Ciao Fabrizio

Ciao Fabrizio

Ci ha lasciato il celebre presentatore televisivo Fabrizio Frizzi.

È morto ieri per un’emorragia celebrale nell’ospedale Sant’Andrea di Roma.

Nominato commendatore nel 2015, era uomo di spettacolo ma soprattutto persona di una gentilezza e cordialità straordinarie.

Lo ricorderemo per le sue trasmissioni ma soprattutto per la sua profonda umanità ed empatia nonché per la sua dote personalissima di entrare in relazione con il prossimo.

Ci mancherà la sua presenza costante come uomo e persona perbene.

Ciao Fabrizio.

Link: https://freewordsmagazine.wordpress.com/2018/03/26/addio-fabrizio/

Maria Domenica Depalo

Destiny e Israel

Destiny e Israel

Al confine francese, nel tentativo di fuggire alla fame e disperazione ma soprattutto alla malattia, una giovane donna nigeriana in attesa ha chiesto aiuto per se stessa ma soprattutto per il suo bambino. La sua richiesta però non è stata ascoltata e lei non è stata accolta perché clandestina.

Malata di cancro ed incinta, Destiny è stata respinta al confine francese. Non è stata neppure portata all’ospedale dai gendarmi. Le sono stati negati la speranza e la possibilità di un sogno.

Lei e suo marito volevano solo raggiungere la Francia per iniziare una nuova vita con il loro bambino ma ciò non è stato possibile. Le autorità francesi non l’hanno reso possibile e quindi è rimasta in Italia dove, portata in ospedale, è stata operata per riuscire a salvare il piccolo.

Israel è nato ma sua madre che ha lottato fino all’ultimo si è spenta per sempre sognando un futuro che le è stato negato.

Può la rigida applicazione delle leggi e delle regole soppiantare quell’umanità che dovrebbe caratterizzarci e distinguerci come specie ma soprattutto come persone?

Maria Domenica Depalo

 

Inno alla donna

Inno alla donna

Stupenda
immacolata fortuna
per te tutte le creature
del regno
si sono aperte
e tu sei diventata la regina
delle nostre ombre
per te gli uomini
hanno preso
innumerevoli voli
creato l’alveare del
pensiero
per te donna è sorto
il mormorio dell’acqua
unica grazia
e tremi per i tuoi
incantesimi
che sono nelle tue mani
e tu hai un sogno
per ogni estate
un figlio per ogni pianto
un sospetto d’amore
per ogni capello
ora sei donna
tutto un perdono
e così come vi abita
il pensiero divino
fiorirà in segreto
attorniato
dalla tua grazia.

Alda Merini

In questo giorno così speciale, amiche ed amici filosofi, ho pensato di  pubblicare una poesia di Alda Merini. Contro le urla di chi si entusiasma per uno spogliarello maschile vedendo in questo l’emancipazione femminile, contro uno sbraitare fine a se stesso di chi crede che la femminilità consista nel prevaricare l’uomo ecco le parole di una grande osservatrice che con delicatezza ma anche decisione mostra la bellezza dell’essere donna.

Donna è regina delle creature che accoglie, detentrice di sogni, fortuna, perdono e grazia. Donna è creatura ma anche creatrice, vita e linfa che nutre e dà spesso senza ricevere nulla in cambio. Donna è mare in tempesta ma anche quiete all’orizzonte.

Donna è.

Maria Domenica Depalo

 

Ti ritrovo tutto intorno a me   

Ti ritrovo tutto intorno a me 

Cari amici filosofi, oggi parliamo d’amore e lo facciamo attraverso il mito dell’amore raccontato nel “Simposio” di Platone e l’ultimo film del regista messicano Guillermo del Toro, “la forma dell’acqua”.

Straordinariamente bello, romantico e visionario, questo film è la narrazione delicata di un amore che va oltre limiti, differenze ed ostacoli. È la storia di due solitudini che si incontrano e si salvano. Forse però non è un primo incontro ma un ritrovarsi vero e proprio.

Il mito greco afferma come all’inizio dei tempi non ci fossero uomini e donne ma creature perfette legate insieme per le spalle: uomini e donne insieme, uniti per sempre nel corpo e nell’anima. Zeus, temendo il loro crescente potere, separò questi esseri che da quel giorno continuano a cercarsi tentando di riunirsi per formare la propria unità perduta.

