Campioni della memoria

Campioni della memoria

“I ricordi caratterizzano l’individuo, determinandolo in ogni istante della sua vita. Tutti gli uomini ricordano, per quanto ognuno in misura ed in maniera differente, senza possibilità alcuna di sottrarsi all’atto stesso di ricordare e alle sue conseguenze. I ricordi influenzano il vivere quotidiano scandendone inesorabilmente ogni singolo istante dal momento che il passato che essi rappresentano non si limita semplicemente a raffigurare un “ciò che è stato”, ma è presenza viva e coinvolgente, tanto da determinare ed influenzare ogni uomo in ogni momento ed istante di vita”.

Perché questa lunga introduzione tratta dalla mia tesi? Semplicemente perché sono venuta a conoscenza dell’esistenza di un campionato italiano di memoria e ne sono rimasta affascinata. Inoltre il mio lavoro verte proprio sulla memoria e sulle sue caratteristiche: quindi perché non parlarne?

Persone di differenti nazionalità che hanno saputo sviluppare ed applicare tecniche ben precise di memorizzazione hanno partecipato alla sesta edizione di questo campionato tenuto a Milano e appena concluso.

Su cosa si sono sfidati questi Mental Athletes? Nomi, visi, parole e numeri sono stati oggetto del contendere. In un quarto d’ora andavano memorizzati e poi ricordati. Sembrava un’impresa impossibile: sembrava ma non lo è stata per loro.

Appurato che ci sono persone che nascono con una predisposizione naturale ad un’ottima memoria, tuttavia esistono tecniche ben precise che possono aiutare TUTTI a ricordare meglio e più a lungo. Ben lungi da “Sofia” il volersi sostituire agli esperti, tuttavia possiamo però richiamarne qualcuna. Pronti?

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Do you remember?

Do you remember?

“Everyone of us remembers, in a different and personal way, with no possibility of escaping from the memories and their consequences. Memories influence everyday life inexorably […] since the past that they represent isn’t only a present that was but it is a living and engaging presence, so much to determine and influence every man in every moment and instant of life”.

Why have I reported this long introduction taken from my thesis? Simply because I became aware of the existence of an Italian memory league and I was fascinated by it.

People of different nationalities able to develop and apply memorization techniques have taken part in the sixth edition of this championship held in Milan and just concluded. What have these Mental Athletes challenged on? Names, faces, words and numbers have been the object of this contest. In a quarter of an hour they were stored and then remembered. It seemed an impossible task: it seemed but it was not for them.

There are people born with a natural excellent memory. However there are techniques that can help EVERYONE to remember better and longer. Let’s discover some of them. Ready?

The first is the repetition. Hermann Ebbinghaus, a German psychologist and philosopher of the late nineteenth century, an expert in memory, “managed to prove that more time is dedicated to repeat something and more repetitions are carried out, greater is the possibility that such things remain in memory”. Try it! Start with a list containing a few words to memorize in a few minutes: read them carefully several times and fix them in your mind, repeating them. Then cover this list and write the words you remember.

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Identità e singolarità

Identità e singolarità

Io sono io e tu sei tu. Apparentemente è un’affermazione semplice. In realtà non lo è anche perché quell’io potrebbe diventare un tu e quel tu potrebbe divenire un io. Sembra un gioco linguistico invece parliamo di genetica e delle possibili implicazioni etiche e morali di una delle scoperte più straordinarie ed incredibili degli ultimi anni: la clonazione. Ma cerchiamo di capirci qualcosa.

Qualche tempo fa è apparsa la notizia della nascita di Zhong Zhong e Hua Hua. Si tratta di due scimmie identiche in tutto e per tutto a partire dal loro DNA. Vispe e in buona salute, tuttavia non sono gemelle ma cloni ottenuti in laboratorio attraverso metodiche che prevedono la “duplicazione del patrimonio genetico di una singola cellula o di un intero organismo” (cit. vedi giù)

liberescelte-it

Ecco le scimmiette Zhong Zhong e Hua Hua intente a giocare allegramente. fonte dell’immagine: liberescelte.it

Gli scienziati asseriscono come la clonazione di primati non umani possa contribuire attivamente nelle ricerche su numerose patologie neurodegenerative  e quindi anche nella somministrazione di  terapie ad hoc.

