Se comandasse lo zampognaro Che scende per il viale, sai che cosa direbbe il giorno di Natale? “Voglio che in ogni casa spunti dal pavimento un albero fiorito di stelle d’oro e d’argento”. Se comandasse il passero Che sulla neve zampetta, sai che cosa direbbe con la voce che cinguetta? “Voglio che i bimbi trovino, quando il lume sarà acceso tutti i doni sognati più uno, per buon peso”. Se comandasse il pastore Del presepe di cartone Sai che legge farebbe Firmandola col lungo bastone? “Voglio che oggi non pianga nel mondo un solo bambino, che abbiano lo stesso sorriso il bianco, il moro, il giallino”. Sapete che cosa vi dico Io che non comando niente? Tutte queste belle cose Accadranno facilmente; se ci diamo la mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno.
Gianni Rodari
Tantissimi auguri di buon Natale a tutti voi e noi dalla redazione di fuoritempofuoriluogo. Che questa festa Santa ed Universale, indipendentemente dalla fede individuale, possa portare cambiamenti reali e concreti ma soprattutto positivi alle nostre vite.
Prima di riunirci in conclave fino a gennaio a causa delle vacanze, la redazione di fuoritempofuoriluogo non poteva non proporre un oroscopo filosofico diverso dal solito. Verrà infatti associato ad ogni segno zodiacale un link che riporterà ad un libro. La scelta sarà assolutamente casuale e quindi per ogni rimostranza rivolgetevi alla sfera di vetro virtuale ed inesistente. Mio consiglio personale è quello di rilassarvi e di dedicarvi a chi e a cosa amate d più, in primis voi stessi. Buon oroscopo e buona lettura (ne bastano anche cinque minuti).
Ariete:
Intanto ben arrivati a dicembre. Consiglio personale? Divertitevi ma la sera leggete qualche pagina di questo libro.
Parole su carta: recensione di “La canzone di Achille” di Madeline Miller
Il mio amore per la mitologia greca mi ha indotto infine a leggere “La canzone di Achille” di Madeline Miller. In realtà avevo dei preconcetti legati semplicemente al fatto che credevo che sarebbe stato pressoché impossibile riprodurre il pathos nonché l’aura di leggenda intorno alla figura di Achille. Insomma pensavo che avrei letto un blando tentativo di “riscrittura-imitazione” dell’opera di Omero.
Per quanto, inevitabilmente vi siano riferimenti all'”Iliade”, ci ritroviamo, a dire il vero, dinanzi ad un libro moderno nella sua classicità e tradizione. Sicuramente differente rispetto all’opera originaria, da cui trae ispirazione, ma decisamente piacevole nella lettura.
Una scrittura veloce e agile, una rivisitazione di persone, luoghi e crudeltà ma anche amori, una visione d’insieme contemporanea ma alcontempo antica: ecco alcuni degli elementi più caratteristici del romanzo della Miller.
Fonte: pixabay.com
La trama è ben nota, semplice ma alcontempo complessa: attraverso le parole di Patroclo viene vista e rivissuta la storia di Achille, il Pelide figlio della dea Teti e del re Peleo, del loro amore, di un destino scritto da cui fuggire non è possibile a meno che non si voglia evitare l’onore e vivere una vita anonima e senza onori.
L’amore tra Patroclo e Achille funge da unico punto fermo per due ragazzi che, nonostante la giovane età, accettano un destino crudele e meschino che è di morte perché Achille non può accettare una vita senza onore.
Siamo in un mondo dominato dalle armi, dai giuramenti, dagli inganni di Odisseo, da guerrieri umani e divini dove non può esserci spazio per la pietà.
Un romanzo appassionante che decisamente merita i giudizi positivi che ho letto. Una storia che è di guerra e di battaglie ma anche di amore e bellezza.
I poveri di oggi (e cioè coloro che costituiscono un “problema” per gli altri) sono prima di tutto e soprattutto dei “non consumatori”, più che dei “disoccupati”. Essi vengono definiti innanzi tutto dal fatto di essere consumatori difettosi: infatti, il più basilare dei doveri sociali cui vengono meno è il dovere di essere acquirenti attivi ed efficaci dei beni e servizi offerti dal mercato. […]
Il consumatore “difettoso”, chi dispone di risorse troppo scarse per rispondere adeguatamente all’appello, o più esattamente ai richiami seduttivi dei mercati, è gente di cui la società dei consumatori “non ha bisogno”; se non ci fosse, la società dei consumatori ne guadagnerebbe. […]
La società dei consumatori cresce rigogliosa finché riesce a rendere perpetua la non-soddisfazione dei suoi membri, e dunque la loro infelicità, per usare il suo stesso termine. Il metodo esplicito per conseguire tale effetto consiste nel denigrare e svalutare i prodotti di consumo poco dopo averli portati alla ribalta nell’universo dei desideri dei consumatori.