“Allora, come ho detto, eravamo una persona sola; ma adesso, per la nostra colpa, il dio ci ha separati in due persone […]  Ecco perché dobbiamo sempre esortare gli uomini al rispetto degli dei: non solo per fuggire quest’ultimo male, ma anche per ottenere le gioie dell’amore che ci promette Eros, nostra guida e nostro capo. A lui nessuno resista – perché chi resiste all’amore è inviso agli dei. Se diverremo amici di questo dio, se saremo in pace con lui, allora riusciremo a incontrare e a scoprire l’anima nostra metà, cosa che adesso capita a ben pochi”. cit. di Platone, Il Simposio (testo completo in  http://www.ilgiardinodeipensieri.eu/testi/simposio.html )

Il film mi ha riportato in mente questo mito proprio grazie alla profonda differenza dei protagonisti.

Ambientato nell’America del conflitto freddo ma minaccioso con la Russia, il film narra infatti la storia struggente ed intensa di una donna semplice e sola e di una creatura misteriosa.

Destinato a morte certa, il “mostro” risveglia la parte più sopita della protagonista portandola ad affrontare pericoli ed ostacoli inimmaginabili prima per la sua vita anonima.

Lo scenario cupo e a tratti inquietante  si anima di una rappresentazione ricca di particolari e colori, nonché di significati che vanno al di là di ciò che appare.

Sogno e realtà, magia e concretezza si mescolano armoniosamente dando vita ad uno spettacolo che nutre l’animo di chi l’osserva. Le due solitudini sembrano ricostituire quell’antica unità perduta e, proprio per questo motivo, così rara e preziosa.

Consiglio fortemente la visione di questo film, invitandovi ad una riflessione sulla potenza dell’amore che rende forte ciò che è fragile, unico ciò che è diviso.

“Incapace di percepire la tua forma, ti trovo tutto intorno a me, la tua presenza mi riempie degli occhi del tuo amore, il mio cuore diventa piccolo perché tu sei dappertutto”. (cit. tratta dal film)

Credete nell’amore? Credete anche voi che possa cambiare il destino?

Maria Domenica Depalo

 

 

Ode al cioccolato

Ode al cioccolato

Profumato, delicato ma anche deciso nel suo sapore, unico nella varietà dei colori e forme, il cioccolato rappresenta l’essenza stessa del piacere da gustare pian piano.

Liscio in superficie, senza imperfezioni o increspature, inebriante del profumo di cacao, esso non va morso avidamente ma sciolto lentamente in bocca in modo da coglierne fragranze, sapori ed aromi. Ogni suo aspetto va colto in tutta la sua totalità.

Il rito del cioccolato va consumato secondo tempi e modalità che sono personali e particolari. Una volta al dì oppure due o tre: non importa. Ciò che conta è sapersi perdere in una dimensione che ci porti lontano dalla nostra realtà, se pur per qualche istante finito che però sembra infinito.

Affidiamo pertanto la nostra passione alle parole della straordinaria poetessa Alda Merini che ne evidenzia il legame con l’amore, l’amicizia e le emozioni più profonde.

“La dolcezza del cuore
viene da dolci bevande
nere come la notte,
bianche come il paradiso.
Su queste cioccolate si imbastiscono versi o parlate leggere.
E’ questa l’amicizia che nasce a tavolino
quando tu mi sorridi come la cioccolata”.

~ Alda Merini

Link:

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2018/02/05/cioccolato-mon-amour/

https://festedelcioccolato.it/

Seguono alcune immagini della festa del cioccolato nella sua tappa barese:

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Maria Domenica Depalo

Cosa ci rende felici?

Cosa ci rende felici?

Ognuno di noi aspira alla felicità ma se dovessimo definirla in maniera unica e valida per tutti, potremmo davvero considerarci soddisfatti della definizione che ritroviamo nei dizionari?

Wikipedia definisce la felicità come “lo stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri” (tratto da https://it.m.wikipedia.org>wiki>Felicità).

L’Enciclopedia Treccani mostrandone il significato la attribuisce a chi “non [è] turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo stato” (da www.treccani.it/enciclopedia/felicita).

La Garzanti afferma come la felicità sia lo “stato di chi è felice, di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio; gioia, soddisfazione completa…(tratto da https://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=felicit%C3%A0).

Queste definizioni in effetti possono rendere l’idea su ciò che la felicità sia e su quali possano essere alcune caratteristiche. Tuttavia è lecito chiedersi cosa in particolare ci rende felici, dando colore e sapore alle nostre giornate.

