Ma che ansia la scuola!!!

Ma che ansia la scuola!!!!

Leggere, scrivere, fare i compiti ma soprattutto imparare: bambini, ragazzi e genitori ormai l’anno scolastico è nel pieno del suo svolgimento. Certo, ci sono i compiti e le interrogazioni, i compagni con cui confrontarsi ma soprattutto c’è la voglia di farcela.

Tuttavia spesso e volentieri fa capolino un nemico, inaspettato ma subdolo, qualcuno da affrontare però con consapevolezza e mai da soli. Parliamo dell’ansia scolastica.

Provare preoccupazione è assolutamente naturale ed umano ma quando la paura di non essere capaci e di essere giudicati dalle maestre e dai compagni ma soprattutto dai genitori diventa insostenibile, possiamo parlare di ansia.

L’ansia di frequentare la scuola non conosce età anche se è possibile notare come raggiunga picchi in alcuni momenti cruciali del percorso scolastico:
– Tra i 5 e i 7 anni, all’inizio della scuola primaria.
– Tra i 10 e gli 11 anni con l’inizio della scuola secondaria di I°grado.
– Tra i 13 e i 14 anni con l’inizio della scuola secondaria di II° grado. (tratto da https://www.stateofmind.it/2017/05/ansia-scolastica/)

Come negli adulti, anche negli studenti l’ansia può essere associata a disturbi di tipo psico-somatico da non sottovalutare come il mal di testa ed il mal di pancia, la nausea ed il vomito, il respiro affannoso ma anche la febbre.

Tra i sintomi psicologici e comportamentali […] ricordiamo: pianto, ira e collera, crisi di panico all’ingresso della scuola, difficoltà ad addormentarsi e mente offuscata. […] Alcuni studi, effettuati sui gemelli, suggeriscono la presenza di una vulnerabilità biologica e genetica (Fyer, A. J., et al., 1995). Tra i fattori esperienziali, invece, il timore dell’insegnante, la paura di avere brutti voti a scuola, lo scarso rendimento scolastico, esperienze di maltrattamenti ed episodi di bullismo, possono influire nell’insorgenza del disturbo. Alla base del disturbo, inoltre, possono essere riconosciute altre cause, come la dipendenza del figlio dalla madre e atteggiamenti materni di iperprotezione (Martin et al., 1999), che scatenano nel bambino l’ansia da separazione. (tratto da https://istitutosantachiara.it/ansia-scolastica/#:~:text=Tra%20i%20sintomi%20psicologici%20e,che%20possono%20favorire%20questo%20disturbo)

Ma come possiamo intervenire per porre fine a questa sensazione? Possiamo provare ad adottare delle strategie semplici ma efficaci:

1. Osserviamo i nostri ragazzi cercando di coglierne eventuali segnali di disagio o di preoccupazione (ovviamente evitando l’atteggiamento da ispettori o da giudici);

2. Ascoltiamoli senza trasmettere la nostra ansia o preoccupazione per un’interrogazione andata male o per un voto inferiore alle nostre aspettative;

3. Tentiamo di capire come va con i compagni e con gli insegnanti. Una buona idea per indurre soprattutto i più piccoli a parlare della loro giornata e dei rapporti in classe è parlare magari proprio della nostra giornata;

4. Imparare a ridimensionare e ad inquadrare nella giusta ottica i compiti ed i doveri mostrando la bellezza della scuola;

5. Mostriamo loro che la scuola non è solo “fare i compiti o interrogazioni” ma soprattutto altro, cioè possibilità di crescita personale e di relazione.

In casi ovviamente più seri, si consiglia il ricorso ad un esperto.

Buona scuola, sempre!

Maria Domenica Depalo

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Riempiamo le scuole di letteratura

Allora invece di riempire le scuole di lavagne digitali e ca***te varie, riempiamole di letteratura, perché quello è il luogo eminente in cui impari i sentimenti .
Perché i sentimenti si imparano , non ce li hai per natura. E se uno ha sentimento non brucia un immigrato che dorme sulla panchina
Uno che ha sentimento non picchia un handicappato
Se uno fa queste cose non ha sentimento. Non l’ha imparato .”

