l’orrore di cui gli uomini sono stati capaci. Per non dimenticare.

D’altronde il filosofo Paul Ricoeur, attraverso la parola ebraica Zakhor, affermava la necessità di ricordare e di combattere contro qualsiasi forma di oblio.

“Se non bisogna dimenticare, è anzitutto per resistere all’universale rovina che minaccia le tracce stesse lasciate dagli eventi: […] fra queste tracce, ci sono anche le ferite inflitte alle sue vittime dal corso violento della storia: se non bisogna dimenticare è quindi anche, e forse soprattutto, per continuare a onorare le vittime della violenza storica”.  ( tratto da pag. 82 da Paul Ricoeur, Ricordare, dimenticare, perdonare – L’enigma del passato, Introduzione di Remo Bodei, il Mulino Intersezioni 253., traduzione dall’originale francese di Nicoletta Salomon, Società editrice il Mulino, Bologna 2004)

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Art therapy: libri da colorare…per grandi

Art therapy: libri da colorare…per grandi

“Le parolacce non si dicono ma si colorano…”Che novità è questa? Colorare le parolacce? Da quando le regole del bon – ton sono cambiate? Come mai questa stranezza?  Direi di iniziare con delle foto giusto per introdurre questa novità. Pronti?

Avete presente quegli adorabili libri per bambini con le figure da colorare?

Avete presente i mandala?

Ora dimentichiamoli o meglio ripensiamo a loro in modo diverso partendo da una condizione abbastanza comune: la rabbia. Cosa succede quando siamo arrabbiati, stressati o ci sentiamo sopraffatti dal peso degli eventi della vita?

Ci sono vari modi di reagire alle situazioni della vita. Ad esempio, si può assumere un atteggiamento estremamente sereno ed imperturbabile cercando di affrontare le difficoltà con logica o razionalità. Tuttavia ci sono situazioni o momenti dinnanzi ai quali si reagisce in modo “differente”, usando le parolacce.

Premetto che a me personalmente non piace usarle e cerco di evitarle. Esprimere però ciò che sentiamo dentro è fondamentale per stare meglio e talvolta, per rilassarci, ci sono loro: gli insulti. Strano ma è così.

Come avete intuito, questa volta non sono da pronunciare ad alta voce ma da colorare con le tonalità che preferiamo maggiormente e che meglio rappresentano ciò che sentiamo in un determinato momento della nostra vita.

Ecco perché sono stati concepiti questi libri. Ne presentiamo qualche copertina solo per rendere l’idea. Voi che ne pensate? Secondo voi possono aiutare a scaricare ansie, tensioni e stress?

Link: https://instagram.com/procrasteetnobel?utm_source=ig_profile_share&igshid=kcai0fhh02dx

P. S. La fonte delle immagini di copertina dei libri è http://www.deejay.it. Per le altre è http://www.pixabay.com.

Maria Domenica Depalo

 

 

 

 

Empatia: l’io come l’altro

Empatia: l’io come l’altro

Cari lettori di fuoritempofuoriluogo,

oggi parliamo di empatia e, a tal proposito, ripropongo un mio vecchio articolo già pubblicato tempo fa su freewordsmagazine (un blog che vi consiglio di visitare).

In un mondo ed in una realtà che sembra spersonalizzare uomini, donne e persino bambini è necessario riscoprire ciò che ci rende umani. Questo articolo non ha alcuna particolare pretesa ma invita semplicemente alla riflessione e alla riscoperta della nostra vera ed autentica essenza: quella di esseri umani. Buona lettura o rilettura.

Empatia: l’io come l’altro

Uno dei termini più pronunciati ultimamente ma al contempo più oscuri è “empatia”.  Si tratta di una prerogativa apparentemente solo umana. Infatti è possibile rinvenirla, se pur in forme differenti,  anche nel mondo animale. Ma di cosa si tratta esattamente?

L’etimologia greca della parola può aiutare a coglierne la sostanza: en + pathos, nel dolore e sofferenza. L’empatia infatti corrisponde alla capacità di immedesimarsi nell’altro e di percepirne gli stati emotivi. Non si tratta semplicemente di capire ciò che va o non va nell’altro. L’empatia consiste nel cogliere ciò che l’altro sente pur mantenendo il necessario distacco.

