Agueda: la via degli ombrelli

Agueda: la via degli ombrelli

Di solito gli ombrelli fanno pensare alla pioggia, ai temporali, ai nuvoloni ed al cielo cupo e grigio. Tuttavia oggi la nostra redazione ne parlerà in maniera nuova rivestendolo di colori e bellezza.

Già presente nell’Antico Egitto, questo oggetto è stato di uso comune anche presso gli antichi Romani, i Greci ed in Giappone presso i Samurai. Nel tempo, il suo design è andato modificandosi gradualmente fino ad assumere la forma alla quale oggi siamo abituati. Ma perché ne parliamo?

Ne parliamo perché oggi vi vogliamo proporre una passeggiata (virtuale) in una bellissima cittadina europea che in estate si veste proprio di questo accessorio.

Siamo sull’Atlantico, c’è il sole ed il cielo è terso. I nostri piedi solcano le strade di una città del Portogallo.

Colore, suggestione, fascino e allegria: queste sono le sensazioni che investono lo spettatore che attraversa i luoghi della “via degli ombrelli”di Agueda. 

Appartenente al distretto di Aveiro, Agueda ospita circa 40.000 abitanti. È nota in tutto il mondo per questa incredibile installazione, concepita nel 2011 per venire incontro a turisti ed esercenti nelle calde giornate estive.

Ombrelli ricchi di colore, legati gli uni agli altri a costituire un “riparo” dal sole e dalle bizze del tempo caratterizzano questa via che è diventata nel tempo un’attrazione fissa ed imprescindibile di questa cittadina portoghese.

L’ombra offerta dagli ombrelli permette ai visitatori di questa strada di dedicarsi agli acquisti senza temere la calura e l’afa estive ma soprattutto di perdersi in uno spettacolo fantasioso e fascinoso.

Non perdetevi quindi l’opportunità di coniugare il vostro desiderio di esplorare luoghi e realtà nuove con la possibilità di immergervi in un cielo dai colori così vivi e vivaci, tali da costituirsi come un respiro per l’anima e la fantasia.

Con questo articolo la nostra redazione si congeda, dedicandosi ad un po’ di riposo. Ma niente paura: torneremo presto. Nel frattempo, leggete o rileggete i nostri ‘vecchi articoli’ e seguiteci su Facebook ed instagram.

Buone vacanze e a presto!

Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ombrello

https://design.fanpage.it/agueda-la-citta-degli-ombrelli-fluttuanti/

https://www.tripadvisor.it/Attractions-g660256-Activities-Agueda_Aveiro_District_Northern_Portugal.html

https://www.tripadvisor.it/Tourism-g660256-Agueda_Aveiro_District_Northern_Portugal-Vacations.html

Maria Domenica Depalo

 

La luna: celebrazioni e ricordi

La luna: celebrazioni e ricordi

Fonte di pensieri e versi per poeti e artisti ma allo stesso tempo rifugio ed ispirazione per ognuno di noi, la luna, così lontana ma allo stesso tempo così vicina, ci affascina e ci influenza. Mutevole ci appare nel suo essere falce, nel suo mostrarsi a metà e quindi intera. Tuttavia, per quanto “lunatica” essa possa essere nel suo apparire, la luna si configura come una certezza. Talvolta celata dalle nubi, essa abita il cielo notturno immersa tra le stelle e ci guida con il suo rassicurante ed identico volto sempre rivolto alla terra.

“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi”. (cit. Giacomo Lepardi, CANTO NOTTURNO Dl UN PASTORE ERRANTE DELL’ ASIA)

Ben cinquant’anni fa, il 20 luglio 1969, Neil Armstrong, Michael Collins e “Buzz” Aldrin compirono un’impresa da lungo tempo inseguita: giungere sulla luna e solcarne la superficie. Si trattava della missione “Apollo 11”: finalmente era arrivato il momento di realizzare un sogno lungamente inseguito.