Ma come non tenere conto del rischio della perdita dell’identità individuale, di ciò che ci distingue e caratterizza.

Ognuno di noi è diverso, la nostra singolarità è la nostra cifra distintiva. Ma cosa accadrebbe se per qualcuno la singolarità di una persona valesse più di quella di un’altra e si decidesse di riprodurla in serie in laboratorio? Che ne sarebbe della diversità e della varietà umane? Che ne sarebbe di quello che “non va bene”? Sembra uno scenario lontano ma il rischio sussiste e non va sottovalutato.

Personalmente ritengo che tutto quello che viene scoperto e messo in atto per il benessere di tutti sia da leggere in maniera positiva e propositiva. Tuttavia non ci può esimere dalla necessità di porre maggiore attenzione alle possibili implicazioni ed agli eventuali pericoli.

Voi cosa pensate della clonazione ma soprattutto del rischio di perdere la peculiarità dell’io? Condividete, se volete, il vostro pensiero con me e gli altri.

Grazie mille e buona lettura!

In basso trovate anche il link di freewords che vi conduce all’articolo della mia bravissima amica e collega Enza Bronzuoli.

Link:

http://www.filosofico.net/bioeticaclonaz.htm

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2018/01/31/clonate-due-scimmie/

Maria Domenica Depalo

 

Identity and singolarity

Identity and singolarity

I am me and you are you. Apparently it is a simple statement. In reality it is not  because that I” could become a “you” and that “you” could become an “I”. It seems a linguistic game. We are talking instead about genetics and the possible ethical and moral implications of one of the most extraordinary and incredible discoveries of these recent years: cloning. But let’s try to understand something.

Zhong Zhong and Hua Hua were born some weeks ago. We are talking about two nice and funny monkeys. However, they are not twins but clones obtained in a Chinese laboratory through methods that provide for the “duplication of the genetic heritage of a single cell or an entire organism” (see below).

liberescelte-it

Ecco le scimmiette Zhong Zhong e Hua Hua intente a giocare allegramente. fonte dell’immagine: liberescelte.it

The scientists assert that cloning non-human primates could actively contribute to the research of numerous neurodegenerative diseases and therefore also to the discovery of ad hoc therapies.

The advantages therefore would be numerous but we have to consider the risk of the loss of the individual identity, of what distinguishes and characterizes us.

Each of us is different, our singularity is our personal mark. But what could happen if somebody decided that someone’s uniqueness is worth more than someone else’s? What about human diversity and variety? What would happen to what “does not fit”? It seems like a distant scenario but the risk subsists and we shouldn’t underestimated it.

Personally I think that every discovery for the wellness and health of everyone is a blessing. However, we must think about  the possible implications and possible dangers.

What do you think about cloning and the risk to lose the personal identity? Share, if you want, your thoughts with me and the other readers and philosophers.

Thank you so much and enjoy reading!

On freewords you will find an interesting article about this argument written by my colleague and friend Enza Bronzuoli.

Other links:

http://www.filosofico.net/bioeticaclonaz.htm

https://freewordsmagazine.wordpress.com/2018/01/31/clonate-due-scimmie/ 

Maria Domenica Depalo

 

Omologazione e moda: una riflessione

Omologazione e moda: una riflessione

Oggi parliamo di moda. Certo, può apparire strano affrontare questo argomento in un blog di filosofia ma anche i vestiti possono offrire interessanti spunti di riflessione.

Ovviamente non parleremo di gonne, pantaloni e neppure degli orripilanti risvoltini ma ci occuperemo di condizionamento e omologazione.

Partiamo però da una domanda: cos’è la moda? Secondo la definizione del vocabolario Treccani parliamo del “[…] fenomeno sociale che consiste nell’affermarsi, in un determinato momento storico e in una data area geografica e culturale, di modelli estetici e comportamentali (nel gusto, nello stile, nelle forme espressive), e nel loro diffondersi via via che ad essi si conformano gruppi, più o meno vasti, per i quali tali modelli costituiscono, al tempo stesso, elemento di coesione interna e di riconoscibilità rispetto ad altri gruppi […]” (tratto da http://www.treccani.it/vocabolario/moda/).