Umberto Galimberti, Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine.

Quanto pesano queste parole in una società che sembra aver dimenticato l’importanza delle “lettere” e della connessione inevitabile e necessaria tra le parole ed i sentimenti.

Come dice Galimberti, i sentimenti si imparano. Ognuno di noi li acquisisce sin dall’infanzia, attraverso l’esempio, i gesti e le parole pronunciate ma anche scritte.

Tuttavia la lettura consente ad ognuno di noi un atto di riflessione che abbraccia se stessi e la realtà nella quale si è inseriti scoprendone aspetti e caratteristiche che sembrano estranei ma in verità appartengono anche a noi.

Leggere aiuta ad affinare la propria sensibilità ed il rispetto per sé stessi e per gli altri e tutti i libri possono aiutare in tal senso. Non esiste infatti un manuale specifico.

Anche il libro di favole con i suoi personaggi e mondi misteriosi possono ben prestarsi a questa finalità ed incidere sullo sviluppo della propria sensibilità.

Quali sono i libri che avete amato di più e che vi hanno colpito maggiormente tanto da incidere su di voi e sulla vostra persona?

Link:

https://fuoritempofuoriluogo.com/2019/01/09/empatia-lio-come-laltro/

Maria Domenica Depalo

Stimoli e psiche infantile

I bambini di oggi sono sottoposti a troppi stimoli che la loro psiche infantile non è in grado di elaborare. Stimoli scolastici, stimoli televisivi, processi accelerati di adultismo, mille attività in cui sono impegnati, eserciti di baby-sitter a cui sono affidati, in un deserto di comunicazione dove passano solo ordini, insofferenza, poco ascolto, scarsissima attenzione a quel che nella loro interiorità vanno elaborando. Quando gli stimoli sono eccessivi rispetto alla capacità di elaborarli, al bambino restano solo due possibilità: andare in angoscia o appiattire la propria psiche in modo che gli stimoli non abbiano più alcuna risonanza“.

UMBERTO GALIMBERTI, I miti del nostro tempo

Compiti, calcetto, danza, musica e chi più ne ha, più ne metta. I nostri bambini, a quanto pare, sono pieni di impegni interessanti, creativi e stimolanti sia da un punto di vista fisico che intellettuale.

Tuttavia quanto pesano tutti questi stimoli sul sereno processo di crescita del bambino? Quanto può sentirsi fagocitato da tutta questa mole di impegni nostro figlio o nostra figlia? Quali “brutti scherzi” può giocare l’ansia da prestazione inevitabilmente connessa alla pulsione di primeggiare?

D’altronde spesso si tratta di una pulsione che trae origine da reconditi ed inespressi desideri proprio di quei genitori che come se fossero “in ritardo” tentano di realizzare se stessi attraverso i propri figli e di seguire passioni che sono state loro precluse quando erano fanciulli.

Parliamo di primeggiare e non di divertirsi. Il punto è che sottoporre i bambini a degli stimoli è un’ottima cosa ma tormentarli costringendoli a raggiungere standard e risultati tali da permetter loro di distinguersi ma senza avere il gusto di dedicarsi a qualcosa perché semplicemente piace può essere deleterio.

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Cosa accade alla loro interiorità? Che fine fanno i loro sogni visto che viene dato spazio ai sogni o ai progetti di altri? Quanto può essere frustrante dedicarsi a qualcosa solo perché lo si deve fare? Non sarebbe meglio semplicemente divertirsi?

Anche perché è soprattutto attraverso il piacere ed il divertimento che è possibile crescere, evolvere e scoprire talenti che possono anche tornare utili nella vita.

Cosa ne pensate?

Maria Domenica Depalo

Elogio della timidezza

Occhi bassi e voce flebile. Il mondo dei timidoni abbraccia più persone di quanto si possa immaginare. E voi, siete timidi?

Partiamo dal fatto che la timidezza è un’emozione assolutamente normale. Tuttavia può incidere in maniera significativa sulla nostra vita impedendoci di vivere appieno certe situazioni e momenti che possono rivelarsi anche preziosi ed importanti.