“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”, affermò Armstrong.  L’arrivo sulla luna degli Americani aveva un significato politico dal momento che segnava il primato degli USA sui Russi, impegnati anch’essi nel programma aero – spaziale. Tuttavia in tali parole non c’era alcuno spirito di rivalsa: vi erano concentrate “solo” aspettative, sogni e progetti che a partire da quel momento avrebbero abbracciato l’umanità.

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La recensione del mese: Musica di Yukio Mishima

La recensione del mese: Musica di Yukio Mishima

Scritto in uno stile scorrevole e chiaro, “Musica” si propone come una relazione psicoanalitica relativa ad un caso di isteria.
La storia è tratta da un caso vero anche se, come risulta dalla prefazione, i nomi sono stati mutati.

Copertina libro Photoby©MariaDomenicaDepalo

Copertina libro Photoby©MariaDomenicaDepalo

“Musica” è la storia di Reiko, giovane e bella ragazza, che si rivolge allo studio del dottor Shiomi Kazumory perché non riesce più ad ascoltare la musica. Non parliamo però di note e melodie: la musica altro non è che espressione e metafora dell’orgasmo e non ascoltarla esprime pertanto la frigidità della paziente.

Pur mantenendo sempre la sua professionalità, Shiomi è affascinato da questa donna fragile ma al contempo capace di ordire menzogne ed inganni sorprendenti. Questo aspetto tuttavia, come scopriremo, si lega alla sua problematica isterica.

Foto tratta dal libro Photoby©MariaDomenicaDepalo

Foto tratta dal libro Photoby©MariaDomenicaDepalo

Ricco di citazioni e riferimenti alla psicoanalisi freudiana e altri teorici della mente come Fromm e Boss, questo libro ben di sposa a chi è appassionato a indagini introspettive sull’animo umano e sulle sue perversioni inaccettabili che tuttavia hanno radici profonde.

Maria Domenica Depalo

Panchine letterarie: quando arte e letteratura si mescolano armoniosamente

Panchine letterarie: quando arte e letteratura si mescolano armoniosamente

“I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare”, affermava Umberto Eco. Tuttavia c’è chi li rispetta anche in un altro modo: attraverso delle sculture alquanto suggestive che nella forma e motivi rimandano a libri noti e ai loro rispettivi autori. Ma di cosa parliamo più precisamente? Parliamo delle panchine letterarie, un’idea straordinaria che, nata in Gran Bretagna, si sta pian piano diffondendo in tutta Europa.

Ma andiamo nello specifico compiendo una visita virtuale in due città europee che ospitano queste opere: Londra e Foggia. Pronti?

Iniziamo dalla capitale britannica. Se avete l’occasione di recarvi a Londra ed avete voglia di avventurarvi in un tour differente dal solito, allora vi consiglio di recarvi a Bloomsbury Trial, City Trial, Greenwich Trial e Riverside Trial. In queste quattro zone infatti è possibile imbattersi nelle “literary benches”, cioè nelle panchine letterarie.

Si tratta di 50 installazioni riconducibili ad un progetto di scoperta – riscoperta del piacere della lettura mediante opere richiamanti i capolavori della letteratura inglese.

Le panchine, frutto del lavoro di artisti locali, costituiscono un vero e proprio percorso letterario dedicato a personalità come Jane Austen, Lewis Carroll, Geoffrey Chaucer e ovviamente William Shakespeare. Eccone alcune: meravigliose, vero?

Siete rimasti positivamente colpiti da questa iniziativa ma al momento non potete recarvi a Londra? Nessun problema dal momento che anche a Foggia è possibile incontrare ed ammirare questo tipo di panchine.

Proprio l’Università di Foggia grazie alla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia e all’Accademia delle Belle Arti, ha inaugurato queste installazioni nel novembre del 2018. Esse si trovano presso i dipartimenti di Giurisprudenza, Economia, Scienze agrarie, Scienze Umanistiche ed il polo Biomedico dello stesso Ateneo.

Frutto del lavoro di alcuni studenti dell’Accademia, le panchine sono dedicate a personalità letterarie come Alessandro Baricco, Oriana Fallaci, Niccolò Ammaniti, Dacia Maraini e Giuseppina Torregrossa.