ZYGMUNT BAUMAN, Consumo, dunque sono
Le parole di BAUMAN ci portano a riflettere sulla possibile suddivisione degli esseri umani tra “ricchi consumatori-fruitori” e “poveri non consumatori-difettosi” e su una possibile ed ulteriore biforcazione della categoria umana in “attivi e passivi” del processo economico.
È evidente come suddividere gli individui in tal modo sia fortemente limitante oltre che fuorviante. Tuttavia sembra proprio che il contesto socioculturale dell’era postmoderna nel quale siamo inseriti sia caratterizzato da un modo di vedere che tende sempre più ad “escludere”. Anche e soprattutto da un punto di vista economico e, a partire da questo, da quello umano.
Ma è giusto considerare l’uomo solo come consumatore? Cosa c’è dietro questa categorizzazione? Dietro c’è l’individuo con le sue prerogative, sogni, progetti ma anche delusioni, fallimenti e aspettative disattese.
L’impossibilità di fruire di un bene materiale può essere causa di frustrazione oltre che di emarginazione in una società nella quale il possesso diviene manifestazione di uno status che in realtà non è benessere ma può essere anche solo manifestazione di vacuità.
Domandiamoci quindi anche quale visione di noi stessi possa produrre questo modo di “subire” un consumismo che, per quanto fondamentale per una buona salute dell’economia, in realtà può divenire cartina tornasole di un disagio che non può più restare celato ma diventa ogni giorno più importante.
Amanti del cioccolato, croce e delizia di noi golosoni, compagno fidato su cui poter fare affidamento nei momenti più lieti ma anche in quelli più disperati, produttore naturale di buon umore ma anche causa di carie (quindi occhio!): finalmente è tornato a Bari il festival dedicato a questo piacere proibito, ma in realtà ben accessibile a tutti.
Parliamo della Festa del cioccolato che avrà luogo a Bari in Piazza Umberto da venerdì 10 novembre a domenica 12 novembre.
Pixabay.com
Profumato, delicato ma anche deciso nel suo sapore, unico nella varietà dei colori e forme, il cioccolato rappresenta l’essenza stessa del piacere da gustare pian piano. Liscio in superficie, senza imperfezioni o increspature, inebriante del profumo di cacao, capace di assumere molteplici forme ed aspetti (come vedremo a Bari), da non mordere avidamente ma da sciogliere delicatamente e lentamente in bocca in modo da coglierne fragranze, sapori ed aromi, è sempre pronto ad essere colto ed abbracciato nella sua totalità.
Ricco di feniletilamina, fondamentale nella regolazione dei nostri stati d’animo, ricco anche di triptofano alla base della sintesi della serotonina, ormone del buonumore, sembra proprio che il consumo di cioccolato possa aiutarci nei momenti di maggior tristezza e smacco.
Pixabay.com
Insomma è nei momenti in cui ci sentiamo più sconfortati che mai che assaggiamo il primo di una lunga serie di cioccolatini per stare meglio. E a darci ragione e supporto, soprattutto quando il senso di colpa sembra pervaderci, è proprio la scienza.
Secondo la dottoressa Sarah Jackson, il consumo di cioccolato, in particolare quello fondente contribuisce a ridurre l’insorgenza dei sintomi della depressione. Il cacao da cui otteniamo la “bevanda degli dei”, secondo gli Incas, contiene infatti piccole quantità di salsolinolo e salsolina che sarebbero proprio degli antidepressivi naturali.
Pixabay.com
Gli esperti dell’University College London, della University of Calgary e dell’Alberta Health Services Canada affermano che il cioccolato fondente può arrivare a ridurre il rischio di depressione di ben 4 volte: se il 7,6% di un campione di 13.626 persone studiate proveniente dalla Us National Health and Nutrition Examination Survey risulta soffrire del male di vivere, questa percentuale cala a solo l’1,5% fra chi mangia regolarmente cioccolato, fondente per la precisione (tratto da https://www.milleunadonna.it/benessere/articoli/Cioccolato-terapeuticorischi-depressione).