Essere timidi non significa però non saper o voler apprezzare la compagnia altrui. Il problema è proprio riuscire a vincere le proprie paure ed avvicinarsi alle persone con sicurezza. Le ragioni possono essere varie come il timore di non sentirsi all’altezza oppure quello di essere giudicati negativamente.

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La persona timida spesso e volentieri può provare anche un forte senso di disagio che può manifestarsi anche attraverso il linguaggio del corpo. Balbettio, sudorazione eccessiva, rossore sulle guance e sguardo basso: i segnali ci sono tutti per capire se ci sentiamo a nostro agio.

La timidezza non va però sempre vista come qualcosa di negativo. Cerchiamo di vederne quindi gli aspetti più significativi e positivi:

1. A noi timidoni piace ascoltare: è un nostro modo personalissimo per mostrarci vicini a chi ci circonda.

2. Parlare… Ma perché sprecare tempo con parole inutili e ridondanti quando basta uno sguardo semplice e significativo per entrare in contatto con chi davvero è disposto ad ascoltare.

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3. La delicatezza dell’eloquio del timido ci mostra per quello che siamo ed è indice di un grande rispetto anche per chi non ci comprende.

4. Chi è timido non si palesa nell’immediato ma il suo disvelamento può portare a bellissime sorprese.

5. Il mondo dei timidi non è quello che immaginiamo. È ricco di una bellezza misteriosa che attende solo di essere rivelato.

E voi, cosa ne pensate?

Link: https://www.centodieci.it/empowerment/timidezza-come-farne-una-caratteristica-vincente-in-7-mosse/

Maria Domenica Depalo

Perché preferire un libro ad un’uscita serale?

Perché preferire un libro ad un’uscita serale?

Lo so che è sabato ma perché dovremmo uscire, soprattutto con questo tempaccio? È così bello stare su questo divano, avvolti dalle coperte e con un bel libro da leggere” .

Ebbene sì, sembra che trascorrere il weekend all’insegna del relax domestico in compagnia delle pagine di un romanzo sia diventato un piacevole must. In particolare durante i freddi e piovosi giorni d’inverno.

Ma cosa spinge una persona a preferire le parole scritte alla compagnia delle persone, alle luci del cinema o alle musiche di un pub dopo una settimana lunga e stressante trascorsa al lavoro?

Intanto dovremmo partire dal presupposto che leggere, soprattutto da quando si è bambini, contribuisce allo sviluppo del linguaggio, della fantasia e creatività ma anche della capacità di essere empatici ed assertivi. Inoltre è un modo alternativo e meraviglioso di viaggiare in altri luoghi e tempi, reali, irreali o persino surreali. Non dimentichiamoci che la lettura è anche un ottimo antistress naturale, che ci consente di dimenticare, seppur per qualche ora, i problemi ed i pensieri quotidiani.

Ognuno ha le proprie ragioni per preferire un weekend da “asociali incompresi” ad un finesettimana ormai diventato conformista.

Quali sono i vostri personali motivi che vi spingono a preferire i libri ad un’uscita con gli amici? Io ve ne elencherò qualcuno, serio o semiserio che sia. Se vi va, aggiungetene altri. Pronti?

1. Semplicemente non avete voglia di vedere “gente”. Dopo una settimana, in ufficio o in cuffia al call center, avete bisogno di purificare la vostra mente e di non pensare a niente.

2. Non vi va di “sistemarvi”. Perché rinunciare alla tuta o al comodissimo pigiama con annesse pantofole per indossare quei tacchi 12?

3. Il divano ha un potere ipnotico che viene incrementato dal profumo delle pagine dell’ultimo libro di Pennac.

4. Diciamocelo: non dobbiamo per forza “fare gli splendidi” davanti alle pagine di un libro.

5. Ma soprattutto: perché dovremmo rendere conto agli altri di questa nostra scelta?

Maria Domenica Depalo

Un po’ di sano egoismo non guasta mai

“Pensi sempre e solo a te! Non t’importa degli altri.” Quante volte ci è capitato di ascoltare o addirittura di pronunciare tali parole con foga e convinzione.