Ho avuto modo di leggere, su suggerimento di mio padre,  un articolo davvero interessante di Concita de Gregorio il cui titolo è “Elenco di piccole cose che mi rendono felice”. Mi ha dato modo di riflettere su cosa ci rende felici. Spesso si tratta di piccole cose che diamo per scontato o di cui ci siamo dimenticati presi dalle nostre oscurità e tristezze.

Vorrei pertanto proporre ad ognuno di voi di scrivere il vostro personale elenco di “piccole cose che vi rendono felici” e di commentarlo insieme. Potreste raccontare dei vostri sogni, dei desideri grandi e piccoli, di ciò che è in grado di risvegliare e tenere viva la nostra piccola oasi di primavera personale.

L’elenco può essere lungo quanto volete. Inizierei con il mio, scritto di getto, e non in ordine di importanza.

Buona felicità!

Mi rende felice:

  1. passeggiare sentendo il profumo del mare
  2. parlare in tedesco
  3. preparare dolci
  4. stare con le persone che amo
  5. curiosare
  6. sognare
  7. dormire
  8. guardare “Montalbano”
  9. viaggiare
  10. imparare.

Maria Domenica Depalo

 

Ritorno

Ritorno

Torniamo dopo una pausa alle nostre riflessioni. Ricominciamo pertanto con K. Gibran, profondissimo poeta e pensatore di origini libanesi ma naturalizzato statunitense. Ci concentreremo sull’ineffabilità del tempo e sull’eternità di cui noi, pur nella nostra finitudine, siamo custodi.

L’eternità consta di passato, presente e futuro ma cosa sono? Il momento presente è il ricordo di ieri perché pur essendo al momento presente può rivolgersi al passato ed il passato costituisce le nostre radici.

Il domani è descritto come il sogno di oggi perché quando pensiamo al futuro progettiamo e sogniamo.

“L’eterno che è in noi, conosce che la vita è senza tempo e sa che oggi non è che il ricordo di ieri e il domani il sogno di oggi”.

l'eterno

foto di ©MariaDomenicaDepalo

Maria Domenica Depalo

Work in progress!!!!

We’ll be back as soon as possible with new articles and questions! In the meanwhile, visit the site and write to us. If you want, put questions. We will read them and answer.

See you soon!

Torneremo quanto prima con nuovi articoli e quesiti! Nel frattempo, visitate il sito e scriveteci. Se volete, poneteci dei quesiti. Li leggeremo volentieri.

A presto!

Maria Domenica Depalo

 

Il ricordo nella “Giornata della memoria”

Il ricordo nella “Giornata della memoria”

“La risurrezione del passato,tener vivo il passato, è un obiettivo che può essere raggiunto solo mediante l’opera attiva della memoria, che sceglie, rielabora e ricicla. Ricordare è interpretare il passato; o, più correttamente, raccontare una storia significa prendere posizione sul corso degli eventi passati”. 

Attraverso le sue parole, il filosofo e sociologo inglese Zygmunt Bauman , padre della “modernità liquida”, sottolinea l’importanza della memoria e della necessità della salvaguardia del passato da ogni forma di oblio.

Il filosofo francese Paul Ricoeur cita a tal proposito l’espressione ebraica  Zakhor che corrisponde ad una vera e propria imposizione. Con tale parola si chiede infatti di lottare contro l’oblio e di non dimenticare.

“Per molti motivi, che dipendono dal problema della costituzione dell’identità sia collettiva che personale: mantenere l’identità, si è detto, mantenerla nel tempo e anche contro il tempo e la sua potenza , evocata da Aristotele nell’enigmatico testo della Fisica, posto all’inizio di questa parte. Se non bisogna dimenticare, è anzitutto per resistere all’universale rovina che minaccia le tracce stesse lasciate dagli eventi: per conservare radici all’identità e per mantenere la dialettica di tradizione e innovazione, bisogna tentare di salvare le tracce. Ma, fra queste tracce, ci sono anche le ferite inflitte alle sue vittime dal corso violento della storia: se non bisogna dimenticare è quindi anche, e forse soprattutto, per continuare a onorare le vittime della violenza storica.” ( tratto da pag. 82 da Paul Ricoeur, Ricordare, dimenticare, perdonare – L’enigma del passato, Introduzione di Remo Bodei, il Mulino Intersezioni 253., traduzione dall’originale francese di Nicoletta Salomon, Società editrice il Mulino, Bologna 2004)

Il ricordo protegge e dà voce a chi voce non ha avuto.

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