Robert Vischer, studioso e teorico di estetica, verso la fine dell’Ottocento coniò questo termine che, originariamente, aveva però un’accezione differente. In estetica, indicava la capacità della fantasia umana di cogliere il valore simbolico della natura (cit.Wikipedia). L’estetico, per Vischer, era colui che riusciva a percepire la natura esterna come propria.

Tuttavia sarà il filosofo e psicologo tedesco Theodor Lipps a parlare per primo di empatia secondo l’uso corrente.

L’empatia, secondo studi recenti, è comprensione dell’altro attraverso l’osservazione e l’ascolto. Si tratta di porsi nei confronti del prossimo senza esprimere giudizi morali ma solo concentrandosi sui sentimenti e bisogni altrui.

C’è un meccanismo biologico alla sua base? In cosa consiste? Alcuni studiosi hanno a tal proposito osservato cellule speciali  denominate “neuroni-specchio”. Tali cellule sembrano attivarsi non solo quando si svolge un’azione ma anche quando la si osserva svolgersi. Si crea una sorta di “risonanza immediata”  (cit. dott. Andrea Epifani) che permette di comprendere immediatamente ciò che prova l’altro. L’emozione dell’altro diventa mia.

Tramite l’empatia è possibile “riconoscere nell’alterità qualcosa di simile a ciò che si muove in me” . Si tratta della “restituzione di uno sguardo” (parti tratte da http://www.fondazionepatriziopaoletti.org/news/238/tra_filosofia_e_neuroscienze_l_empatia_e_la_responsabilita.html).

Tuttavia è anche possibile educare all’empatia e rafforzarla a partire dall’infanzia e dal rapporto genitori – figli. I genitori possono, attraverso la sensibilità, mostrare ai bambini i valori dell’altruismo, dell’apertura verso l’altro e della comprensione. Il legame tra i genitori ed i piccoli può quindi contribuire allo sviluppo di una personalità empatica. La famiglia, la classe e gli amici possono essere determinanti nello sviluppo o meno di questa prerogativa di reciprocità emozionale.

L’incapacità di condividere i sentimenti, le sofferenze o le gioie con il prossimo rientrano invece nella dispatia.

Il professore Baron – Cohen ha sviluppato un test finalizzato a valutare la capacità di immedesimarsi nell’altro. Tramite il test, è stato rilevato che le donne sembrano essere più empatiche rispetto agli uomini. Questo non significa che gli uomini non siano in grado di comprendere gli stati emotivi. Semplicemente le donne probabilmente hanno una maggiore sensibilità. Ma si può sempre migliorare visto che l’empatia è una capacità dinamica e non statica.

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Se siete curiosi, è possibile svolgere questo test: http://bolognapsicologo.net/blog/reading-the-mind-in-the-eyes-test/

L’empatia è un modo non solo per conoscere l’altro  ma anche per sviluppare un senso di responsabilità verso il prossimo. Grazie ad essa è possibile cogliere le difficoltà dell’altro ed attuare delle strategie di azione a favore del prossimo. Divenendo altro, l’io, che è che in ognuno di noi, acquisisce una dimensione più ampia e totalizzante.

Per ulteriori informazioni:

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2017/05/20/empatia-lio-come-laltro/

https://fuoritempofuoriluogo.wordpress.com/2018/09/21/new-course-of-questions-the-empathy/

http://www.fondazionepatriziopaoletti.org/news/238/tra_filosofia_e_neuroscienze_l_empatia_e_la_responsabilita.html

http://www.treccani.it/enciclopedia/empatia/

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Empatia

https://www.tesionline.it/mobile/tesi.jsp?idt=42914

http://bolognapsicologo.net/blog/reading-the-mind-in-the-eyes-test/

Maria Domenica Depalo

 

Buon anno: riflessioni e propositi.

Buon anno: riflessioni e propositi.

Tantissimi auguri di buon anno dalla redazione di fuoritempofuoriluogo! Che questo 2019 possa essere ricco di novità, gioia e riflessioni proficue.