Siamo soliti infatti attribuire al termine “egoismo” un’accezione ed un significato profondamente negativi. Ma siamo proprio sicuri che sia corretto al cento per cento?

Nessuno mette in dubbio il fatto che la persona egoista sia colei che ignora chi la circonda concentrandosi solo su sé stessa e sulle proprie esigenze, disinteressandosi quindi totalmente di quelle degli altri.

Ma siamo certi che sia sempre così sbagliato pensare alle proprie necessità? Non sarebbe più corretto parlare dell’esistenza anche di una forma di egoismo corrispondente in realtà ad una presa di coscienza e consapevolezza della propria persona ed individualità, nonché del proprio valore?

“Senza egoismo l’autostima non c’è. È ovvio che può diventare problematico quando diventa la caratteristica principale di una personalità ma allo stesso tempo anche l’eccesso di altruismo può diventare dannoso e negativo”. (cit. di Matteo Merigo, psicologo e psicoterapeuta da fanpage.it)

Essere troppo altruisti e disponibile può in effetti portare a risvolti negativi, non soltanto per quanto riguarda le proprie relazioni ma anche e soprattutto per quanto concerne la propria persona intesa come individuo. Attenzione perché parliamo di individuo e non di individualismo.

L’autoreferenzialità del resto viene disgiunta dall’altruismo ma allo stesso tempo non può non essere legata alla ricerca e al raggiungimento del proprio IO e del proprio equilibrio interiore.

Dare spazio a se stessi è assolutamente fondamentale oltre che necessario. Si tratta infatti di una forma di egoismo che in realtà è ricerca di sé e di ciò che ci determina e che va salvaguardato.

Essere in grado di dire di no e di dare spazio ai propri progetti è un diritto imprescindibile del quale nessuno può fare a meno e di cui non si può essere privati perché ci permette di raggiungere un benessere personale ed individuale che può portarci anche ad aprirci agli altri e di mostrarci ma soprattutto essere altruisti.

Paradossalmente l’egoismo, inteso come attenzione e cura di sé, può essere quindi concepito come precondizione di quella forma alta e preziosa di attenzione per l’altro che è l’altruismo.

Voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti.

Link per saperne di più:

https://www.fanpage.it/stile-e-trend/benessere/perche-essere-egoisti-a-volte-fa-bene-quanto-e-importante-imparare-a-riconoscere-i-propri-bisogni/

Maria Domenica Depalo

DSA e discalculia

Oggi parleremo di un problema abbastanza comune in particolare tra i ragazzi che frequentano la scuola ma assolutamente affrontabile e risolvibile. Ci occuperemo infatti dei disturbi dell’apprendimento, cioè i DSA.

L’apprendimento è un processo dinamico e mai statico, in evoluzione e mai fisso ed identico a se stesso. Esso non può essere però ricondotto alla mera sfera didattica ma abbraccia anche la dimensione più personale, affettiva e familiare dell’individuo.
Il processo di apprendimento non può prescindere dalla relazione tra la persona che apprende e chi elargisce conoscenza. Lo studente non deve limitarsi però ad essere mero serbatoio di nozioni e regole ma sviluppare una capacità di ricezione ed elaborazione cognitiva tale da essere determinante ai fini anche del suo sviluppo psicologico, cognitivo e formativo.

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Difficoltà ed ostacoli appaiono inevitabili nel percorso scolastico del fanciullo come nel corso della vita in generale d’altronde. Acquisire e fare proprie modalità e strategie di studio, determinare finalità ed obiettivi nonché sviluppare l’abilità di applicare al reale le nozioni apprese appaiono determinanti nel processo apprenditivo.
I disturbi dell’apprendimento, i DSA, possono in tal senso rendere difficile acquisire tutte quelle competenze fondamentali non solo a livello scolastico ma anche a quello personale – relazionale, come leggere, scrivere ed eseguire dei calcoli.