Pixabay.com
Allora non resta che gustarlo facendoci avvolgere dal suo profumo, sapore, gusto ma soprattutto essenza che è quella della piacevolezza.
Senza esagerare però.
Maria Domenica Depalo
P.S.: ecco alcuni link che potranno tornarvi utili
Non percepite anche voi questo profumo di tranquillità e serenità nell’aria? Io no. Comunque, non importa. Cerco di distrarmi con ciò che falsamente il mio oroscopo nella sua saggezza cerca di ispirare a me e non soltanto a me. Buona lettura, amici.
Ariete:
Il vostro lavoro non vi soddisfa e vi sentite soffocare da una vita scandita da una routine insopportabile. Forse è il caso di pensare a come realizzare dei cambiamenti.
Toro:
I cambiamenti appaiono inevitabili e necessari, soprattutto in ambito lavorativo. Tuttavia, se fossi in voi, presterei attenzione anche alla vostra vita amorosa che urla pietà.
Gemelli:
Forse quel nodo alla gola che percepite quando incontrate proprio quella persona che state cercando di evitare da settimane, dovrebbe farvi riflettere maggiormente su ciò che davvero desiderate per voi e la vostra vita.
Cancro:
Riscoprire la vostra passione per la psicoanalisi non potrà che giovarvi. D’altronde capire come funziona la propria e l’altrui mente può rivelarsi particolarmente utile, soprattutto quando si ha a che fare con chi finge di non capire.
Leone:
Sembra proprio che abbiate raggiunto un equilibrio importante, quasi invidiabile da tutti i punti di vista. Gli obiettivi lavorativi ma soprattutto personali sono stati ottenuti. Tuttavia vi sembra che vi manchi ancora qualcosa. A voi scoprirlo.
Vergine:
La vostra pigrizia che camuffate come inquietudine e “mal di vivere” non vi porterà molto lontano. Guardatevi intorno ma soprattutto osservatevi con attenzione e chiedetevi: che svolta e quale significato voglio dare al mio esistere?
Bilancia:
Forse è giunto il momento di crescere e di giungere a maturità. L’adolescenza abbraccia solo un certo lasso di tempo e non può essere protratta in eterno. Ma forse per voi non è ancora giunto il momento di evolvere. Forse…
Scorpione:
Siete fortemente convinti che la cultura e l’arte ci salveranno. Lo spero tanto anch’io. Nel frattempo continuate a diffondere la bellezza: qualcuno la coglierà.
Sagittario:
Se chiudete gli occhi, qual è la prima cosa che appare? Ecco, quello è il vostro obiettivo. Cercate di perseguirlo e di ottenerlo. Non importa quale sarà l’esito di questo vostro agire: vi avrà dato uno scopo nuovo.
Capricorno:
Ogni pezzo di quel puzzle chiamato vita troverà la sua naturale collocazione. Probabilmente non sarà quella che avete immaginato ma sarà quella giusta e tutto avrà senso.
Acquario:
Quanta amarezza… Scegliete con attenzione la persona con la quale trascorrere i giorni più lieti o tristi della vostra vita. Spesso infatti la compagnia migliore è solo la propria.
Pesci:
Si dice che la curiosità sia femmina. Avrei qualche dubbio a tal proposito ma tanto lo scoprirete presto soprattutto sul posto di lavoro e mi saprete dare conferma o smentita.
“L’insegnante deve insegnare. Per farlo serve una capacità empatica e comunicativa, la fascinazione. Se non apri il cuore, non apri nemmeno la testa delle persone. Gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un test di personalità che valuti queste cose. Se uno non sa affascinare è meglio che cambi lavoro.
Educare vuol dire condurre qualcuno all’evoluzione, dall’impulso all’emozione, dall’emozione al sentimento. Un ragazzo che ha sentimento non brucia un migrante che dorme su una panchina, non picchia un disabile. Se queste cose accadono è perché la scuola non ha educato. Per educare bisogna avere a che fare con la soggettività degli studenti, che oggi è messa fuori gioco.
Se uno non sa affascinare, comunicare, non può fare il maestro, il professore. Lo dice Platone: si impara per imitazione. Io aggiungerei anche per plagio. Preferisco un docente che plagia i ragazzi che uno che li demotiva. Direi loro che il ruolo va abolito.