Se ne avete viste altre girovagando per le città europee, non esitate a segnalarle e ad inviarci le foto. Saremo ben lieti di mostrarle.

Maria Domenica Depalo

Link:

https://libreriamo.it/libri/le-panchine-letterarie-di-londra-per-promuovere-la-lettura-in-strada/?fbclid=IwAR0RQvDzerjP0R1JWfwojGF5IM4Q3krosiYH3RD40id1aRJXnOPLFe3UiF8

https://www.theguardian.com/books/booksblog/2014/jul/02/books-about-town-find-londons-literary-benches-and-share-your-photos

https://www.sololibri.net/Panchine-letterarie-da-Londra-a-foggia.html

 

 

La recensione del mese: “Le tre del mattino” di Gianrico Carofiglio

La recensione del mese: “Le tre del mattino” di Gianrico Carofiglio

“Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino”. Vorrei partire proprio da questa frase dell’autore di “Il grande Gatsby” e di “Tenera è la notte” (Scott Fitzgerald, ndr) per raccontare di un libro intenso nella narrazione degli eventi nonché profondo ed attento nella descrizione delle emozioni e “psicologie” dei personaggi. Parliamo di “Le tre del mattino” di Gianrico Carofiglio.

In poco meno di centosettanta pagine, l’autore osserva l’evolversi del rapporto tra un padre, un matematico, ed un figlio, attraverso un percorso che non è solo fisico – l’occasione è un viaggio a Marsiglia – ma soprattutto personale.

Il “problema” di Antonio, cioè l’epilessia di cui il ragazzo è afflitto da quando è un bambino, induce i genitori a consultare un luminare marsigliese. Senza svelare troppo della trama possiamo anticipare che la permanenza a Marsiglia del padre e del ragazzo, per un controllo medico, porta entrambi i personaggi a scoprire una città all’apparenza ostile e pericolosa  ma in realtà abitata da persone capaci di slanci di umanità straordinari.

Percorrere vie sconosciute nel cuore della notte, assistere e partecipare ad un concerto jazz, imbattersi nelle calanques marsigliesi, così imponenti nell’esprimere la potenza della natura, gettano le basi per la ricostruzione di un rapporto da tempo stantio e fermo.

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Hikikomori: quando isolarsi diventa una scelta volontaria

Hikikomori: quando isolarsi diventa una scelta volontaria

L’uomo è un animale sociale, diceva Aristotele nella “Politica” sottolineando come l’intima natura umana sia relazionale. Tuttavia può accadere, in alcuni momenti della propria vita, di non volersi confrontare con l’altro da sé. È l’empasse della relazionabilità e del rapporto io – altro. A volersi allontanare dagli altri, scegliendo volontariamente di restare da soli, sono spesso ragazzi e ragazze nonché giovani adulti. Il loro isolamento può essere di poche settimane o persino di anni interi. Ma di cosa si tratta? Si tratta del fenomeno denominato Hikikomori .

Ad affrontare tale tema ultimamente è stato il Convegno di Rimini, organizzato dal Centro Studi Erickson che ne ha evidenziato la sempre più crescente drammaticità.

Partiamo dall’etimologia che ne evidenzia già il significato. “Hikikomori” vuol dire “stare in disparte, per conto proprio”. In particolare sembra che a scegliere di isolarsi siano principalmente i maschi, anche se il numero delle ragazze è in aumento.

Di origine giapponese, il fenomeno sta acquisendo una dimensione sempre più ampia, coinvolgendo anche l’Italia. Ovviamente le cifre sono differenti. Basti pensare che in Giappone ci sono oltre 500.000 casi mentre nel nostro paese forse 30.000 circa.

Gli Hikikomori sono spesso persone dalla spiccata intelligenza, ma anche introverse. Non sembrano infatti sufficientemente forti da affrontare le difficoltà e le problematiche quotidiane. Da ciò la loro chiusura fisica ma soprattutto emotiva.