Questa tipologia di disturbo prescinde dalla presenza di problematiche fisiche e mentali gravi, come lesioni cerebrali o neurologiche. Infatti i DSA sono presenti in individui con intelligenza rientrante nella media e con un’ottima capacità di apprendere. Tuttavia la presenza di questi disturbi può rendere difficile il processo apprenditivo con inevitabili conseguenze sul piano scolastico ed individuale.

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Identificabili solo in età scolare, i DSA accompagnano l’individuo nel corso di tutta la sua vita con effetti anche importanti sul piano psicologico e relazionale.
Tuttavia una delle caratteristiche più interessanti dei DSA è la possibilità di agire su di essi attraverso opportuni interventi sul piano didattico ed educativo che possono comportare l’acquisizione di opportune strategie di apprendimento nonché di ausili pratici.
La classificazione generale dei DSA comprende:

  1. dislessia, cioè il disturbo legato alla lettura;
  2. disortografia e disgrafia, relative alla scrittura;
  3. disturbo specifico relativo alla compitazione;
  4. disturbo relativo alla comprensione di un testo;
  5. discalculia, problematica legata al calcolo.

La discalculia che in particolare sarà l’oggetto del nostro articolo, si può manifestare in vari modi:

  1. difficoltà a riconoscere i simboli numerici;
  2. difficoltà ad associare al termine matematico il suo simbolo grafico;
  3. incomprensibilità dei simboli numerici o grafici in generale;
  4. incapacità a comprendere le regole alla base delle operazioni matematiche;
  5. difficoltà a comprendere “i dati” di un problema e la loro organizzazione ai fini della sua risoluzione;
  6. difficoltà anche nelle manipolazioni matematiche più semplici;
  7. incapacità o scarsa capacità di mettere in colonna i numeri;
  8. difficoltà nel capire come inserire in modo corretto la virgola, in modo da dividere in modo corretto i numeri interi dalla parte decimale;
  9. problemi nell’apprendere ed utilizzare in modo corretto le tavole pitagoriche;
  10. incapacità nell’organizzazione dei calcoli matematici ma soprattutto difficoltà nella capacità di astrazione, fondamentale in geometria ed algebra.
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Niente paura però! Ci sono un sacco di strumenti utili per affrontare questo tipo di DSA ma anche gli altri. Nel caso specifico della discalculia, tali strumenti possono essere un computer con connessione Internet, le “tabelline”, la calcolatrice, un tabellone raffigurante unità di misura, figure geometriche e loro formule.
L’alunno, oltre ad usufruire di tali strumenti, ha a disposizione anche di più tempo per i compiti in classe, ad un numero inferiore di esercizi da svolgere, ad interrogazioni programmate e quindi ad una valutazione che non può prescindere dai disturbi.

1. Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari.

2. Agli studenti con DSA le istituzioni scolastiche, garantiscono:
a) l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, che tenga conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate;
b) l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualita’ dei concetti da apprendere;
c) per l’insegnamento delle lingue straniere, l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilita’ dell’esonero.

Agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’universita’ nonche’ gli esami universitari” (Art. 5, Misure educative e didattiche di supporto, LEGGE 8 ottobre 2010, n. 170 Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico. Vedi il sito https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2010/10/18/010G0192/sg).

Quindi niente paura perché per ogni problema c’è una possibile soluzione: l’importante è agire per tempo. In questo modo sarà possibile ovviare alle difficoltà. (Testo tratto da “Apprendimento e DSA. Analisi della discalculia evolutiva)

Per saperne di più cliccate sul link e leggete il mio libro:

Apprendimento e DSA: analisi della discalculia evolutiva

https://vm.tiktok.com/ZMNbXPgya/?k=1

Maria Domenica Depalo

Vampiri energetici

Vampiri energetici

Spesso, volenti o nolenti, siamo circondati da persone negative e tossiche, incapaci di contribuire in modo positivo alla nostra crescita ed evoluzione personali. Esse infatti sono in grado di incupire il nostro animo, privandolo dell’energia necessaria per vivere ed accrescere in ampiezza, profondità e significato.