Se uno non funziona lo sanno tutti ma non si può far nulla, perché è di ruolo. Che cos’è questa parola? Nessuno è di ruolo nella vita. Se un docente non è all’altezza va messo fuori gioco. Perché se si licenziano operai là dove si producono oggetti non lo si fa dove si formano le persone?” (Umberto Galimberti, 2019)
L’anno scolastico ormai è in pieno svolgimento con le sue paure, ansie ma anche aspettative e curiosità ed un ruolo fondamentale in tal senso è svolto proprio dal docente che non deve proporsi solo come mero strumento di “trasferimento” di dati e nozioni ma deve proporsi come individuo in grado di trasmettere emozioni e passioni. A fianco dei genitori e mai in disgiunzione.
Formare le nuove generazioni va a costituirsi da sempre come uno dei compiti più difficili e complessi, soprattutto in questi ultimi anni che sembrano veder prevalere l’effimero e l’apparente su ciò che è sostanza.
Le parole di Galimberti ci invitano quindi a riflettere non solo su numeri e valutazioni che sono importanti ed imprescindibili nel percorso di formazione di ogni singolo adulto ma soprattutto sul ruolo degli insegnanti nel mondo della scuola. Parliamo di un ruolo intimamente connesso alla capacità di entrare in un rapporto empatico con gli studenti.
Saperli ascoltare, comprenderli, cogliere paure, speranze ed aspettative: il rapporto tra docenti e studenti deve ergersi su queste caratteristiche. Senza queste, il tutto si riduce ad una relazionabilità sterile ed infruttuosa in grado di produrre probabilmente il coglimento delle nozioni ma incapace di contribuire alla costruzione della personalità dei ragazzi.
Curiosità, coraggio, rispetto e amore: se un insegnante non è in grado di instillarli negli alunni contribuendo a renderli persone migliori, è ancora ben lontano dall’aver assolto il proprio compito.
Parole su carta: recensione di “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”
Nulla può fermare Allan Karlsson che sta per compiere cento anni. Nonostante infatti tutto sia praticamente pronto, egli non ha alcuna intenzione di festeggiare il suo compleanno nell’ospizio che lo ospita, anzi che lo tiene “imprigionato”.
Decide di andare via e così l’arzillo vecchietto dopo aver scavalcato la finestra della sua stanza, con decisione si incammina verso la stazione dei pullman, pur non avendo in realtà un’idea chiara della direzione del suo viaggio.
fonte:pixabay.com
Tuttavia appare subito chiaro che ciò che conta per Allan è riconquistare l’agognata libertà e nel farlo è disposto a tutto, ma proprio a tutto. D’altronde il nostro Allan non è un uomo qualunque ma ha inciso in modo determinante sulla storia del mondo, senza saperlo però.
Alla stazione dei pulman, il nostro simpaticissimo protagonista incontra uno strano giovane che gli chiede di prestare attenzione al suo ingombrante bagaglio mentre si allontana un attimo per recarsi in bagno.
Non volendo però perdere l’autobus soprattutto per evitare di essere riportato nella casa di riposo, Allan si imbarca portando con sé proprio la valigia del ragazzo che in realtà è un pericoloso criminale pronto a tutto pur di riconquistare il suo bottino.
Il libro di Jonas Jonasson è l’occasione giusta per riflettere su un episodio che si lega perfettamente alla trama del romanzo ed accaduto l’estate appena trascorsa. Ne ha parlato il giornalista ed autore Michele Serra in un articolo su “La Repubblica”. Nel suo “È sempre l’ora della libertà“, infatti Serra fa riferimento proprio al libro di Jonasson mentre parla della storia di un novantaduenne fuggito dall’ospizio nel quale evidentemente non voleva trascorrere gli ultimi anni della sua vita, per tornare “a casa”, la sua.
In ciascuno di noi c’è una voce interiore che, prima ancora che si possa ragionare sui perché della reclusione, grida “scappa! scappa!”. C’è un’epica della fuga che coinvolge e travolge, l’evaso, anche se è un criminale, esercita un istinto di libertà irresistibile. Universale. […] quel corpo contiene ancora energia, quella testa è ancora capace di valutare le stanze e distanze, quelle gambe e quelle braccia possono ancora violare una recinzione e dirigersi verso quel posto insostituibile che chiamiamo “casa“. (cit. tratta da È sempre l’ora della libertà di Michele Serra, la Repubblica, agosto 2023)
Tali parole non possono non far pensare alla storia di Allan e a quel suo motto di vita che è percepibile dalla prima fino all’ultima pagina del romanzo che consiglio vivamente.
Maria Domenica Depalo
P.S. cliccando sul link, avrete modo di poter vedere il trailer del film tratto da questo romanzo. Quindi buona lettura e buona visione.