Le cause di questo fenomeno sono molteplici e possono essere anche di origine familiare, come i difficili ed irrisolti rapporti con i propri genitori oltre agli episodi di bullismo a scuola e con i compagni.

Chiusi nelle loro stanze e con i loro smartphone a fungere da unica finestra sul mondo, spesso non sono pienamente consapevoli della propria situazione e la negano. Bisogna pertanto lavorare su quest’ultimo aspetto per cercare di cambiare la situazione individuale.

La dimensione umana della socialità del singolo va riscoperta e riportata in vita. È un processo lungo ma necessario e non può essere compiuto da solo. Fondamentale è quindi la presenza della famiglia, di psicologi ed educatori. Dovranno “incuriosire” l’isolato relativamente agli aspetti positivi del ritorno nel mondo di “fuori”. Questo non significa distruggere il mondo interiore ma “semplicemente” mostrare come sia possibile “estenderlo” integrandovi esperienze della realtà esterna.

Ma leggiamo un’intervista che il giovane Tsukasa Hatakeyama ha rilasciato raccontando come è tornato a confrontarsi con gli altri dopo ben ventinove anni di reclusione volontaria. Potete rileggere questa intervista nonché trovare altre informazioni concernenti il tema degli Hikikomori cliccando sul link indicato in basso.

“Sono tornato nella società un mese fa. Ho attraversato un periodo di sfiducia nei confronti dell’umanità dopo aver subito bullismo alle elementari e alle scuole medie. A 16 anni ho abbandonato la scuola solo tre mesi dopo l’iscrizione e ho trascorso i 29 anni successivi all’interno della mia casa. […]

Ho sempre pensato di uscire, di lavorare e di superare la mia difficoltà nel parlare con altre persone, ma non riuscivo a fare il primo passo perché non avevo idea di come sarebbe potuta andare.

Tre anni fa un assistente sociale cominciò a venire a casa mia portando dei volantini con i corsi disponibili in città[Fujisato, Giappone] . Inizialmente rifiutai qualsiasi cosa, sostenendo che fosse troppo difficile, o per il fatto che avevo paura a interagire con altre persone. Tuttavia, in seguito, cominciai a interessarmi a quello che accadeva in città. […]Data la mia passione per le auto, mi immaginai di poter fare il meccanico.

Alla fine la morte di mio padre mi costrinse a interrompere la reclusione. Circa una settimana dopo la sua morte, un assistente sociale venne a farmi visita. Mi fu subito chiesto se desideravo partecipare a un’esperienza lavorativa che si sarebbe tenuta nei giorni seguenti. Io risposi: “Sì, sì, verrò!”, ma ero preoccupato perché non avevo idea di cosa si trattasse.

Quando feci ritorno nella società mi sentii più leggero. Divenni meno irritabile. Il mondo attorno a me sembrava completamente differente. Sento come di aver perso qualcosa in questi 29 anni.” (tratto da http://www.hikikomoriitalia.it/)

Non aspettiamo ventinove anni per ritornare a vivere. La vita è un soffio e sprecarla tra le mura domestiche è davvero un peccato. Perché perdere l’occasione di arricchirsi personalmente o di arricchire il prossimo con la propria presenza?

Per informazioni:

http://www.hikikomoriitalia.it/p/chi-sono-gli-hikikomori.html

http://www.hikikomoriitalia.it/

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/04/29/news/sindrome_di_hikikomori_quando_gli_adolescenti_diventano_vittime_della_tecnologia-225095895/

Maria Domenica Depalo

THE REALITY THROUGH THE IMAGE: WORLD PRESS PHOTO

THE REALITY THROUGH THE IMAGE: WORLD PRESS PHOTO

After the Van Gogh Alive – The Experience, the suggestive Teatro Margherita di Bari will host a new cultural event: the World Press Photo, defined as the most important exhibition in the world of photojournalism (from www.worldpressphotobari.it) that you will be able to appreciate from 17/05 to 23/06.