Stiamo parlando dei “vampiri energetici”. Come avrete intuito, il riferimento alla figura del vampiro non è casuale: come il vampiro dei miti tradizionali si nutre del sangue per garantire a se stesso l’immortalità e la vita, così il vampiro energetico priva di linfa vitale la povera vittima predestinata che si ritrova infatti svuotata di energia e smarrita.

Gotico, Fantasia, Buio, Vampiri, Coppia
tratto da pixabay.com

I vampiri energetici sono individui estremamente negativi, incapaci di vivere in maniera serena e sana il rapporto con gli altri che riempiono con le loro frustrazioni e cupezze interiori. Coloro che hanno fatto esperienza di frequentazione con queste persone non potranno che confermarlo e sottoscriverlo.

Purtroppo chiunque può essere un vampiro energetico: spesso anche un parente, un amico o il proprio partner. Ma cerchiamo di scoprirne le caratteristiche:

  1. Estremamente autoreferenziali e pieni di sé, i vampiri energetici riversano sugli altri la propria negatività ed il proprio malessere,accusandoli delle loro sfortune;
  2. Ogni cosa è fonte di critica e di lamento;
  3. Nulla sembra essere soddisfacente;
  4. Ogni cosa assume i contorni della negatività e della pesantezza;
  5. Ottimi affabulatori, riescono a conquistare le loro vittime mostrando inizialmente interesse nei loro confronti ma solo per conquistarli e trasformarli nei destinatari del proprio malessere.
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tratto da pixabay.com

Appare inevitabile essere influenzati da questi individui. Una volta venuti a contatto con loro, essi determinano il corso della nostra vita incidendo anche sul nostro umore e stato d’animo con gravissime conseguenze sul nostro equilibrio fisico e mentale. Per salvarsi è fondamentale riconoscere il “nemico” e tenersi lontano da lui. Importante a tal proposito appare la necessità di salvaguardare la propria energia e vitalità erigendo un vero e proprio muro difensivo contro tali personalità.

Ricordiamo che meritiamo di meglio e questo implica essere circondati da chi porta positività e bellezza.

Per saperne di più, cliccate sui seguenti link:

Chi sono i vampiri energetici o emotivi? 10 segni evidenti e come affrontarli

https://www.elle.com/it/emozioni/psicologia/a22314799/vampiri-energetici-chi-sono/

https://psicoadvisor.com/18-caratteristiche-dei-vampiri-energetici-2471.html#:~:text=Caratteristiche%20dei%20vampiri%20energetici%201%29%20Chiedono%20un%20parere,le%20cose%20positive%20e%20ingrandiscono%20tutte%20le%20negative

Maria Domenica Depalo

Le priorità

Le priorità

Ciò che penso, semplicemente, è che, una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita è necessario stabilire delle priorità. Una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. Se entro una certa età non si definisce in maniera chiara questa scala dei valori, l’esistenza finisce col perdere il suo punto focale, e di conseguenza anche le sfumature. (cit. tratta da L’arte di correre (Torino, Einaudi 2007) di HARUKI MURAKAMI)

Travolti da continui stimoli, impegni, riflessioni ed idee spesso e volentieri perdiamo di vista ciò che maggiormente dovrebbe contare per noi. Ecco perché approfitteremo di questo spazio per riflettere proprio sulle nostre priorità.

Timbro, Priorità, Preferenza, Speciale
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Tante cose contano e sono importanti. Tuttavia è necessario operare delle scelte in modo da poterci dedicare con maggiore attenzione ai nostri obiettivi e progetti ed evitare di disperdere quell’energia che potremmo impiegare diversamente ed in maniera più produttiva. Occam direbbe di usare un rasoio per cancellare dal nostro panorama il superfluo e cogliere l’essenziale ma di questo filosofo parleremo in seguito, se lo vorrete.

Non esiste ovviamente un elenco unico e valido per tutti semplicemente perché siamo ognuno diverso dall’altro. Per qualcuno la priorità è il lavoro, per un’altra persona è la famiglia, per qualcuno è viaggiare o semplicemente leggere per nutrire il proprio spirito.