Abbiamo deciso di iniziare questo nuovo anno con un decalogo di propositi che noi stessi cercheremo di realizzare per primi (predicare va bene ma bisogna anche razzolare). Qualora non dovessimo riuscire nei nostri intenti al primo tentativo, ci riproveremo al secondo, poi al terzo e così via fino a ottenere il risultato sperato. Ci proviamo: siamo perseveranti. Cominciamo:

  1. Smettere di rimuginare sul passato. Come diceva Jean Paul Sartre, non è possibile cancellare ciò è stato ma è possibile attribuirgli un significato diverso. Traiamo il meglio da ciò che abbiamo vissuto e quindi anche dai nostri errori.
  2. Guardare con maggior ottimismo verso il…presente. Se non impariamo ad apprezzare ciò che abbiamo in questo momento, non siamo pronti a vivere il futuro.
  3. Avvicinarci agli altri. Apriamoci al prossimo e cerchiamo di guardare con meno diffidenza chi ci circonda. Cerchiamo di costruire ponti e non muri, come dice Papa Francesco.
  4. Smettere di lamentarci. Non è facile ma si può con un po’ di impegno. Coraggio!
  5. Riscoprire le nostre passioni. Siamo oberati dal lavoro, dagli impegni e dai compiti ma perché rinunciare a ciò che ci piace? Se amiamo leggere, riprendiamo l’abitudine alla lettura; se amiamo passeggiare, facciamolo. Riprendiamo i nostri spazi.
  6. Mantenere i nostri impegni. Questo proposito vale soprattutto per gli articolisti del blog di Sofia. Ci vuole maggiore costanza e precisione se si vogliono ottenere buoni risultati.
  7. Non arrendersi mai. A  tal proposito vi consiglio di ascoltare la canzone di Sia “Never give up” che troverete alla fine di questo articolo.

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Porta verde

Porta verde

Stanotte riprendiamo il nostro viaggio in quei particolari e straordinari luoghi di pensiero di cui spesso non ci accorgiamo ma che ci circondano e che talvolta possono coincidere persino con una semplice porta verde e le sue parole.

photo by ©MariaDomenicaDepalo

photo by ©mariadomenicadepalo

Qual è quel posto che centinaia di occhi non possono vedere?

Chi è colui o colei che può vedere ciò che vedo io?

#daqualcheparte #porta #greendoor #Giovinazzo

photo by ©mariadomenicadepalo

Maria Domenica Depalo

Buon Natale

Buon Natale

La redazione di fuoritempofuoriluogo vi augura un bellissimo Natale e lo fa attraverso le parole di Madre Teresa di Calcutta. Che sia un Natale di concordia e riflessione per tutti noi: auguri.

È Natale

È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
È Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

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Fonte: pixabay.com

Maria Domenica Depalo

 

Il caffè (ita + eng)

Il caffè (ita + eng)

Sai cos’è un caffè? “È una scusa per dire ad un amico che hai voglia di vederlo”. Recita più o meno così una frase letta tempo fa on line che credo sia stata pronunciata da Luciano De Crescenzo.

L’odore, la fragranza ed il suo aroma avvolgente mostrano appieno l’essenza stessa dello stare insieme e della meraviglia della condivisione.
Immaginatevi seduti al tavolo, inebriati dal suo profumo, intenti ad assaporarne il sapore e la corposità, pronti (o meno pronti) ad affrontare una nuova giornata. Ogni cosa appare così più immediata e chiara, pronta ad essere vissuta appieno.

In un bar o al ristorante, il significato stesso del caffè appare ancora più pregnante. Circondato dalla molteplicità di persone, ognuna delle quali con il suo mondo interiore di desideri, aspirazioni e paure, il caffè è luogo mentale e simbolico di affezione e legame, pronto ad essere gustato.

E va gustato lentamente e senza fretta con un approccio riflessivo volto a coglierne la piacevolezza ed il suo intento primario in tutta la totalità. Quale? Realizzare l’amicizia.

E per voi che valore ha il caffè?

Maria Domenica Depalo

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