The Dutch World Press Photo Foundation, founded in 1955, has organized this exceptional exhibition that expresses the primary need to protect the right to information and truth.

In an era dominated by fake news, telling the truth through authentic images can guarantee the certainty and the authenticity of the transmission of what is real.

The Bari stage is part of a world tour that was born in Amsterdam, home of the foundation. In addition to Bari, the exhibition will involve a hundred of other cities around the world.

The photos concern many categories such as news, immigration, environment, nature and sport. In particular the exhibition will host the section dedicated to the competition digital storytelling (from www.worldpressphotobari.it). This will give the possibility, to those who want to visit the exhibition, to admire the digital works realized with the contribution of video.

You can find the photos published in this article and other particularly significant ones clicking on: https://www.worldpressphoto.org/

Link:

https://www.worldpressphoto.org/

https://www.worldpressphotobari.it

Maria Domenica Depalo

La realtà raccontata attraverso l’immagine: World Press Photo

La realtà raccontata attraverso l’immagine: World Press Photo

Dopo aver ospitato “Van Gogh alive – The experience”, il suggestivo teatro Margherita di Bari fungerà da luogo deputato ad un altro evento culturale senza precedenti. Parliamo del World Press Photo, definita come la più importante mostra al mondo di fotogiornalismo (cit. da www.worldpressphotobari.it) che sarà possibile apprezzare dal 17/05 al 23/06.

L’olandese World Press Photo Foundation, nata nel 1955, è curatrice di questa eccezionale mostra che si lega all’esigenza primaria di tutelare il diritto all’informazione e alla verità.

In un’epoca dominata dalle fake news, raccontare attraverso immagini autentiche e non falsificate può garantire la certezza della trasmissione del vero e la conoscibilità del reale. È questo lo spirito che caratterizza questo momento del quale non possiamo fare a meno, soprattutto alla luce della ricerca dell’autenticità che sembra sfuggire sempre più.

La tappa barese fa parte di un tour mondiale che nasce ad Amsterdam, sede della fondazione. Oltre a Bari, la mostra coinvolgerà un centinaio di altre città in tutto il mondo a dimostrazione della portata culturale e storica dell’evento.

Le foto sono ascrivibili a numerose categorie come le news, l’ambiente, la natura, le notizie d’attualità e lo sport. In particolare quest’anno la mostra ospiterà al suo interno la sezione dedicata al concorso di “digital storytelling (cit. da www.worldpressphotobari.it). Questo darà la possibilità, a chi vorrà visitare la mostra, di ammirare i lavori digitali realizzati con l’apporto di video.

Trovate le foto pubblicate in questo articolo ed altre particolarmente significative cliccando su: https://www.worldpressphoto.org/

Link:

https://www.worldpressphoto.org/

www.worldpressphotobari.it

Maria Domenica Depalo

The review of the month: “Festa di famiglia”

The review of the month: “Festa di famiglia”

“Always feel free to make your choices. So, if you make a mistake, the fault will be yours and no one else’s. “

Why are we starting the review with this sentence? Simply because I believe that it can express the authentic and deep meaning that lies behind the events described in the book. Events that belong to its characters but actually concern all of us.

“Festa di famiglia”is the story of a great friendship between women, of a bond that goes beyond the biological one and that perhaps for that reason is more precious because it is the result of a choice.

Andreina, Carlotta, Flora and Maria Sole meet every Thursday in the dining room of a restaurant in Milan, a city that is the background of their lives.

"Festa di famiglia" photo by ©MariaDomenicaDepalo

“Festa di famiglia” photo by ©MariaDomenicaDepalo

During their weekly meeting they can show themselves without hesitation. There is someone who is a successful lawyer, someone who is a loving wife and mother, someone who lives a love story and who is the head of a company. Apparently everything seems perfect but the surprises are just around the corner, ready to be lived.

I mention only two: an unexpected pregnancy and a separation. They are linked to the awareness of the authentic and original reason of one’s existence and to the need for authentic change. To give a new and different meaning to life.

Enjoy the reading!

Maria Domenica Depalo