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Personalmente aborro tutti quegli articoli che cercano di mostrare cosa è più importante realizzare o cosa non lo è affatto anche perché, nella loro faziosità, sembrano quasi voler suggerire proprio quell’omologazione tra le persone che va a cancellare la propria individualità.

Tuttavia…Giungiamo alla questione fondamentale.

Quali sono le vostre priorità? Ma soprattutto coincidono con i vostri sogni, con quelli del passato e con quelli attuali? E se non fosse così?

Scrivere, Positivo, Motivazione
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Link:

https://www.libriantichionline.com/divagazioni/haruki_murakami_nella_vita_necessario_stabilire_priorita

https://lamenteemeravigliosa.it/stabilire-le-priorita-benessere/

Maria Domenica Depalo

Autostima e come accrescerla.

Autostima e come accrescerla.

Credere in se stessi e nelle proprie capacità: quando si parla di autostima, si dovrebbe partire proprio da questi concetti base. Essere in possesso di una buona autostima permette infatti di guardare alla vita con sicurezza e ottimismo ma soprattutto con una maggiore fiducia nelle proprie potenzialità.

L’autostima può essere costruita, allenata e rafforzata giorno dopo giorno anche attraverso piccoli gesti quotidiani che, nel loro attuarsi, non possono che contribuire alla costruzione della felicità. Bisogna però partire dalla consapevolezza che delusioni, rimpianti ed errori fanno parte del percorso di ognuno di noi e che quindi inevitabilmente andranno visti come strumenti per costruire la stima per se stessi. Che poi questa stima possa essere alta o bassa dipenderà dalle circostanze e dagli eventi ma soprattutto dal significato che vorremo dare a loro.

Essere in possesso di un’elevata autostima porta ad avere fiducia in se stessi e nel proprio futuro. In particolare un alto livello di fiducia in se stessi fornisce agli individui la capacità di gestire situazioni difficili, di reagire positivamente ed efficacemente alle sfide, di impegnarsi costruttivamente nelle relazioni significative e di migliorare costantemente i propri punti di forza e diminuire i punti di debolezza (cit. tratta da https://www.psicologoacilia.it/autostima.html).

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A contribuire allo sviluppo dell’autostima è sicuramente il periodo adolescenziale, visto il “forte” peso della famiglia, della scuola e della rete di relazione. A tal proposito propongo l’analisi di Heatherton e Wyland. Gli adolescenti con un alto livello di autostima hanno le seguenti caratteristiche: sono in grado d’influenzare positivamente l’opinione e comportamento degli altri; affrontano positivamente nuove situazioni; hanno un alto livello di tolleranza verso la frustrazione; hanno un buon autocontrollo e la convinzione che quello che accade è quasi sempre il risultato delle proprie azioni aumentando le capacità di problem solving. Spesso un basso livello di autostima, può essere visto come uno “stato” temporaneo legato all’influenza della specifica situazione problematica che si sta vivendo in determinato periodo di tempo. (Heatherton and Wyland, 2003) (cit. tratta da https://www.psicologoacilia.it/autostima.html).

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In che modo però possiamo sviluppare la nostra autostima e quindi la nostra personale visione della nostra vita e del futuro? Semplicemente seguendo alcuni semplici suggerimenti:

  1. cambiare atteggiamento verso i problemi e le difficoltà, interpretandole non come fallimenti ma come punto di partenza con cui guardare in modo nuovo la realtà;
  2. mutare quindi lo sguardo nei propri confronti, coltivando passioni ed interessi con cui valorizzare se stessi;
  3. essere più positivi e consapevoli delle proprie potenzialità e talenti;
  4. essere consapevoli ma anche orgogliosi delle proprie debolezze e fragilità;
  5. trasformare le debolezze e fragilità in punti di forza.

Voi che rapporto con la vostra autostima? Cosa pensate di voi? In che modo la coltivate nella vostra quotidianità?

Link:

https://www.donnamoderna.com/salute/aumentare-autostima

https://www.psicologoacilia.it/autostima.html

Maria Domenica Depalo