Ho volutamente sottolineato il verbo conformarsi per sottolineare la tendenza tipicamente umana di cercare la somiglianza e l’affinità con i propri simili. Si tratta di qualcosa di assolutamente normale anche perché la vicinanza e la similitudine possono rafforzare il senso di unità e coesione in un gruppo nonché la sensazione di appartenenza allo stesso.

Tuttavia, c’è una distinzione netta tra somiglianza e passivo conformismo. L’esperto di moda Diego Dalla Palma, durante un dibattito in una trasmissione televisiva (“Uno Mattina in famiglia” del 13/01/2018 su Rai Uno), ha posto l’accento proprio tra la mancanza di personalità e l’ottusa omologazione ai modelli.

Direi che in tal senso è possibile fare una riflessione generale che prescinde dagli abiti. Quante volte infatti ci facciamo condizionare da ciò che pensano e dicono gli altri e quanto rischiamo di annullare noi stessi perché confondiamo con accettazione ed appartenenza ad un gruppo la passiva omologazione? Quanto può essere giusto offuscare noi stessi?

Maria Domenica Depalo

continua con la versione inglese (English version) alla pagina seguente –>

Libere o prigioniere

Libere o prigioniere

Stavo leggendo alcuni articoli ieri mattina quando  all’improvviso mi sono imbattuta in un titolo che mi ha subito incuriosita ed attratta: “Siete libere o prigioniere della vita?”

L’articolo in questione parla di un progetto molto bello organizzato da Industria Filosofica di Ada Fiore:  portare il pensiero filosofico in un carcere femminile. Il luogo in questione è il penitenziario di Borgo San Nicola di Lecce e le destinatarie di questo esperimento sui generis sono Francesca, Maria Grazia, Maria, Melany, Paola, Adriana e Maria.

Sono donne che hanno commesso degli errori per i quali ora stanno scontando una pena ma soprattutto sono persone che vogliono riscattarsi e di ricominciare. Uno strumento per ricominciare può essere proprio la riflessione.

In occasione di questo laboratorio queste donne hanno avuto modo di conoscere meglio le proprie compagne ma soprattutto se stesse attraverso lo scambio di parole, pensieri e sogni, paure, ansie ed aspettative riguardanti il proprio presente e futuro.

Tra gli strumenti a disposizione c’erano i testi di Platone, Aristotele e Sant’Agostino le cui pagine hanno permesso a loro e a chi li ha guidati in questo percorso di riflettere su amore, amicizia, tempo e libertà.

L’ultimo punto in particolare porta ad una serie di domande sulle quali potremmo riflettere in questi giorni: quanto siamo liberi realmente? Quanto l’altro ci determina e ci limita? Quanto temiamo i confini che spesso noi stessi costruiamo?

Per curiosità:

https://www.facebook.com/industriafilosofica/?fref=ts

http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2017/11/05/siete-libere-o-prigioniere-della-vita-filosofia-carcere/

Maria Domenica Depalo

Free or prisoners

Free or prisoner

I was reading some articles when my attention was captured by a suggestive title: “Are you free or are you prisoner of your life?”

This article talks about a project organized by Industria Filosofica whose president is Ada Fiore: it concerns women in prison, the prison of Borgo di San Nicola. Francesca, Maria Grazia, Maria, Melany, Paola, Adriana and Maria have made some mistakes but now they are ready to begin a new phase of their life.

The philosophical meetings, whose arguments were different but strictly connected to the person they are,  have been fundamental. In those moments these women talked about desires, fears about the future and expectations. In this way they had the possibilities to know in a better and deeper way the person they are and the other women.

Reading the works of the ancient greek philosophers Aristotele, Platone and of the medieval one Saint Augustine, the new path based on reflection about universal themes like love, friendship,  time and freedom has begun and produced important results and a new consciousness.

Talking about the freedom: are we really free and how much? How much does the other determine and limit us? How much do we fear the borders we often build on our own?

Here you can find the article and other informations:

https://www.facebook.com/industriafilosofica/?fref=ts

http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2017/11/05/siete-libere-o-prigioniere-della-vita-filosofia-carcere/

Maria Domenica Depalo